ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

La giravolta di Nuova Delhi: l’ombra del conflitto iraniano spinge l’India tra le braccia di Mosca

La giravolta di Nuova Delhi: l’ombra del conflitto iraniano spinge l’India tra le braccia di Mosca

Politica estera

27/03/2026

da Pagine esteri

Redazione

Con il blocco dello Stretto di Hormuz, l’India ha visto improvvisamente interrotto il transito di circa la metà delle sue forniture totali di greggio e gas. In questo scenario di emergenza nazionale, la storica partnership con la Russia è tornata a essere una necessità vitale.

Le immagini delle lunghe code ai distributori di benzina di Ahmedabad e le segnalazioni di ristoranti rimasti senza gas da cucina rappresentano alcuni degli elementi che potrebbero costringere il governo di Nuova Delhi a una clamorosa e rapida inversione di marcia nelle sue alleanze internazionali. Appena due mesi fa, in un tentativo di distensione con Washington, l’India aveva ridotto drasticamente l’acquisto di greggio russo. Questa mossa era stata interpretata come una concessione dolorosa ma necessaria al presidente Donald Trump, mirata a ottenere un alleggerimento dei pesanti dazi sulle esportazioni indiane che stavano colpendo diversi settori produttivi. Tuttavia, quel calcolo geopolitico oggi appare come un errore strategico che ha lasciato la quinta economia mondiale pericolosamente vulnerabile agli shock esterni.

Il quadro è mutato drasticamente il 28 febbraio scorso, quando l’attacco condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato una reazione a catena nel Golfo Persico. Con il blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, l’India ha visto improvvisamente interrotto il transito di circa la metà delle sue forniture totali di greggio e gas naturale liquefatto (GNL). In questo scenario di emergenza nazionale, la storica partnership con la Russia è tornata a essere una necessità vitale piuttosto che un’opzione diplomatica scomoda. La Reuters ha riportato che, secondo diverse fonti vicine ai negoziati, i contatti tra Delhi e Mosca si sono intensificati con una rapidità che sta sollevando forti preoccupazioni tra le cancellerie occidentali. Il perno di questa rinnovata intesa è il GNL: per la prima volta dall’inizio del conflitto in Ucraina, le due nazioni stanno preparando il terreno per la ripresa delle vendite dirette di gas russo verso i terminali indiani.

Un passaggio fondamentale di questa strategia è avvenuto il 19 marzo, durante un vertice a porte chiuse tra il vice ministro dell’Energia russo Pavel Sorokin e il ministro indiano del Petrolio Hardeep Singh Puri. Durante l’incontro sarebbe stato raggiunto un “accordo verbale” per formalizzare nuovi contratti di fornitura in tempi brevissimi, potenzialmente in poche settimane, nonostante il rischio concreto di violare le sanzioni internazionali. Ma la fame energetica dell’India non si limita al gas. Nuova Delhi ha già dato istruzioni ai propri importatori di prepararsi a un massiccio aumento degli acquisti di greggio russo, con l’obiettivo di raddoppiare i volumi rispetto ai minimi di gennaio. Si stima che il petrolio di Mosca arriverà a coprire almeno il 40% delle importazioni totali indiane nel giro di un mese, offrendo una rotta di approvvigionamento alternativa che evita le acque pericolose del Golfo.

Il sentimento che prevale nei corridoi del potere indiano è quello di una profonda frustrazione verso l’alleato americano. Documenti governativi riservati indicano che l’aver sacrificato i vantaggiosi sconti sul petrolio russo a gennaio è stata una scelta che ha privato il Paese di riserve strategiche proprio nel momento in cui i prezzi globali hanno iniziato a impennarsi. L’India si percepisce vittima di un “double whammy”, un doppio colpo assestato da Washington: prima i dazi punitivi del 50% imposti da Trump ad agosto (nonostante una successiva sentenza della Corte Suprema USA li abbia dichiarati illegittimi), e poi l’instabilità in Medio Oriente che ha messo in ginocchio la sicurezza energetica nazionale. In questo contesto, le parole di Ajai Malhotra, ex ambasciatore indiano a Mosca, risuonano come una dichiarazione di pragmatismo: l’India ha scelto la via che meglio tutela il proprio interesse nazionale, basandosi su una fiducia reciproca con la Russia costruita in decenni di collaborazione.

Mentre Washington mantiene un silenzio prudente sulle richieste di esenzione dalle sanzioni avanzate da Nuova Delhi, il Cremlino sta capitalizzando al massimo questo vantaggio diplomatico. Sergei Lavrov, capo della diplomazia russa, ha evidenziato come il 96% degli scambi commerciali bilaterali sia ormai gestito interamente in rubli e rupie, rendendo le transazioni praticamente immuni alle pressioni del sistema finanziario basato sul dollaro. La rapidità di questi flussi finanziari è aumentata in modo esponenziale, con la filiale indiana della banca russa Sberbank capace di processare pagamenti miliardari in un solo giorno. La cooperazione si sta espandendo anche verso infrastrutture critiche; la società statale russa Rosseti ha recentemente proposto di collaborare alla realizzazione di reti elettriche in zone remote e montuose dell’India, segnando un’espansione senza precedenti di Mosca nel settore elettrico del Paese.

Questa dipendenza energetica e infrastrutturale non è però priva di incognite economiche. Gli esperti avvertono che il nuovo assetto favorisce chiaramente il venditore, e i futuri contratti per il GNL saranno probabilmente molto meno vantaggiosi rispetto agli accordi storici firmati con Gazprom nel 2012. Tuttavia, per l’amministrazione di Narendra Modi, il costo dell’energia sarebbe superiore. Le previsioni economiche interne indicano che la crisi energetica potrebbe spingere l’inflazione all’ingrosso verso l’alto dello 0,7% e causare una contrazione della crescita delle esportazioni fino al 4%. Con lo Stretto di Hormuz trasformato in un campo di battaglia e la necessità di alimentare la crescita della quinta economia del mondo, l’India ha deciso di tornare a guardare a Nord. La diplomazia russa non ha esitato a definire questo rapporto come un esempio di uguaglianza e rispetto reciproco, una visione che oggi, a Nuova Delhi, appare molto più rassicurante delle incertezze provenienti da oltreoceano. 

share