06/06/2026
da Remocontro
Titolo a libera interpretazione. Il più malevolo sulla dimensione e portata della politica estera italiana, ad esempio. O terra terra la stupefacente sequenza dei fatti secondo cui la premier Meloni diserta il vertice Ue in Montenegro, «fermata da un francobollo». Valutate voi. La cronaca seria è di Michele Gambirasi.
Balcani di diretto e forte interesse italiano
Prima il francobollo decisivo. La cerimonia si svolge a Reggio Calabria, nell’arena sul lungomare. La premier Giorgia Meloni e il ministro della difesa Guido Crosetto seduti in tribuna, per il 212° anniversario dell’arma dei carabinieri. E tanto è bastato a Giorgia Meloni per far cambiare destinazione al proprio aereo (di Stato), che ieri in tarda mattinata avrebbe dovuto portarla da Reggio Calabria a Tivat, alle splendide Bocche di Cataro, in Montenegro, per partecipare al vertice Europa-Balcani con il resto dei leader del continente. Resta sospesa tra noi e il mondo la motivazione perlomeno curiosa, secondo cui non è con i paesi balcanici che Giorgia con gesto vuole colpire con l’assenza, ma Francia e Germania rispetto alla guerra in ucraina e la sua adesione ai 27. ‘Colpo di sponda’. Dal biliardo alla diplomazia?
Unione troppo Baltica e pochi Balcani
All’incontro era in discussione il processo di allargamento dell’unione sull’altra sponda dell’adriatico, dove il primo paese ad aderire ufficialmente all’Ue dovrebbe essere proprio il Montenegro, atteso per il 2028. In fila, con status e problemi diversi fra loro, ci sono anche Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Albania. Per alcuni di loro un processo ancora lungo, comunque supportato dall’Italia, anche in forza della vicinanza e degli accordi che sono stati stipulati e di cui palazzo Chigi e la Farnesina si sono fatti sponsor in questi anni. Ma torniamo in Calabria. Alle 15, tuttavia, l’aereo di Stato con Meloni è atterrato a Roma anziché sulle Bocche di Cattaro: dallo staff della premier hanno fatto sapere che il forfait è stato dovuto alle lungaggini della festa per l’anniversario dei carabinieri che si tenevano a Reggio.
Carabinieri alle Bocche di Cattaro
Da protocollo meloni sarebbe dovuta decollare intorno alle 13 al termine delle cerimonie ufficiali, ma la premier ha deciso di trattenersi in prefettura, per la presentazione di un francobollo celebrativo. Così ha scritto al presidente montenegrino Milatovic e al presidente del consiglio europeo Antonio Costa: «rammarico da parte sua , ma ad arrivare in tempo non ce la faceva proprio». Ma per cercare di capire tutto il complesso scenario dello sgarbo, dal Montenegro bisogna tornare a Kiev. A quel processo di adesione forzata di cui Roma preferirebbe non saperne nulla: la Lega di Salvini è quella che manifesta la propria ostilità in modo più vistoso, ma nemmeno Meloni e Tajani ne sono entusiasti. Il nodo rimangono i fondi europei per l’agricoltura (pac) e quelli per la coesione, che avrebbero un nuovo ingombrante destinatario con cui dividere la torta.
Francia a Germania troppo ‘pro Kiev’
Alla vigilia del summit montenegrino però il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron hanno proposto alla commissione l’adozione di un meccanismo graduale di inserimento nell’Unione. Una sorta di ‘esame agevolato’. Una formula che ora faciliterebbe i paesi balcanici impantanati nei capitoli di adesione, ma che in un futuro non troppo lontano potrebbe riguardare anche Kiev e la Moldavia, e qui la musico politica e gli oneri cambiano. L’idea di un «paese osservatore», che gestirebbe e concederebbe benefici graduali man mano che avanzano i capitoli negoziali, incluso il mercato unico europeo, i programmi erasmus e horizon e l’integrazione nel settore della difesa. Altro che esame di maturità ‘facilitato’. Ufficialmente la maggioranza ritiene che dell’adesione dell’ucraina si potrebbe parlare solo a guerra conclusa e pace consolidata: «altrimenti sarebbe come portare l’UE nel conflitto», è il ragionamento. Dettaglio: l’alto rappresentante per la bosnia-erzegovina, casella da riempire su cui i candidati sono due: l’ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi e Renè Troccaz, inviato speciale francese nei balcani. L’italiano è sponsorizzato da Washington, il secondo da Germania e Uk
E ancora Baltico Balcani
- Lo sgarbo di Cataro. «Nessuna dietrologia, solo una questione di tempistiche», tenta di minimizzare Palazzo Chigi, ma il gesto non era di fatto isolato. Lo stesso ministro degli esteri Tajani insisteva: «i Balcani devono entrare nell’Ue prima dell’Ucraina». Opposizioni all’attacco. Renzi battutista come sempre: «Meloni è arrabbiata perché Merz, Starmer e Macron viaggiano da soli, non la considerano e lei fa l’offesa». Peggio Conte: «ma l’aereo lo guidava Salvini?». Bonelli: «i leader europei discutono e la premier si attarda alla presentazione di un francobollo e salta il vertice, l’immagine plastica dell’irrilevanza».

