10/09/2026
da Il Manifesto
Maggioranza Mentre ragioniamo sulla grande mano che le destre più istituzionali danno alle destre estreme, ecco la farsa italiana della legge elettorale
La tragedia si replica in farsa anche senza aspettare i tempi lunghi della storia. Mentre ragioniamo sulla grande mano che le destre più istituzionali danno alle destre estreme, fasciste e naziste, scimmiottandone i loro programmi e le loro parole d’ordine, avendo negli occhi la tragedia della Sassonia-Anhalt, ecco la farsa italiana della legge elettorale. Dove Giorgia Meloni è costretta a cambiare idea ogni giorno, stravolgere continuamente il testo che cerca di imporre con nessuna certezza ma tante forzature, per tamponare l’ascesa di Roberto Vannacci. Così tutti capiscono quanto lo teme. E così gli regala nuovi argomenti e altra visibilità.
Non ci sono precedenti degni di encomio nella storia ultra trentennale delle modifiche alla legge elettorale, fatte sempre a colpi di maggioranza per cercare un tornaconto nelle elezioni dietro l’angolo. E due volte bocciate dalla Corte costituzionale. Ma questa del camaleontico Melonellum (per ironia della sorte avrebbe dovuto chiamarsi Stabilicum) le supera tutte in miseria. Meloni e i sue tremanti vicepremier si scambiano i ruoli a seconda delle convenienze del momento: prima lei impone la rinuncia ai collegi uninominali a suon di minacce, adesso sempre lei minaccia di far saltare tutto mentre gli altri si attaccano all’ultimo accordo. Che però è arrivato dopo accoltellamenti nel buio del voto segreto, indicibili scambi su altri tavoli nei continui vertici di maggioranza. Un accordo che non regge.
Nel centrodestra nessuno fa lo stesso gioco, neanche dentro lo stesso partito, neanche il teoricamente arbitro presidente del senato che respinge o ammette emendamenti seguendo l’utilità del momento. Lo schermo delle preferenze sulle quali Meloni solennemente giura, e poi trasforma in un imbroglio conservando i capilista, è l’ultima fossa che il panico sta scavando sotto i piedi della premier. Vannacci è lì che l’aspetta.
È difficile, ma se non se ne farà più niente, se salterà tutto, sarà solo perché l’ultimo sondaggio consiglierà al governo di tenersi la legge attuale. Mentre dovrebbe ricordarsi che sono stati gli elettori, con il referendum, a dire un chiaro no a queste forzature incostituzionali.

