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«Il mondo è di chi si muove». Roma contro l’onda nera

«Il mondo è di chi si muove». Roma contro l’onda nera

Politica italiana

14/06/2026

da Il Manifesto

Giuliano Santoro

Servizio civile Decine di migliaia, giovanissimi e dalle periferie: «No alle deportazioni in stile Ice». Dal sindacato ai centri sociali, la convergenza «per fermare la guerra dei penultimi agli ultimi»

La linea C della metropolitana, che dai margini di Roma est porta al Colosseo, è insolitamente piena per essere un caldissimo sabato all’ora della canicola. La folla è fatta di gente che arriva al corteo contro la remigrazione. Questi vagoni pieni di gente smentiscono le diagnosi di politici e sobillatori xenofobi, che non conoscono davvero i quartieri di periferia e descrivono queste zone come in preda a orde di maranza e/o popolate da italiani insofferenti agli stranieri. Del resto, c’è voluta la ristrettezza di vedute di uno youtuber sovranista, tale Simone Carabella, per pensare che bastasse sguainare un panino con la porchetta (sic) per scandalizzare i musulmani in festa a Centocelle, la scorsa settimana. È accaduto invece che l’agitatore con smartofono è stato accolto da fragorose risate e pacche sulle spalle.

QUESTO ANTEFATTO serve a capire da dove arrivano le oltre decine di migliaia di persone che ieri hanno attraversato il centro di Roma, surclassando in termini numerici, l’adunata nazionale dei remigrazionisti. Arrivano esattamente dalle periferie, dai quartieri che ogni giorno vengono descritti in chiave apocalittica «per scatenare la guerra dei penultimi contro gli ultimi». Di fronte alla propaganda che descrive gli antirazzisti come dissociati dalla realtà o magari prezzolati di qualche complotto globalista, la piazza romana, giovane, fitta e combattiva, restituisce esattamente un’altra idea di città. E così li incontri, quelli del Tufello, con bandierone d’ordinanza, o quelli di Centocelle, reduci dalle ore piccole del venerdì sera ma impegnati a resistere «metro dopo metro» agli xenofobi. Oppure gli occupanti di Acrobax, a Marconi, che difendono la Roma che accoglie.

IN MEZZO AL GRANDE corteo che parte dal Colosseo in direzione piazza Vittorio e che poi, a causa dei numeri che sovrastano ogni previsione, si allunga oltre le mura fino a piazzale del Verano, ci sono anche le transfemministe di Non una di meno. Portano lo striscione «Noi siamo vita», «perché la storia dell’universo è storia di persone che viaggiano e si spostano e l’idea che ci si debba ancorare al suolo natio puzza di morte». È per lo stesso motivo che quando la manifestazione invade piazza Vittorio dalla sede Cgil di Roma e Lazio viene calato il grande stendardo con la scritta «Il mondo è di chi si muove». Ed è sempre per questa ragione che, all’angolo tra i Fori imperiali e via Cavour dove sette mesi fa crollò la Torre dei Conti seppellendo l’operaio Octay Stroici, gli applausi salutano i colleghi della Fillea che rivendicano la sicurezza sul lavoro e caschetto in testa ricordano il loro compagno. Lavoratore e migrante morto di lavoro a 66 anni.

L’IDEA CHE OGNUNO, in fondo, se ne debba stare a casa sua e che tutto si debba risolvere tra piccole patrie e negazione di spazi pubblici salta esattamente quando tutta questa gente si ritrova in piazza rivendicando le differenze e la natura meticcia della cittadinanza. «Sappiamo bene chi siamo – dice una ragazza espressione delle seconde generazioni – Perché sappiamo che esiste un noi e un voi, siamo i figli e le figlie di chi lavora di chi pulisce le vostre e case, di chi attraversa il mare. Viviamo in quartieri razzializzati, periferie in cui relegare i migranti e mandare la polizia a mantenere l’ordine». La composizione trasversale e plurale include il sindacato e i centri sociali, le squadre dello sport popolare e i solidali con Gaza. In fondo alla manifestazione, i partiti: Avs, M5S, Rifondazione. E ancora, don Mattia Ferrari di Mediterranea e Zerocalcare, Marta Bonafoni della segreteria Pd e Natale di Cola, segretario della Cgil di Roma e Lazio. Nel frattempo, si muiovono dal Verano Usb, Potere al Popolo, gli studenti di Osa e un pezzo di movimenti di lotta per l’abitare puntano verso Porta Pia e il ministero delle infrastrutture di Matteo Salvini, considerato il «mandante» della campagna nera per la remigrazione. «Respingiamo guerra, razzismo e sfruttamento – hanno scandito – La Roma antifascista e antirazzista porta a Salvini una ruspa e un carrarmato, simbolo di tutto quello questo governo ci ha dato al posto dei diritti sociali».

LE PIAZZE RACCOLGONO il testimone delle mobilitazioni locali, da Padova a Napoli, passando per Firenze, contro la remigrazione, che da queste parti viene interpretata senza mezzi termini come una deportazione in stile Ice. In molti ricordano il modello di resistenza di Minneapolis, le reti larghe di quartiere che hanno sabotato i rastrellamenti e che hanno faticosamente respinto l’occupazione trumpiana. Intanto, il corteo partito dal Colosseo rivendica: «Quelli che stanno con l’estrema destra in piazza si chiedono: ‘Dove sono gli antifascisti?’. Eccoli, hanno invaso le strade di Roma. E non faranno un passo indietro».

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