ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

«Gli Usa cercano il dominio e la frammentazione dell’Ue»

«Gli Usa cercano il dominio e la frammentazione dell’Ue»

Politica estera

03/02/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Una opinione diffusa tra i molti avversari del trumpismo imperiale che sta sconvolgendo il mondo, che questa arriva dall’autorevolezza moderata di Mario Draghi, e sorprende un bel pezzo d’Europa, ancora legata da antichi amori, debiti economici o di servaggio. Condanna capitale: «L’ordine mondiale è defunto». Sulla terapia proposta, «L’Europa diventi una federazione», ma guardando ai leader europei attuali, le perplessità rischiano di fare confusione tra rimedi e colpe.

Draghi: «L’ordine mondiale è defunto»

L’ex premier ed ex presidente della Bce, Mario Draghi, riceve la laurea honoris causa dall’Università KU Leuven in Belgio e cerca di dare uno scossone a modo suo ad una Europa più disunita e confusa che mai. «L’ordine mondiale ormai dissolto impone all’Europa una scelta: se vuole essere una potenza e competere nel quadro globale multipolare che si va delineando deve diventare una federazione». La premessa del discorso pronunciato dall’ex presidente della Banca centrale europea è che solo l’Europa «tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, ha a disposizione l’opzione di diventare essa stessa una vera potenza».

Grande mercato o grande potenza?

Vera potenza quindi armata? Anche se non detto, l’obiettivo risulta chiaro. «Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?». Del resto, ragiona ancora Draghi, dove l’Europa si è federata, ovvero sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico e sulla politica monetaria, «siamo rispettati come potenza e negoziamo come un soggetto unico. Prova ne siano gli accordi commerciali di successo negoziati con l’India e con l’America Latina». Una proposta forte, quasi un azzardo, di fronte ad una Commissione in crescente crisi di credibilità soprattutto sul fronte Ucraina e Russia

Andarsene o federarsi?

Quasi una provocazione politica quella di Draghi, rispetto ai confusi nazional-populismi del momento. sempre più. «La necessità di federarsi, ragiona ancora l’ex capo dell’esecutivo italiano, deriva dall’incertezza rispetto agli equilibri futuri della geopolitica mondiale, perché il crollo dell’ordine che ha dominato finora il quadro internazionale», riporta e sottolinea lo stesso Avvenire, di tradizionale prudenza. Ammonimento chiave sugli incerti equilibri internazionali futuri: «Non è di per sé la minaccia e l’Europa saprebbe adattarsi, ma la vera minaccia è ciò che lo sostituirà». Già il dopo Von der Leyen e Kallas, Marz e Macron, o Meloni-Salvini per non nasconderci. Per la serie, al peggio non c’è mai fine.

Groenlandia del riscatto?

Citato anche da Draghi nonostante i molti dubbi sulla sua reale soluzione finale, «il caso Groenlandia che ha costretto l’Unione a mappare le nostre leve, individuare i nostri strumenti e riflettere sulle conseguenze di una escalation, e in questo modo ha agevolato chiarezza sulla nostra capacità di agire». Fuori dal mortale equivoco dalla guerra Ucraina, una percezione strategica europea comune alla fine esiste, il sottinteso. «Stando uniti di fronte a una minaccia diretta, gli europei hanno scoperto una solidarietà che prima sembrava irraggiungibile». Nato a parte su cui l’Europa, anche quella Baltica, dovrebbe iniziare a discutere seriamente

Europa subordinata

Sempre su Avvenire, Matteo Marcelli, sottolinea a sua volta il rischio che l’Europa venga «sottomessa e resti subordinata» alle grandi potenze». I segnali in questa direzione non mancano, denunciati una volta tanto apertamente: «Gli Stati Uniti, nella loro posizione attuale, cercano il dominio insieme al partenariato –più uno dellì’altro-, e lo fanno agevolando la frammentazione dell’Ue. Mentre la Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri. Entrambi considerano «la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi», l’analisi Draghi che poi sostiene, «di fronte a queste sfide l’Ue può dire la sua ma con modalità specifiche». Insomma o si cambia presto o si muore, il sottinteso da paura.

Oltre il piano commerciale attuale

«Concludere accordi con partner affini che offrano diversificazione e rafforzare la nostra posizione nelle catene di approvvigionamento in cui siamo già critici». Quindi avanti con l’integrazione commerciale sulla scia delle intese per il Mercosur e gli accordi con l’India: «È qui che oggi l’Europa esercita il proprio potere».

  • «Nel 2023 l’Ue è stata il maggiore esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, con importazioni dal resto del mondo pari a 3.600 miliardi di euro. È inoltre il principale partner commerciale di oltre 70 Paesi. Deteniamo posizioni decisive in diverse industrie strategiche. Le imprese europee controllano il 100% della litografia a ultravioletti estremi, la tecnologia necessaria per produrre chip avanzati».
share