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I curdi ‘carne da cannone’ per l’Iran?

I curdi ‘carne da cannone’ per l’Iran?

Politica Estera

05/03/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Per dare la spallata decisiva al regime iraniano è indispensabile controllare il territorio. L’opposizione interna è in grado di organizzarsi e di prendere il sopravvento, facendo collassare la teocrazia? Difficile. Anzi, per quasi tutti gli esperti, impossibile. Per questo, Trump sta pensando di utilizzare le milizie curde: sarebbero loro le ‘teste di ponte’ della rivolta armata interna contro gli ayatollah.

Lo scoop di Axios e la CNN

Non si tratta più solo di illazioni mediatiche, che riportano spifferi della Situation Room, alla Casa Bianca. Questa volta, allo scoop di Axios sulle prossime mosse del Presidente per affrontare la crisi nel Golfo Persico, sono seguite dettagliate analisi di think tank e autorevoli media. La CNN ha ripreso la notizia su un piano d’azione Usa particolare: «La Cia – rivela la Tv – sta lavorando per armare le forze curde con l’obiettivo di fomentare una rivolta popolare in Iran. Secondo le nostre fonti, l’Amministrazione Trump ha avviato discussioni attive con i gruppi di opposizione iraniani e i leader curdi in Iraq per fornire loro supporto militare». È quello che aveva anticipato Axios, l’agenzia di stampa che vanta eccellenti ‘entrature’ nell’Amministrazione Usa, offrendo uno spunto che costringerà molti strateghi a rifare i conti. Dunque, Trump ha parlato al telefono con Masoud Barzani e Bafel Talabani, i leader curdi in Iraq, per discutere della guerra con l’Iran e dei sui possibili sviluppi. «Una fonte a conoscenza delle chiamate – scrive Axios – ha affermato che si trattava di informazioni ‘sensibili’ e ha rifiutato di fornire dettagli sul loro contenuto. Le telefonate sono state il culmine di mesi di pressioni dietro le quinte da parte del Primo ministro israeliano Netanyahu, ha affermato un’altra fonte. Israele ha stretti legami di sicurezza, militari e di intelligence con i curdi in Siria, Iraq e Iran da decenni. È opinione generale, e certamente anche di Netanyahu, che i curdi usciranno allo scoperto e che si solleveranno’, ha affermato un funzionario». Talabani, leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), ha nel frattempo confermato di aver parlato al telefono con il Presidente degli Stati Uniti. In una nota diffusa dal PUK, si legge che Talabani, in una riunione del partito, ha chiarito quali fossero gli obiettivi degli Stati Uniti nella guerra in corso, comunicatigli da Trump».

L’imbeccata di Netanyahu

Coinvolgere i curdi come possibili miliziani anti-ayatollah? Suona meglio dei commenti fatti da qualche analista, che definisce lo sfortunato popolo senza patria come la ‘carne da cannone’ del Medio Oriente. Anche se, viste le passate esperienze della storia, forse c’è da credergli. Nel caso specifico, l’idea della ipotizzata ribellione, da attizzare e far propagare in Iran partendo dal confine iracheno, sarebbe venuta a Netanyahu. O, per essere più precisi, ai suoi rinomatissimi Servizi di intelligence. La fonte (anonima ovviamente) che informa Axios, descrive anche l’atteggiamento del Premier israeliano durante il suo incontro con Trump: «È stato implacabile – dice – nel sollecitare attacchi e un cambio di regime in Iran. Quando è arrivato per la prima volta e si è seduto con il Presidente per ore, si sarebbe pensato che Netanyahu avesse capito tutto. Aveva pianificato il successore – ha detto ancora il funzionario – e aveva capito tutto sui curdi: due gruppi di curdi, di qua e di là. Sono così tante le persone che si ribelleranno».

E così si tira in ballo l’Irak

Proprio quando ormai il dado degli attacchi all’Iran era stato già tratto, alla vigilia dei primi bombardamenti, i gruppi di resistenza curdo-iraniani hanno siglato un patto di coalizione per combattere il regime sciita di Teheran. Si tratta di movimenti stanziati quasi totalmente (o che fanno base) nell’Irak nord-orientale. In particolare, si sono coalizzati il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI), il Partito per la Vita Libera del Kurdistan (PJAK), il Partito per la Libertà del Kurdistan (PAK), il Partito dell’Organizzazione Khabat del Kurdistan Iraniano e una sezione del Partito Komala del Kurdistan Iraniano. Altre due sezioni del Partito Komala non hanno aderito alla coalizione. È logico vedere dietro questa spinta politica (e molto probabilmente finanziaria) all’unione curda contro gli ayatollah, una longa manus che parte da Washington e Tel Aviv. Una riflessione che è stata immediatamente fatta dagli sciiti irakeni, da sempre molto vicini (anche se con marcate differenze) ai correligionari persiani. Una delle milizie locali, Kataib Hezbollah (KH), fra l’altro fa parte dell’Asse della Resistenza patrocinato dall’Iran. E le ripercussioni dell’inconsueto (e sospettosamente tempestivo) coinvolgimento curdo contro Teheran non si sono fatte attendere. Kataib ha messo in guardia tutto e tutti, nella regione, dal collaborare ‘con le forze straniere’, pena terribili conseguenze, aprendo di fatto un altro fronte. «I curdi della regione devono agire razionalmente e non lasciarsi coinvolgere in un’avventura militare contro l’Iran islamico» ha dichiarato il portavoce di Kataib Hezbollah, Abu Ali al-Askari, lanciando un severo ammonimento che suona quasi come una minaccia di guerra santa.

Aspettando i ‘peshmerga’

A questo punto, ipotizza la CNN basandosi sulle confidenze di un funzionario locale, «nei prossimi giorni le forze di opposizione curde-iraniane dovrebbero prendere parte a un’operazione di terra nell’Iran occidentale. ‘Crediamo di avere una grande possibilità ora’, ha detto la fonte, spiegando la tempistica dell’operazione. E ha aggiunto che le milizie ‘peshmerga’ si aspettano il sostegno di Stati Uniti e Israele». Utilizzare (eventualmente) l’Irak nord-orientale, come base di partenza per costruire una testa di ponte in Iran per rovesciare quel regime pone sfide rischiose, da non sottovalutare. «Non è chiaro esattamente come verrà accolta dagli altri Paesi della regione un’operazione del genere – scrive l’israeliano Haaretz – dato che una rivolta armata dei curdi iraniani potrebbe avere gravi conseguenze per la stabilità dell’Irak. Potrebbe alimentare un movimento separatista armato tra la minoranza etnica baluch del Paese, che mantiene stretti legami con i separatisti della vicina provincia del Baluchistan, turbolenta e confinante con il Pakistan. È improbabile che Islamabad tolleri qualsiasi mossa verso l’indipendenza dei Baluchi». Inoltre – conclude Haaretz – bisognerebbe valutare anche la reazione del convitato di pietra: la Turchia, sempre molto ostile quando entrano in ballo i curdi.

Risultato a sorpresa?

Insomma, è chiaro che, dopo tutte le ultime conferme sulle intese ufficiose, che vedono i curdi potenziali alleati in una molto ipotetica rivolta generale contro la teocrazia iraniana, Stati Uniti e Israele devono fare molta attenzione. Perché il risultato di questo gioco geopolitico al massacro, voluto da loro, rischia di essere una sgradita sorpresa: cercando maldestramente di ‘aggiustare’ l’Iran, potrebbero finire per ‘scassare’ ciò che resta dell’Irak.

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