12/10/2026
da Il Fatto Quotidiano
Le audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Nel secondo trimestre il potere d’acquisto delle famiglie è sceso dello 0,9% e il risparmio si è ridotto. La Corte dei Conti: con il debito al 138,5% del Pil nel 2027 rischi per i titoli di Stato
Con l’inflazione tornata a correre, avverte l’Istat in audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, “la fase di recupero delle retribuzioni nominali rispetto alla crescita dei prezzi – ininterrotta dal quarto trimestre 2023 al primo 2026 – si è arrestata”. Intanto, aggiunge la Corte dei conti, il debito pubblico continuerà a salire anche l’anno prossimo rispetto al pil e il suo peso rischia di mettere sotto pressione il già teso mercato dei titoli di Stato. Concorda Bankitalia, che evoca la possibilità di un “peggioramento delle condizioni finanziarie a seguito di nuovi aumenti dei rendimenti a lungo termine a livello globale” o di “eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico”. L’Ufficio parlamentare di bilancio dal canto suo mette nel mirino la spesa per la difesa: una volta “scaduta” la clausola di salvaguardia che l’Italia ha chiesto di attivare per poter finanziare in deficit interventi per 29 miliardi sull’energia e sulla stessa difesa, mantenere gli impegni presi con la Nato richiederà di tagliare con l’accetta altre uscite pena il deragliamento dal percorso di risanamento dei conti.
In attesa dell’approvazione, martedì, del Documento programmatico di bilancio, che conterrà indicazioni sostanziali sul peso finanziario delle varie misure da inserire nella manovra, Upb e magistratura contabile hanno tra il resto di nuovo censurato la mancata descrizione delle misure che il governo intende adottare nell’ambito della manovra nonostante una risoluzione parlamentare di maggioranza impegnasse il governo “ad evidenziare nel Dpfp ‘l’articolazione delle misure di prossima adozione nell’ambito della manovra di finanza pubblica e dei relativi effetti finanziari'”.
Salari, il recupero si è fermato
“L’attuale fase di risalita dell’inflazione richiede particolare attenzione sul fronte delle dinamiche retributive”, ha avvertito il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli. “Sulla base dei rinnovi contrattuali siglati fino ad agosto, e ipotizzando che non ve ne siano altri entro dicembre, la crescita media delle retribuzioni contrattuali nel 2026 sarebbe del 2,5%, contro un’inflazione acquisita Ipca del 3% a settembre”. Vale a dire che il potere d’acquisto calerebbe ancora. Al momento, per il periodo compreso tra il primo trimestre del 2021 e il secondo trimestre del 2026 l’Istat ha certificato che le retribuzioni reali contrattuali sono diminuite del 9,4% e quelle di fatto del 9,3%, ricorda Gianmauro Dell’Olio (M5S), vicepresidente della Commissione bilancio della Camera. “Scomponendo in settori è un bagno di sangue: industria -6,8%, servizi privati -11,2%, pubblica amministrazione -10,2%. Narrazione meloniana disintegrata: l’Italia sta peggio rispetto a quando si è insediata lei”. La pressione sui redditi emerge anche dai conti delle famiglie. Nel secondo trimestre 2026 il reddito disponibile è aumentato dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. A fronte di un aumento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto è diminuito dello 0,9%. La propensione al risparmio è scesa di 1,2 punti, attestandosi al 6,7%. A settembre, inoltre, la fiducia dei consumatori è calata da 94,5 a 91,2.
Energia e debito, rischi per la crescita
A pesare è anche la crisi internazionale. Da agosto l’inflazione ha ripreso ad accelerare per il rincaro dell’energia, ha riassunto Chelli. Il Brent, dopo la flessione tra giugno e luglio seguita al ripristino delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz, è tornato a salire, oscillando intorno ai 100 dollari al barile nei primi giorni di ottobre. Anche il gas ha registrato nuovi aumenti: +10% a luglio, +10,7% ad agosto e +15,3% a settembre. L’Istat invita a monitorare gli effetti sulle famiglie e sulle imprese, in un quadro internazionale incerto. La Corte dei Conti segnala intanto che l’extradeficit legato alle spese per energia e difesa si somma agli effetti di cassa del Superbonus e allontana la discesa del debito. Secondo lo scenario programmatico, il rapporto debito/Pil salirà al 138,1% nel 2026 e al 138,5% nel 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Se non diminuisce, il mercato dei titoli di Stato potrebbe subire pressioni e i futuri piani di bilancio dovrebbero diventare più austeri.
Upb: “Attenzione al finanziamento delle maggiori spese per la difesa”
La presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, dal canto suo ha richiamato l’attenzione sul finanziamento delle maggiori spese per la difesa oltre il 2028: poiché una parte rilevante degli interventi riguarderebbe il personale e programmi di investimento pluriennali, gli effetti si estenderebbero anche dopo la scadenza della clausola di salvaguardia. “In assenza di misure compensative“, ovvero “riduzione degli oneri in altri ambiti”, mantenere un livello strutturalmente più elevato della spesa in coerenza con gli impegni internazionali, “determinerebbe dal 2029 maggiori disavanzi e un debito più alto, oltre al superamento dei limiti di crescita della spesa netta raccomandati dal Consiglio della Ue”. L’unica soluzione sarebbe tagliare altre spese. La valutazione complessiva dell’Upb “resta condizionata alla definizione puntuale della manovra, di cui il Dpfp non quantifica gli interventi lordi e le relative coperture, né presenta il dettaglio delle principali voci di entrata e di spesa nel quadro programmatico”, informazioni “determinanti per analizzare la qualità degli interventi, la sostenibilità degli impegni nel medio periodo e la coerenza degli obiettivi con le regole di bilancio”. Al momento si può dire che “l’impiego integrale dei margini consentiti dal percorso programmatico della spesa netta non permette di mantenere uno spazio di bilancio per far fronte a ulteriori esigenze impreviste o a shock. In caso di deterioramento del quadro macroeconomico, è prevista l’attivazione degli stabilizzatori automatici, ma non vi sarebbero possibilità per interventi discrezionali di sostegno alla politica di bilancio, a meno di introdurre misure compensative”.
La Corte: intervenire sulle agevolazioni fiscali
La magistratura contabile, oltre ad avvertire dei rischi legati alla mancata discesa del debito/pil, boccia l’intervento generalizzato di riduzione delle accise perché “è di immediata applicazione ma è distorsivo perché si applica a tutti gli utenti, indipendentemente dalla situazione reddituale, ed è particolarmente costoso, come si evince dalla stima dei costi sostenuti nel periodo emergenziale, anche tenuto conto dei limiti di finanza pubblica”. E torna anche a chiedere una razionalizzazione delle spese fiscali, che nel rapporto 2025 sono 573. Erano 575 nell’edizione precedente: trenta misure non sono più vigenti, ma le nuove agevolazioni introdotte tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 hanno portato il totale a 573. Una revisione, sostiene la Corte, potrebbe liberare risorse per gli interventi prioritari e ridurre la pressione fiscale, soprattutto sui contribuenti che sopportano il carico maggiore.
Bankitalia: “Attenzione alla composizione della spesa pubblica”
Il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini ha aggiunto che l’economia italiana “ha mostrato una tenuta superiore alle attese” in un contesto internazionale “segnato da grande instabilità”, ma “è importante mantenere l’attenzione alla composizione della spesa pubblica. Sia le nuove spese per la difesa e l’energia sia le risorse destinate tradizionalmente al sostegno dell’economia potranno favorire maggiormente la dinamica della produttività quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente e si selezioneranno progetti con rendimenti alti ma che, per i loro costi o per il profilo di rischio, non si prestano a essere intrapresi da soggetti privati”.

