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La Russia dichiara la guerra totale all’economia ucraina

La Russia dichiara la guerra totale all’economia ucraina

Politica estera

26/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Messaggio russo all’Europa che paga per tutto, dai fucili ai francobolli. Dopo la  guerra bisognerà ricostruire un Paese dalle fondamenta. Se ne occuperà l’Unione tassando i suoi cittadini?

Così cambia il conflitto

La guerra in Ucraina, per qualche demente che si trova tra gli ‘apparatchikji’ che contornano Putin o che si annida nella burocrazia tronfia di Bruxelles, prima o dopo avrà necessariamente un vincitore, e ovviamente uno sconfitto. Se questa visione delle cose, però, sta diventando una specie di mantra diplomatico, allora significa che tutti mentono e ognuno ha un “piano B” in un cassetto: nel senso che ha motivi e interessi di gruppo, per fare il contrario di quello che dice. Non calcolando, però, i danni collaterali delle sue politiche a corto raggio. Allargando il grandangolo, analisti e commentatori più sperimentati, per esempio, cominciano a farsi delle domande approfittando della loro posizione privilegiata, di osservatori sul campo.

L’informazione ‘titolata’

E qui, cari amici, si apre una voragine tra la qualità dell’informazione “titolata” e invece le “veline” e i bollettini monocordi, di varie fonti istituzionali, che presentano una verità a volte troppo forzata per essere credibile. Da un pezzo, il New York Times nuota controcorrente in Ucraina. Racconta i fatti per quelli che sono, condannando senza riserve l’invasione di Putin. Questo però non significa trascurare le magagne di Zelensky e i problemi strutturali di Kiev, a cominciare dalla corruzione. Bene, ora il Times esce di nuovo clamorosamente allo scoperto e punta l’indice sul nuovo tipo di guerra condotta da Mosca: la distruzione delle infrastrutture produttive ucraine e il conseguente azzeramento della sua economia. E poi chi ricostruirà? L’Europa, crediamo. Con i fondi che sarebbero dovuti andare alla “convergenza”. O, forse, metteranno una tassa “ad hoc”, vedrete.

Mosca e la ‘guerra totale’

Il report che propone l’autorevole giornale di New York, è realizzato da una delle firme storiche della testata, quell’Andrew E. Kramer che ormai da molti anni fa base a Kiev. In questa veste di corrispondente di guerra, riesce a vedere in prima persona fatti e circostanze, dialogando con la gente comune, recandosi nei mercati e osservando i piccoli e grandi drammi di una quotidianità resa sempre più difficile dei massicci bombardamenti russi. Il titolo del suo lungo pezzo già dice tutto: “Bloccata sul campo di battaglia, la Russia dichiara ‘guerra totale’ all’economia ucraina”. E prosegue, sintetizzando: “I danni economici causati dagli attacchi russi, con conseguenti perdite di vendite, interruzioni delle giornate lavorative e problemi logistici, ammontano a miliardi di dollari”. Kramer non ha dubbi sul fatto che la guerra di logoramento tra Russia e Ucraina si stia progressivamente estendendo fino a coinvolgere in profondità le economie di entrambi i Paesi. “Gli ufficiali militari addetti al puntamento operano come economisti al contrario – scrive Kramer – e sempre più spesso, gli obiettivi degli attacchi missilistici e con droni sono il calo della produzione, la perdita di posti di lavoro e le strozzature logistiche”. La situazione in Ucraina è gravissima e le autorità hanno già coniato il termine di “guerra totale”, per descrivere gli effetti della nuova offensiva di Mosca.

Colpiti dietro le linee

Gli ucraini (assistiti principalmente dagli europei) hanno fatto uno sforzo immane per trincerare il fronte del Donbass e impedire una massiccia avanzata dell’Armata russa. Le truppe di Putin hanno guadagnato terreno, ma in proporzione alle perdite subite probabilmente lo Stato maggiore di Mosca ha deciso di rallentare. Questa scelta non ha significato allentare la pressione su Zelensky, anzi, ha voluto dire massimizzare gli sforzi per colpire le retrovie ucraine. In particolare, ci si è concentrati sugli hub energetici (come le centrali elettriche), sui sistemi di trasporto colpendo soprattutto gli scali merci, e poi si è arrivati alla decisione di prendere di mira anche i supermercati. Col chiaro intento di ricattare psicologicamente la popolazione. “Sebbene Mosca abbia preso di mira obiettivi commerciali durante tutto il conflitto – afferma l’articolo del Times – i suoi attacchi sono aumentati significativamente in termini di portata. L’intensificarsi dei bombardamenti russi è seguito agli sforzi dell’Ucraina per danneggiare l’economia russa. Kiev ha utilizzato il suo crescente arsenale di droni di produzione nazionale per colpire l’industria petrolifera russa, il suo settore più redditizio, prendendo di mira anche le aziende russe di e-commerce”.

Alcuni segnali negativi

“Sebbene le esportazioni ucraine di acciaio, minerale di ferro e cereali siano diminuite di circa un terzo durante la  guerra – scrive Kramer -, l’aumento degli aiuti esteri ha compensato tali perdite. Il flusso in entrata e in uscita di valuta estera è rimasto positivo, con le riserve della Banca centrale che sono cresciute da 29,1 miliardi di dollari prima dell’invasione a 48,7 miliardi di dollari attuali”. E questo, aggiungiamo noi, dimostra l’importanza dell’Europa nel tenere finanziariamente in piedi non sono l’esercito, ma anche lo Stato ucraino. “Gli ultimi bombardamenti, tuttavia – prosegue Kramer –  stanno cambiando gli equilibri. Un nuovo sistema di puntamento russo si è dimostrato efficace nel colpire le locomotive, anche in movimento, riducendo le esportazioni ucraine. L’Ucraina, che prima della guerra possedeva circa 1.800 locomotive, ne ha perse circa 500. Ora ne perde in media una al giorno. La Russia ha pianificato i suoi attacchi in base agli effetti stagionali. Ha colpito i silos di grano in estate per interrompere le operazioni di stoccaggio prima e durante il raccolto. L’Unione Europea sta inviando rapidamente silos mobili in Ucraina, ma si prevede che le perdite di vendite porteranno gli agricoltori a non onorare i prestiti, con probabili ripercussioni sul settore bancario”.

  • “Mantenere i consumi delle famiglie, in parte sostenuti dagli alti stipendi dei militari, rappresenta una sfida fondamentale. L’Ucraina non rischia la fame, ma un crollo economico, con una base imponibile più bassa per finanziare la guerra”.
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