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Gli Usa battono cassa agli alleati scrocconi. Crosetto gli dà ragione e pressa Giorgetti

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Politica estera

19/06/2026

da La Notizia

Raffaella Malito

Hegseth striglia gli alleati “scrocconi”. Nella Nato c’è chi protesta: “E’ un disco rotto”. Hegseth è tornate a strigliare gli alleati europei. Fonti della Nato reagiscono: è un disco rotto. Crosetto, invece, gli dà ragione.

Ha scelto la ministeriale della Nato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, per tornare a strigliare gli alleati europei. Il messaggio, ancora una volta, è quello caro a Donald Trump: basta “opportunisti”, basta “scrocconi”, basta Paesi che si riparano sotto l’ombrello americano senza contribuire abbastanza alla propria difesa. Nel mirino sono finiti soprattutto gli Stati che non hanno ancora tracciato un percorso credibile per raggiungere il 5% della spesa militare, l’obiettivo fissato al vertice Nato dell’Aia. “Alcune delle maggiori economie della Nato, i Paesi più ricchi, sembrano ancora pensare che sia l’era dell’opportunismo”, ha detto Hegseth. “Questo non è ciò che il presidente o l’America si aspettano da questa Alleanza. Non è più accettabile”, ha aggiunto. Il tono ha irritato gli alleati. In molti, tra europei e canadesi, hanno accolto il discorso con stupore e rabbia. “È un disco rotto”, ha confidato una fonte alleata, ricordando che i Paesi europei “stanno aumentando” i bilanci per la difesa.

Hegseth striglia gli alleati “scrocconi”. Nella Nato c’è chi protesta: “E’ un disco rotto”

Hegseth, però, non si è fermato ai rimproveri. Ha minacciato una riduzione dei contributi americani e ha confermato la linea di Trump sul progressivo disimpegno delle truppe statunitensi dal suolo europeo. La Nato 3.0, ha spiegato, avrà “un approccio innovativo”: “I nostri contributi annuali saranno subordinati al raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa da parte degli altri Paesi. Laddove gli alleati non spenderanno con urgenza, i nostri contributi diminuiranno”.

La minaccia

Gli Stati Uniti, ha insistito, “non possono preoccuparsi della difesa europea né pagare più dei nostri alleati”. Per questo Washington intende “tenere d’occhio” chi dice “no”, chi prende tempo o chi rinvia. Il Pentagono condurrà entro sei mesi una revisione della presenza militare americana in Europa, con l’obiettivo di spingere l’Alleanza verso un riequilibrio “rapido e irreversibile” e l’Europa ad assumersi la responsabilità primaria della propria difesa.

La ferita

Nel discorso brucia anche il no all’utilizzo delle basi arrivato da molti Paesi durante l’attacco all’Iran condotto da Stati Uniti e Israele. “Quegli alleati hanno messo a rischio i figli e le figlie dell’America, negando loro l’accesso prevedibile alle basi e ai sorvoli. Non ci sono scuse per questo”, ha rimarcato. Guido Crosetto ha escluso che quelle accuse potessero riguardare l’Italia. “Le basi in Italia sono state totalmente utilizzate nel rispetto dei trattati che abbiamo. L’America non ha mai avuto alcuna lamentela da fare”, ha detto il ministro della Difesa.

L’approvazione di Crosetto

Ma se diversi alleati hanno protestato per i rimproveri americani, Crosetto è sembrato dare ragione a Hegseth. “La Nato non è un club di amici lettori, è un’alleanza militare difensiva. Chi vi partecipa deve mettersi in testa di partecipare con lo stesso peso di tutte le nazioni”, ha detto. “Questo viene chiesto all’Europa in un momento difficile. È un cambio epocale per noi”. Il ministro ha poi rilanciato il pressing interno sullo shopping militare, anche verso chi, nel governo, frena sui nuovi stanziamenti.

 

Crosetto ha ricordato il piano approvato dal Parlamento, che prevedeva un aumento dello 0,15% quest’anno, dello 0,15% l’anno successivo e dello 0,20% quello dopo: “Era un piano credibile per arrivare agli impegni presi. Quest’anno è mancato per l’inciampo della procedura di infrazione. Mi auguro che sia recuperabile già da ottobre con il bilancio 2027, ma penso non ci sia alternativa”. Giancarlo Giorgetti è consapevole della necessità di rispettare gli impegni? “Penso sia totalmente consapevole”, ha risposto Crosetto. “Io so i tempi e le modalità, il quantum non dipende da me”, ha replicato il ministro dell’Economia.

“Al question time alla Camera avevamo chiesto conto al ministro Crosetto del suo incontro a Washington con il segretario alla Guerra americano Hegseth. Volevamo sapere se avesse preso impegni sull’aumento delle spese militari. Ci ha risposto di no con un’ironia sgradevolmente irrispettosa. Ora scopriamo che invece un impegno l’aveva preso e come. E nemmeno un impegno tra pari ma un ultimatum dal boss amico di Meloni, un ultimatum da mettere in chiaro al suo ritorno in patria: mantenere l’impegno su aumento spese militari o siamo fuori dalla Nato”, dichiarano i deputati M5S della Commissione Difesa di Montecitorio, Arnaldo Lomuti, Marco Pellegrini e Mario Perantoni.

L’Avvocato

Chi ha vestito i panni dell’avvocato di Trump è stato invece Mark Rutte. Il segretario generale della Nato ha provato a smorzare le tensioni, ma senza smentire il richiamo americano: gli alleati europei, ha ricordato, hanno aumentato del 20% gli investimenti per la difesa, ma non basta. Serve fare di più. Rutte ha glissato sulle domande sulla reazione dei Paesi alle parole di Hegseth, limitandosi a osservare che “non è sua abitudine rispondere a ogni singola dichiarazione di ogni Paese della Nato”. Mentre nell’Alleanza cresce l’irritazione per il disco rotto americano, si continua a coprire Trump e a chiedere agli europei di pagare di più.

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