03/07/2026
da La Notizia
Governo in tilt anche sul riarmo. Il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sul Safe per la difesa fotografa una maggioranza divisa
Governo in tilt anche sul riarmo. Il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sui prestiti europei del Safe per la difesa fotografa una maggioranza divisa, stretta tra gli impegni presi con la Nato e il timore di aprire il dossier più impopolare: nuovi soldi per le spese militari. “Mi risultano tempi maggiori” di un mese per accedere al fondo Safe “e quindi potremmo magari usarlo per finanziare gli impegni del 2027”. A dirlo a La Stampa è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Il mio compito è rappresentare le esigenze della Difesa. Le decisioni spettano all’esecutivo”, ha aggiunto.
Governo in tilt anche sul riarmo, si allontana l’uso dei fondi Ue
L’Italia attiverà il Safe solo quando la clausola di salvaguardia nazionale per derogare al Patto di stabilità sugli investimenti nella difesa sarà richiesta e deliberata dal Parlamento, dicono all’Ansa qualificate fonti di governo. Ma lo scenario della richiesta di attivare la clausola, al momento, è considerato improbabile nella maggioranza. Tradotto: il ricorso ai quasi 15 miliardi di prestiti europei per le spese militari non è in vista.
Maggioranza spaccata sul Safe
Dentro l’esecutivo, salvo Crosetto, l’adesione al Safe viene considerata “una decisione impopolare”, un possibile “boomerang”. Sul dossier pesano le resistenze del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e della premier Giorgia Meloni, che in una lettera a Ursula von der Leyen aveva chiesto di estendere la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa anche alle spese per la crisi energetica. Bruxelles ha aperto solo parzialmente, proponendo di includere nella clausola anche misure per accelerare la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Ma ha posto paletti rigidi.
La replica di Bruxelles
Ieri la Commissione europea ha replicato a Crosetto spiegando che, sul programma Safe, “il tempo è essenziale” perché “il denaro non speso” dovrà essere “riallocato entro la fine dell’anno”. A dirlo è stato il portavoce Thomas Regnier: “Ci sono tre Paesi, tra cui l’Italia, sui quali dobbiamo fare progressi, e piuttosto rapidamente, per poter firmare l’accordo e versare i fondi”. Regnier ha ricordato che 18 Stati membri hanno già avuto i piani approvati, dieci hanno firmato e altri cinque hanno inviato gli accordi. Quanto alla scadenza, il portavoce ha chiarito che “l’obiettivo è farlo il più rapidamente possibile”. Poi ha aggiunto: “Credo che il contesto politico mostri che la scadenza fosse ieri. Dobbiamo procedere, dobbiamo erogare il denaro, dobbiamo sostenere la nostra industria della difesa. La scadenza legale che abbiamo è entro la fine dell’anno”.
Pressing e resa di Crosetto
A metà maggio Crosetto aveva reso noto di aver scritto due lettere a Giorgetti per avere informazioni sull’attivazione del Safe. Poco dopo è filtrata la scelta di ricorrere ai prestiti, ma in misura più contenuta. Il 28 maggio Antonio Tajani ha annunciato che “non è questo il momento per accedere a quel prestito in maniera così consistente, quindi chiederemo di meno, soltanto per realizzare progetti per i quali ci sono già contratti firmati e non si possono non realizzare”, definendola una decisione di tutto il centrodestra. Ieri Tajani ha detto che Crosetto ha confermato che “l’accesso è entro l’anno, prenderli entro l’anno per utilizzarli nel 2027, poi si vedrà, ma mi pare che si vada in questa direzione. Crosetto ha confermato, ha detto entro l’anno”, ha insistito.
Ipoteca sulla Manovra
Il tema è stato oggetto di diverse riunioni a Palazzo Chigi e l’ultima, quella di mercoledì, ha prodotto un allineamento, come dimostrano le parole di resa di Crosetto. Il ministro ha spiegato che “l’Italia ha già avviato con serietà il percorso concordato al vertice dell’Aia” e che oggi si presenta con una spesa pari al 2,8% del Pil: “Il 2% destinato alla difesa in senso stretto, lo 0,8% alle spese per la sicurezza”. Quest’anno, ha aggiunto, non è stato possibile destinare integralmente l’incremento dello 0,15% “a causa della procedura di infrazione”, ma l’obiettivo è recuperarlo nel 2027.
I conti li fa il M5S. “Crosetto afferma di essersi accordato con Meloni e Giorgetti per recuperare il prossimo anno il mancato aumento delle spese militari che era previsto per quest’anno, pari allo 0,15% del Pil, sommandolo a quello di pari misura in programma per il 2027 e arrivando quindi a un più 0,3%. Tradotto in cifre, significa che nella prossima manovra ci troveremo circa 7 miliardi in più di spese per la Difesa”, hanno dichiarato Arnaldo Lomuti e Alessandra Maiorino.
Intanto Donald Trump torna ad attaccare la Nato. “Gli Stati Uniti spendono per la Nato più di qualsiasi altro Paese, e con ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio”, afferma il presidente su Truth: “Stati Uniti 999 miliardi di dollari, Regno Unito 90,5 miliardi, Francia 66,5 miliardi, Italia 48,8 miliardi, Polonia 44,3 miliardi”. Mentre Washington alza il conto, Roma scopre di non avere una linea: promette il riarmo, ma non vuole assumersene il costo politico.

