12/04/2026
da Remocontro
Il sottosegretario americano alla Guerra che convoca l’ambasciatore del Vaticano per contestare le invocazioni alla pace del papa americano, e la minaccia di un nuovo esilio ad Avignone? Una ricostruzione smentita dalle parti in causa. Anche se non c’è dubbio che il Pontefice abbia marcato sempre di più la condanna morale non solo della guerra in generale, ma di quella di Trump in Iran in particolare. «Siamo in un’ora drammatica della storia. È asservito alla morte chi fa di se stesso un idolo. La Chiesa a fianco del popolo della pace che unisce il mondo, anche se «può costarle incomprensione e disprezzo». L’opposizione cristiana assoluta alla guerra e all’uso di Dio per legittimarla.
Ma cosa è accaduto realmente non l’esilio papale ad Avignone? Giovanni Punzo a riportarci settecento anni indietro
Tutto cominciò con uno schiaffo …
Il 7 settembre 1303, nella cattedrale di Anagni, avvenne un episodio che provocò una serie di eventi passati alla storia: papa Bonifacio VIII – tanto per intenderci quello messo all’inferno da Dante e più recentemente alla berlina da Dario Fo per i metodi sbrigativi adottati coi dissidenti – fu oggetto di un atto di violenza fisica o più probabilmente di una grave offesa volta ad imporgli il ritiro di una bolla di scomunica nei confronti del re di Francia Filippo IV, conosciuto anche come Filippo il Bello. Secondo la tradizione popolare un nobile romano sostenitore del re di Francia affrontò il pontefice sul sacro trono e levò una mano contro di lui: messo in stato d’arresto nel palazzo, Bonifacio riuscì però a fuggire e a raggiungere Roma dove circa un mese dopo morì.
La confusione politica e istituzionale seguita all’elezione del nuovo papa, consentì però al re di Francia di imporre il trasferimento della sede papale in Francia, ad Avignone, aprendo un capitolo particolare della storia della chiesa chiamato ‘cattività avignonese’ o più semplicemente l’esilio di Avignone. Roma, per circa una settantina d’anni, non fu più sede papale, ma non per questo le cose si rasserenano, perché si assisté alla vicenda di Cola di Rienzo che fini male. All’esterno invece si alternarono sul soglio ben dieci pontefici, dei quali tre – non essendo stati eletti in maniera regolare – furono definiti ‘antipapi’ e l’ultimo dei quali, Benedetto XIII, morì nel 1394 in una cittadina dell’Aragona, chiudendo il ciclo delle peregrinazioni.
Periodo controverso e oggi rivisto
Ovviamente accadde di tutto, a cominciare dal fatto che Avignone, una piccola cittadina nella Francia meridionale sulle rive del Rodano, si trovò invece ad accogliere una corte sontuosa e ‘universale’, almeno per l’epoca. Ne approfittarono i sovrani francesi per aumentare il loro potere e la loro avidità, visto che ad esempio incamerarono in un boccone le ricchezze dei Templari con il beneplacito del papa, mentre al contrario le rendite vaticane si ridussero perdendo i consueti canali con cui avevano controllato le finanze della chiesa. Per questo il giudizio di Francesco Petrarca e altri intellettuali del suo tempo fu durissimo: “empia Babilonia” scrisse, ma in alcuni casi, meno poeticamente, parlò piuttosto schietto di ‘fogna e feci’.
Nonostante questi aspetti il periodo – se non rivalutato – appare oggi sotto una luce diversa perché furono adottate alcune riforme necessarie, a cominciare dall’istituzione del tribunale della Sacra Rota, di una maggior attenzione ai bilanci considerate le ristrettezze e all’obbligo per i vescovi di risiedere nella sede vescovile assegnata e non come in precedenza dove desideravano. In conclusione, a parte le amarezze per l’abbandono della Città Eterna, tutta l’amministrazione ne trasse giovamento, riprendendo vigore al rientro a Roma nel 1377. Nulla invece fu possibile fare contro una piaga che la chiesa si sarebbe trascinata per anni, come quella del nepotismo o delle raccomandazioni.
La rivoluzione francese
Per secoli il territorio di Avignone, nonostante si trovasse circondato dal regno di Francia, costituì una enclave pontificia a tutti gli effetti e con annessi e connessi, ivi compreso il vice legato papale nominato da Roma. Di fatto i sudditi del feudo pontificio furono esenti dalla tassazione francese, da altri obblighi militari e feudali e goderono di altri privilegi. La progressiva centralizzazione del regno di Francia continuò a guardare con irritazione quanto accadeva nel piccolo territorio, ma nonostante vari interventi armati ed occupazioni francesi, per evitare scontri con il papa, la situazione rimase in stallo: ad esempio nel 1734, per ridurre i vantaggi economici ai sudditi pontifici, il re di Francia vietò ad esempio la coltivazione del tabacco – che in Francia era soggetto alla gabella – e l’importazione di tessuti di seta.
Nel 1789 fu chiesto infine anche al papa di convocare gli Stati Generali, come stava accadendo n Francia, ma Pio VI non rispose nemmeno. Nel 1791, con un plebiscito non autorizzato dal papa, gli abitanti chiesero il passaggio alla Francia che avvenne nel 1793: a giustificazione dell’intervento l’Assemblea legislativa disse semplicemente che si era reso necessario “per evitare disordini e ripristinare la concordia tra i cittadini”, una formula che si sarebbe ripetuta in altre occasioni e da altri attori internazionali. La Santa Sede comunque richiese ancora la sovranità legittima sul territorio anche al congresso di Vienna nel 1815.

