06/05/2026
da La notizia
La crescita dei salari rallenta, secondo quanto prevede la Bce. E in Italia la situazione degli stipendi è ancora più complicata.
L’aumento dei salari rallenta, anche nell’eurozona. Non solo in Italia, quindi, dove il potere d’acquisto delle famiglie continua a essere nettamente inferiore rispetto a quello del 2021, con una discesa per le retribuzioni contrattuali del 7,8% in termini reali, come attestato dall’Istat.
Insomma, per gli stipendi degli italiani e degli europei di buone notizie non ne arriveranno. Le previsioni della Bce, infatti, dicono che l’aumento dei salari sta rallentando e il problema è tanto più grave di fronte al rischio di una crisi inflativa che sembra ormai inevitabile di fronte allo shock energetico che segue la guerra in Iran.
La crescita dei salari rallenta: altro che recupero del potere d’acquisto
Il wage tracker della Bce indica un rallentamento della crescita dei salari negoziati al 2,3% nel 2026 dopo il +3,2% del 2025. L’ultima indagine mensile dell’Eurotower mostra che la dinamica salariale è in moderazione anche nelle misure alternative, con i salari base che sono così attesi intorno al 2,6% per quest’anno. Insomma, si va incontro a quelle che vengono definite come pressioni meno intense rispetto agli scorsi anni, nei quali gli stipendi crescevano per recuperare dopo l’inflazione record del 2022.
Quest’anno è atteso un graduale aumento trimestrale che deriva dalla fine dell’effetto di pagamenti una tantum del 2024. In particolare, il wage tracker della Bce prospetta una crescita dei salari dell’1,8% nel primo trimestre, poi del 2,1% nel secondo e infine del 2,6% nel terzo e nel quarto trimestre. Il quadro tratteggiato dalla Banca centrale europea mostra quindi un’evoluzione sostanzialmente stabile della crescita salariale, con il rischio di una moderazione durante l’anno.
La situazione in Italia
A fare il punto sulle retribuzioni in Italia è stato invece l’Istat, con riferimento ai dati di marzo. La retribuzione oraria media nel primo trimestre dell’anno è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’indice delle retribuzione contrattuali orarie a marzo è aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto allo stesso mese del 2025. L’aumento è stato maggiore per i lavoratori della pubblica amministrazione: +3,2% contro il 2,3% dei dipendenti dell’industria e dei servizi privati.

