ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Il bullo che minaccia di prendere a botte il mondo

Il bullo che minaccia di prendere a botte il mondo

Politica estera

05/05/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Gli Stati Uniti annunciano il ritiro di 5.000 militari dalla Germania dopo giornate di tensione e botta e risposta tra Trump e Merz. Berlino afferma che l’iniziativa era già nell’aria ma il presidente statunitense rilancia sostenendo la riduzione delle truppe sarà ben più ampia di 5.000 unità sottolineando che il livello delle forze in Germania scenderà ‘in modo significativo’. Siamo sicuri che per noi sia una vera minaccia?

Se quello è un Capo di Stato

Trump dall’inizio del suo mandato aveva preannunciato il ritiro di 10.000 soldati dalla Germania e ora la sua rappresaglia contro gli alleati europei per non averlo aiutato nella guerra all’Iran. Ma sul piano strategico il colpo più duro di Trump alla Germania è lo stop al programma Biden di schierare n Germania missili da crociera statunitensi (forse anche le nuove armi ipersoniche) come deterrente contro la ‘minaccia russa’. E Merz in un’intervista a ARD ha confermato che il previsto dispiegamento di missili da crociera a lungo raggio Tomahawk statunitensi in Germania è stato annullato, almeno per il momento. Motivo, la riduzione degli arsenali a causa delle guerre in Iran e Ucraina. «Gli americani stessi non ne hanno abbastanza al momento», ha detto.

La Germania americana

Berlino ospita il secondo contingente statunitense all’estero più numeroso dopo quello in Giappone, una presenza che risale alle forze di occupazione del 1945. Al culmine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti gestivano circa 50 basi principali e oltre 800 siti in Germania, tra enormi aeroporti e caserme a postazioni di ascolto. Molte sono state chiuse dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e il crollo dell’Urss due anni dopo. Negli anni ’60, ’70 e ’80, il numero di truppe statunitensi in Germania superava spesso le 250 mila unità, con centinaia di migliaia di familiari che vivevano all’interno e nei dintorni delle basi. Secondo il Data Center statunitense, lo scorso anno le forze armate avevano 68 mila militari in modo permanente alle basi in Europa, di cui 36.500 solo in Germania in una quarantina di basi e installazioni.

Dove l’US Army tedesca

A Stoccarda ci sono i quartier generali del Comando europeo (EUCOM) e del Comando Africa (AFRICOM), la base aerea di Ramstein ospita 8.500 militari e il quartier generale delle forze aeree statunitensi in Europa (USAFE). A Wiesbaden c’è e il comando dell’US Army in Europa e Africa. Reparti dell’US Army sono schierati a Grafenwohr, Vilseck e Hohenfels mentre a Spangdalhem è basato uno stormo di F-16 dell’USAF.A Landstuhl è schierato il più grande ospedale militare statunitense all’estero destinato a venire rimpiazzato da una nuova struttura in costruzione nella vicina Weilerbach mentre le armi nucleari statunitensi sono custodite nella base aerea di Buechel, in Renania-Palatinato.

‘Merz bullizzato’

«In questo periodo turbolento seguiamo una linea chiara. Questa linea resta fondata sulla NATO e su un partenariato transatlantico affidabile», ribatte Merz. Peccato che la NATO di fatto non esista più e gli USA non siano più da tempo alleati degli europei. Più credibile la replica di un funzionario di Berlino che a ‘Politico’ rovescia la minaccia. «La politica di minacce grossolane di Trump ha raggiunto il suo limite. La sua retorica è diventata inefficace. Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania indebolirebbe gravemente gli Stati Uniti stessi, e ci chiediamo quando gli adulti a Washington intendano tornare alla ribalta». ‘Bamboccio prepotente a cui non dare peso’, la sintesi. Col ministro degli Esteri tedesco che il futuro della base aerea di Ramstein non è in discussione, «perché la sua funzione è insostituibile sia per gli Stati Uniti che per noi».

Sicuri di piangere se certe basi Usa ci lasciano?

Merz colpevole di un po’ di verità: «Gli Stati Uniti sono del tutto privi di strategia per uscire dal conflitto in Iran, con Teheran che sta umiliando un’intera nazione». Reato di ‘lesa maestà’ per il bullo, che gli ‘suggerisce’ «di occuparsi dell’Ucraina e del suo Paese in rovina piuttosto che dell’Iran». I cugini britannici: «Probabile che Trump, che aveva strapazzato anche il premier britannico Keir Starmer prima di accogliere Re Carlo a Washington», precisa Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa, «punti a regolare i conti con i leader europei che offrirono il loro appoggio a Kamala Harris nelle elezioni presidenziali». Il primo ministro polacco Donald Tusk denuncia la «continua disintegrazione della nostra alleanza». Mentre Carl Bildt, Copresidente del Consiglio europeo per le relazioni estere e fa notare che i ritiri militari statunitensi dall’Europa riguardano solo le risorse destinate alle operazioni della NATO, mentre non toccano le reti di basi e strutture fondamentali per le operazioni ‘non NATO’ al di fuori dell’Europa».

Furberie da ‘basso impero’

Se Bildt ha ragione, a Washington non interessa più contribuire alla sicurezza degli ‘alleati’ europei ma mantiene l’unico interesse a controllare le basi in territorio europeo utili o necessarie alla proiezione delle sue forze in tutto il mondo, diventa chiaro che l’approccio tollerante nei confronti delle dichiarazioni roboanti di Trump (che ora minaccia anche di conquistare Cuba) non funziona. «Alle nazioni europee prese di mira sarebbe forse più utile rilanciare, esortare cioè Trump ad andare fino in fondo, a togliere quel ‘probabilmente’ e affrettarsi a sgombrare al più presto basi e truppe dal territorio europeo. Mentre l’avventurismo militare di Washington potrebbe rendere le basi americane più un problema che una risorsa di deterrenza, come hanno imparato a loro spese le monarchie arabe del Golfo Persico nella recente guerra contro l’Iran».

Quel bullo-pirata di Trump

Lettura sorprendente non da una sinistra drammaticamente silente sull’ «inaccettabile atteggiamento da bullo-pirata di Trump». E la minaccia di ritirare le sue truppe dall’Italia diventa anche un’occasione. «Nei confronti dell’ex alleato, trasformatosi da garante della nostra sicurezza a motore permanente di instabilità e conflittualità nel giardino di casa nostra, dal Mediterraneo al Golfo Persico, dal Sahel al Medio Oriente». E della questioni baltiche tutte di casa europea.

 

Regioni Germania
share