ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

La prima generazione di stranieri in Italia sta invecchiando e fatica a curarsi

La prima generazione di stranieri in Italia sta invecchiando e fatica a curarsi

Racconti di vita vissuta

01/04/2026

da Avvenire

Andrea Ceredani

Victor Zavala ha 68 anni, soffre di artrite reumatoide e, da quando ha perso l'impiego, non può pagarsi le cure: «Vedo le mie mani storcersi senza poter agire»

Fino al 2019, la vita in Italia di Victor Jeans Zavala scorreva «senza grandi scossoni». Nel 1998 si era trasferito a Milano dal suo Perù e, fino a qualche mese prima dello scoppio della pandemia di Covid-19, lavorava come dipendente di un’impresa di pulizie garantendosi, tramite l’impiego, anche i documenti. «Tutto è cambiato in una mattinata, quando un motorino mi colpì e mi ruppe una gamba – racconta –. Da allora ho perso il lavoro e, di conseguenza, il permesso di soggiorno e l’accesso alle cure». Oggi Zavala ha 68 anni, soffre di artrite reumatoide e non ha soldi per comprare i farmaci di cui ha bisogno: «Le mie mani e i miei piedi si stanno irrigidendo e storcendo – spiega –. Sto cercando di compilare i documenti per riottenere il permesso e la tessera sanitaria, ma all’ufficio di collocamento mi rispondono sempre che assumono solo under-30». Senza lavoro, anche la salute diventa un privilegio di cui il 68enne non gode più: «Devo prendere ogni settimana i farmaci per l’artrite, ma non ho i soldi. A casa lavora solo mia moglie, per 700 euro al mese. Vado avanti solo grazie ai volontari della Caritas e dell’ambulatorio della fondazione Fratelli di San Francesco, che mi visita e mi compra le medicine». Come Zavala, altri 590mila stranieri con background migratorio over-60 in Italia faticano ad accedere a visite mediche, esami diagnostici e farmaci. Sono i migranti di prima generazione, che spesso hanno lavorato per decenni nel nostro Paese e ora invecchiano insieme al resto della popolazione. Ma con meno tutele: tra gli stranieri si registrano «fenomeni di sottodiagnosi, uso disomogeneo dei servizi e interruzioni dei percorsi di cura», sentenzia Immidem, il progetto dell’Istituto superiore di sanità che analizza la salute delle persone con storia migratoria residenti in Italia, monitorando l’emergere dei casi di demenza.

I numeri sono ovunque in crescita. Il 7,6% dei cittadini stranieri over-60 convive oggi con disturbi cognitivi e, anche quando riescono a farsi prendere in carico dal Servizio sanitario nazionale, le risorse per loro sono ancora insufficienti: solo il 6,7% dei centri dispone di materiale informativo multilingue, il 10,5% ha accesso a interpreti personali e il 37,3% conta sulla presenza di un mediatore culturale. «Le persone migranti – sintetizza Immidem – presentano una maggiore vulnerabilità linguistica e reti familiari più fragili». «Anche nel nostro ambulatorio sono capitate persone con demenza – spiega Arianna Princiotta, referente dell’ambulatorio milanese della fondazione Fratelli di San Francesco, che riceve stranieri senza permesso di soggiorno –. Ma esiste anche del sommerso: spesso le famiglie tengono a casa i genitori che danno segnali di demenza». I problemi della popolazione migrante, secondo la referente, sono gli stessi degli anziani italiani: «Difficoltà cardiocircolatorie, diabete, influenze e vaccini da iniettare». Ma gli ostacoli, per la popolazione straniera, sono più frequenti: «Molti mi raccontano che non riescono ad andare da soli neppure in farmacia – continua Princiotta – perché le traduzioni mancano e non capiscono quali farmaci comprare».

Tutto si complica con le patologie croniche, che richiedono una presa in carico da parte dell’Ssn. «Un signore cinese di quasi settant’anni – racconta la referente – aveva un glaucoma. Lo abbiamo visitato e poi lo abbiamo dovuto segnalare all’ospedale, ma non lo hanno accettato per mesi. Più volte “è stato rimbalzato” chiedendoci una visita che, in realtà, avevamo già fatto». Adesso l’uomo è sotto le cure di un ospedale pubblico milanese, ma altre persone nelle sue condizioni subiscono subiscono ogni anno sulla propria pelle le spese di questi ritardi.

Nella Casa Donk di Trieste, dove è offerta assistenza sanitaria e psicologica gratuita a persone senza permesso, la dottoressa Giovanna Cornelio i pazienti cronici li conosce tutti per nome: «Sono gli habitué», scherza. Nella maggior parte dei casi, i loro problemi sono prima di tutto economici: «Un solo inalatore per una bronchite broncospastica costa 50 euro», spiega la dottoressa. Molti dei suoi pazienti anziani sono disoccupati e non percepiscono la pensione, ma anche tra i regolari ormai gli ostacoli per l’accesso alle cure sono sempre più alti. Per tutti gli stranieri con regolare permesso di soggiorno ottenuto tramite ricongiungimento familiare, in particolare, al compimento del 65esimo anno di età la sanità non è più gratuita. Ma costa almeno 2mila euro annui. «Non è sempre stato così – commenta Elisa Morellini dall’area legale dell’associazione milanese Naga –. Prima della legge di bilancio del 2024, il prezzo minimo era 387,34 euro». Per chi non si può permettere il pagamento, a queste condizioni, anche un diabete può essere letale: «Il problema sono le diagnosi – conclude la dottoressa Anna Spada di Naga –. Al primo accesso noi diagnostichiamo molte patologie croniche: significa che, se non li avessimo intercettati noi, questi anziani sarebbero tutti finiti in pronto soccorso con crisi ipertensive o diabeti scompensati».

share