17/03/2026
da La Notizia
La guerra in Iran la paghiamo noi. Secondo Confesercenti le imprese italiane subiranno una stangata sulle bollette da 1.500€ annui e crolleranno pure i consumi delle famiglie
La guerra in Iran non è un’affare ristretto tra Washington, Tel Aviv e Teheran, ma è una crisi globale che incide profondamente sulle tasche dei cittadini e delle aziende in tutto il mondo. A fare i conti in tasca sulle conseguenze del conflitto che infiamma il Medio Oriente è Confesercenti secondo cui le imprese italiane rischiano di subire una stangata inaudita da millecinquecento euro in più all’anno.
La guerra in Iran fa volare carburanti e bollette
A 18 giorni dallo scoppio del conflitto in Iran, i prezzi dell’energia sono in continuo e rapido aumento, con l’elettricità all’ingrosso che ha segnato aumenti del 24%, e il gas di quasi il 33% rispetto al periodo pre guerra. Per effetto di ciò i costi operativi si gonfiano a dimisura, mentre i ricavi fanno fatica a tenere il passo, con una forbice che si allarga e minaccia la tenuta delle imprese stesse.
Cosa ancora peggiore è che, sempre secondo Confesercenti, se questi livelli dovessero restare stabili, nel 2026 la spesa energetica delle Pmi toccherà quota 3,8 miliardi di euro con un balzo di circa 900 milioni rispetto all’anno precedente.
La stangata per le imprese e per i cittadini
Dati alla mano si parla mediamente di 1.500 euro di spesa in più che ogni impresa dovrà sostenere annualmente. Ma questa è soltanto una media perché in realtà il dato varia, non di poco, da settore a settore. Ad esempio un supermercato può arrivare a +2.700 euro all’anno, un ristorante segna aumenti fino 1.830. euro all’anno, e un albergo medio supera i 2.700 euro all’anno.
Le aziende più piccole si coportano meglio ma anche loro fanno molta fatica. Un negozio non alimentare vede aumenti medi più contenuti, di circa 109 euro all’anno. Può sembrare una buona notizia ma lo è soltanto in parte perché è vero che non subiranno una vera e propria stangata, ma tali aziende hanno già margini sottili e anche piccoli esborsi in più diventano un costo difficile da sostenere, specie nel lungo periodo.
Ma la cosa peggiore e che spesso sfugge, è che ad aumentare sono soprattutto le spese obbligatorie e non tagliabili, ossia l’energia e il gas. Tagliarle, com’è evidente, significa fermare le produzioni e farlo mette a rischio la tenuta delle aziende.
Crollano pure i consumi
Ma i problemi non sono limitati alle imprese e si ripercuotono sulle famiglie che saranno costrette a pagare molto di più le bollette. Ma se queste salgono, come stanno già facendo, a risentirne è il portafoglio che rimane sempre più vuoto. Proprio per questo, secondo le stime di Confesercenti, i consumi reali potrebbero ridursi di circa 4 miliardi di euro.
Con meno spesa da parte delle famiglie crollano anche gli incassi delle imprese, dando vita a un circolo vizioso che può essere interrotto soltanto con la fine delle ostilità.
L’appello di Confesercenti al governo
Il problema è che non c’è tempo per aspettare che Donald Trump dichiari la fine delle ostilità. Lo sa bene Confesercenti che non gira intorno al problema e afferma che “gli interventi tampone non bastano”, in quanto “serve qualcosa di più profondo”. Per questo chiede al governo italiano “misure di emergenza su carburanti, energia e gas ma anche interventi strutturali, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema, per evitare che ogni nuova tensione sui mercati si trasformi in un freno alla crescita del Paese”,

