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Guerra in Ucraina, negoziati in stallo: Mosca insiste sulla formula di Anchorage

Guerra in Ucraina, negoziati in stallo: Mosca insiste sulla formula di Anchorage

Politica estera

26/01/2026

da La Notizia

Nicola Scuderi

In salita negoziati per chiudere la guerra in Ucraina: la Russia insiste: "formula di Anchorage unica soluzione"

A dispetto delle dichiarazioni ottimistiche dei giorni scorsi su un possibile accordo di pace, la guerra in Ucraina continua senza sosta. In questi giorni, infatti, la diplomazia non sta riuscendo a sbloccare la situazione, così sul terreno a farla da padrone sono, come accade da quasi quattro anni, le armi. Archiviata la prima fase dei negoziati mediati dagli Stati Uniti, Mosca ha chiarito – questa volta senza lasciare adito a fraintendimenti – che non intende accelerare verso un cessate il fuoco e che le sue condizioni restano immutate. Il riferimento costante è alla cosiddetta “formula di Anchorage”, l’intesa territoriale che, secondo il Cremlino, sarebbe stata definita durante il vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin dello scorso agosto in Alaska.

Una formula che, come noto,. prevede il passaggio alla Russia dell’intero Donbass – incluse le aree ancora non invase – e il congelamento delle linee del fronte nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Un impianto che Kiev continua a considerare inaccettabile e che rende la trattativa una partita complessa, destinata a protrarsi nel tempo. “Il processo di pace è un percorso lento”, ha ribadito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando che l’essenza del negoziato resta l’attuazione di quanto discusso ad Anchorage.

Guerra in Ucraina, negoziati in stallo: Mosca insiste sulla formula di Anchorage

In questo quadro si inserisce il nuovo round di colloqui previsto ad Abu Dhabi, dove Stati Uniti, Ucraina e Russia torneranno a confrontarsi, probabilmente all’inizio di febbraio con la speranza che questa volta le parti trovino un’intesa. Sul tavolo, oltre alla questione territoriale, resta aperta l’ipotesi di una zona demilitarizzata nel Donbass. Ma questa non è l’unica possibilità perché l’alternativa a cui ragionano le parti è quella di inviare forze di peacekeeping provenienti da Paesi non appartenenti alla Nato, con una soluzione a cui stanno lavorando i governi di Washington e Kiev per aggirare il veto di Mosca ai militari occidentali sul campo.

Nonostante l’assenza di passi avanti decisivi, le parti hanno definito “costruttivi” i colloqui negli Emirati Arabi Uniti. A pesare sono anche gli interessi economici, a partire dal futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, oggi sotto controllo russo. Mosca vorrebbe condividere con Kiev la produzione di energia elettrica dell’impianto, mentre dagli Stati Uniti filtra l’idea che entrambe le parti stiano iniziando a immaginare cosa possa derivare da una pace negoziata: un piano di sviluppo per l’Ucraina e nuove opportunità di business per la Russia.

Nel frattempo, il presidente Volodymyr Zelensky insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza solide da parte degli Stati Uniti. Il documento, ha assicurato, è pronto per essere firmato e dovrà poi essere ratificato dal Congresso americano e dal Parlamento ucraino. Un’urgenza resa ancora più evidente dalla situazione interna: il Paese è alle prese con gravi carenze di elettricità e riscaldamento, dopo settimane di bombardamenti sulle infrastrutture energetiche. Solo negli ultimi giorni, ha denunciato Zelensky da Vilnius, la Russia ha lanciato migliaia di droni, bombe guidate e missili, rinnovando l’appello agli alleati per rafforzare la difesa aerea ucraina.

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