20/10/2026
da Pressenza
Nel 2021 l’offerta italiana di alloggi per studenti copriva appena il 2,2% degli iscritti, circa 41 mila posti.
Per raggiungere entro il 2030 il 18% di riferimento della media europea, al termine del PNRR mancherebbero 235.887 posti, il 70% dell’obiettivo, con un fabbisogno stimato in 4,7 miliardi di euro. Lazio (45.911 posti e 916,7 milioni), Campania (32.280 e 764,3 milioni) e Lombardia (35.096 e 700,7 milioni) concentrano circa metà delle risorse necessarie. E per quanto riguarda il patrimonio di edilizia residenziale pubblica siamo fermi al 2,7% dello stock abitativo italiano, contro il 17% della Francia e il 29% dei Paesi Bassi. L’Italia dispone quindi di uno dei patrimoni pubblici più modesti dell’Europa occidentale e questa situazione è il risultato di molteplici fattori.
Sono alcuni dei dati della Relazione annuale sui servizi pubblici 2026 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), presentata di recente e indirizzata al Parlamento e al Governo.
“Negli ultimi decenni, si legge nella Relazione, gli investimenti pubblici destinati alla costruzione di nuovi alloggi sono progressivamente diminuiti, mentre parallelamente è cresciuta la domanda abitativa, alimentata da fenomeni quali l’aumento delle famiglie unipersonali, l’invecchiamento della popolazione, l’incremento della povertà, la crescita del costo delle locazioni, la maggiore mobilità lavorativa, la riduzione della capacità reddituale delle famiglie. La conseguenza è evidente: l’offerta pubblica è rimasta sostanzialmente stabile mentre la domanda è aumentata in maniera costante. Non sorprende pertanto che le graduatorie comunali continuino ad allungarsi e che migliaia di nuclei familiari rimangano esclusi dall’accesso ad un’abitazione a canone sostenibile”.
Oltre alla limitata consistenza quantitativa, il patrimonio pubblico italiano presenta una seconda criticità: la vetustà degli edifici. L’analisi dell’epoca di costruzione evidenzia infatti come oltre il 70% degli alloggi ERP sia stato edificato tra il secondo dopoguerra e il 1990. Più precisamente: 13,4% costruito prima del 1948; 31,8% tra il 1948 e il 1974; 39,5% tra il 1975 e il 1990; 13% tra il 1991 e il 2010; appena il 2,3% è stato costruito dopo il 2011. Inoltre, poco meno del 9% degli alloggi, 60.730 unità, non è assegnabile, quasi sempre perché richiede manutenzione straordinaria, mentre decine di migliaia di famiglie restano in attesa di una casa. L’incidenza va dall’1,65% della Campania al 21,66% della Liguria.
“Oltre 61.300 alloggi ERP risultano oggi sfitti, si legge nella Relazione, non per assenza di domanda abitativa, ma perché necessitano di interventi di manutenzione straordinaria per poter essere nuovamente assegnati. Si tratta di una delle contraddizioni più rilevanti dell’intero sistema italiano: da una parte migliaia di famiglie attendono un’abitazione pubblica, dall’altra migliaia di alloggi rimangono inutilizzati per insufficienza delle risorse economiche necessarie al loro recupero. È proprio su questo punto che emerge con forza la necessità di individuare nuovi modelli di sostenibilità finanziaria”.
Una manutenzione che, si sottolinea nella Relazione, assume una funzione strategica: ogni alloggio recuperato amplia l’offerta effettiva senza nuovo consumo di suolo e con tempi generalmente inferiori a quelli richiesti dalla costruzione ex novo. Nell’82,3% dei casi rilevati, l’investimento di manutenzione straordinaria è inferiore a 30.000 euro per alloggio, con un costo medio stimato di circa 20.000 euro per unità. Il recupero del patrimonio esistente può quindi produrre valore abitativo, sociale e ambientale, ma richiede programmi pluriennali, risorse stabili, capacità progettuale e di appalto e un monitoraggio puntuale dei tempi necessari per restituire gli alloggi al servizio.
“L’analisi del patrimonio dell’ERP italiana, si legge nelle conclusioni del capitolo della Relazione relativo all’Edilizia residenziale pubblica, restituisce un quadro caratterizzato da un apparente paradosso, con Aziende Casa che amministrano uno dei più grandi patrimoni immobiliari pubblici del Paese costituito da oltre 823.000 alloggi e una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. Tale patrimonio risulta quantitativamente insufficiente rispetto ai bisogni abitativi, fortemente datato e gravato da un rilevante fabbisogno manutentivo. La sfida del prossimo decennio non sarà soltanto costruire nuove abitazioni, ma soprattutto preservare, valorizzare e rigenerare il patrimonio esistente. Per riuscirci sarà necessario dotare gli enti gestori di strumenti finanziari e modelli di gestione capaci di garantire stabilità economica e continuità degli investimenti. In questa prospettiva, il rafforzamento dell’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) rappresenta una delle leve più promettenti per assicurare nuove risorse senza snaturare la missione pubblica delle Aziende Casa”.

