25/03/2026
da Remocontro
La guerra in Medio Oriente ha messo in crisi anche la ‘relazione speciale’ di Londra, il paese europeo più coinvolto nelle operazioni militari di Washington. Ancora una volta, ma con una riluttanza mai vista. Keir Starmer non ha assecondato tutte le richieste di Donald Trump, che in queste tre settimane ha a sua volta messo in discussione il rapporto privilegiato tra i due paesi.
Fine della ‘special relationship’?
«La ‘relazione speciale’ risale alla Seconda guerra mondiale. La formula è del primo ministro di allora, Winston Churchill, che è stato citato da Trump per dire che Starmer non è uno statista come lui. L’alleanza ha avuto altri momenti difficili, sempre in occasione di guerre, ma è durata nel tempo a prescindere dall’orientamento dei governi. Per esempio, il Regno Unito ha seguito e sostenuto, piuttosto acriticamente, gli Stati Uniti nelle guerre in Iraq e Afghanistan, sia con Tony Blair (Laburista) sia con David Cameron (Conservatore)», la premessa del Post. «La ‘relazione speciale’ che nella cultura popolare diventa spasso critica a un rapporto succube del Regno Unito all’alleato più potente». Nella politica britannica si parla ciclicamente di ‘momento Love Actually’ quando un governo si contrappone a un presidente degli Stati Uniti: da una celebre scena della commedia romantica in cui il primo ministro, ha un sussulto di orgoglio nazionale e si ribella all’arroganza statunitense. I media si sono chiesti se la guerra in Medio Oriente fosse il ‘momento Love Actually’ di Starmer, riporta il Post.
Trump sempre rozzo
Trump ha provocato il Regno Unito più volte. Oltre alla battuta su Churchill, ha definito il Regno Unito «il nostro Grande Alleato di un tempo» e ha detto di non avere bisogno della portaerei inviata da Starmer nel Mediterraneo, accusandolo di volersi unire a una guerra «già vinta». Salvo doversi contraddire come troppo spesso accade, ammettendo implicitamente che in realtà aveva bisogno di alleati, quando nessuno di loro si è unito al suo piano per scortare le navi attraverso lo stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran. Starmer non ha reagito agli insulti. Venerdì scorso il Regno Unito ha concesso l’uso delle sue basi, già a disposizione a «scopo difensivo», anche per attaccare i siti da cui l’Iran lancia i missili contro le navi che passano per lo stretto di Hormuz. Molto poco a nulla più come prima.
Parlamento britannico
A inizio marzo Starmer ha dato la sua versione sulla ‘relazione speciale’ in parlamento. Ha ripetuto più volte che «la relazione speciale in azione» si sta vedendo negli aerei da guerra statunitensi che possono usare le basi britanniche, nella condivisione delle informazioni d’intelligence e nelle missioni dell’aviazione britannica per abbattere i missili e i droni lanciati dall’Iran contro i paesi del golfo Persico. Nello stesso discorso, Starmer ha detto che «essere appesi alle ultime dichiarazioni di Trump non rientrava nella ‘relazione speciale’». Nella sostanza, non fidarsi del personaggio.
Prendere le distanze
«Quella in Medio Oriente «non è la nostra guerra e il Regno Unito non ci si sarebbe fatto trascinare». La posizione cauta di Starmer è stata criticata dai media di destra e dalla destra stessa, a partire dal leader sovranista Nigel Farage, che ha entrature nell’amministrazione Trump. Metterla in discussione minaccia di mettere in discussione il rango di superpotenza che un pezzo della società britannica, specie quella conservatrice, ancora si attribuisce. Posizioni simili a quelle di Elon Musk, che si è impicciato spesso nella politica britannica, dapprima sostenendo Farage, poi quelli più a destra di lui. Va anche detto che comunque, il movimento politico di Trump non ha particolare considerazione per il Regno Unito.
L’ideologo della destra atlantica
- Ed ecco che le distinzioni tra ‘scopi difensivi e offensivi, «Sono stronzate diplomatiche. Fanculo. O sei un alleato o non lo sei», ha spiegato alla rivista New Statesman Steve Bannon, l’ex stratega di Trump che è rimasto molto influente nella destra statunitense.

