2/08/2026
da Remocontro
Trump contro la Corte penale internazionale. Dal Dipartimento di Stato Usa di nuove sanzioni ad alti funzionari della Corte penale internazionale quando, l’esercito israeliano ha aperto e chiuso indagini su alcuni dei peggiori crimini commessi a Gaza dopo il 7 ottobre. Versione Trump-Netanyahu della giustizia nel mondo: Israele può indagare su se stesso, di corti internazionali non c’è bisogno. Mentre Luca Baccelli, scrive di ‘Autocrati e liberali’ e affronta il tema della ‘guerra giusta’.
L’eterna ‘guerra giusta’ di Israele
«Quando Israele indaga su stesso, si assolve sempre», la premessa amara di Chiara Cruciati. Nonostante da da decenni la società civile palestinese raccoglie prove, documenta reati e chiede indagini indipendenti di uno dei due più alti tribunali del pianeta, la Corte penale internazionale, da anni nel mirino di Stati uniti e Israele. L’ultimo schiaffo martedì sera: il segretario di stato Marco Rubio ha emesso sanzioni contro la presidente della Corte, Tomoko Akane, e Abdolaye Seye, e l’accusatore alla procura, accusandoli di «perseguire funzionari di governi che non hanno acconsentito alla giurisdizione della Cpi». Bugia senza vergogna del ministro di cotanto presidente. In realtà: la Corte può indagare crimini commessi sul territorio degli Stati membri dello Statuto di Roma. Palestina compresa.
Assaggio dell’orrore
L’omicidio della piccola Hind Rajab, 6 anni, crivellata da centinaia di colp, dopo ore imprigionata in auto accanto ai corpi senza vita di sei familiari. Era il gennaio 2024. E c’è quello sui 15 paramedici uccisi a Rafah nel marzo 2025: giustiziati e poi seppelliti (male) sotto cumuli di sabbia. L’esercito ha invece chiuso le indagini sui due raid che ad aprile 2024 centrarono il convoglio dell’ong statunitense World Central Kitchen (sette uccisi); sul bombardamento di una delle sedi di Medici senza Frontiere a Khan Younis nel febbraio 2024 (due uccisi); e sul raid che nel novembre dell’anno precedente ammazzò altri due membri di Msf a Gaza City. Nessun colpevole: «Le decisioni dei comandanti non hanno oltrepassato la soglia di rilevanza penale». Qual è in Israele la ‘soglia di rilevanza penale’. Ed è dato oggettivo, arabo-ebraico- o a variabile religioso entica?
Usa della VERGOGNA
Nove i giudici e tre i procuratori colpiti delle sanzioni statunitensi: congelamento dei beni, blocco dei conti, divieto di viaggio, con effetti dirompenti sulle vite personali e professionali. Rubio lo ha detto chiaramente il 13 luglio 2026: «Smantelleremo la Corte pezzo per pezzo per rispondere a una guerra scatenata contro il nostro paese, non con bombe e missili ma con la forza del cosiddetto diritto internazionale». Due settimane dopo lo ha ribadito: «Abbiamo iniziato ad agire per riportare la Corte all’ordine». Piglio mussoliniano dall’ascendenza italiana. Seduto accanto a lui, Donald Trump lo aveva interrotto: «(Rubio) sta provando a difendere Bibi». Quel Bibi Netanyahu sulla cui testa pende un mandato d’arresto della Corte per crimini di guerra e contro l’umanità e che ieri ha celebrato le nuove sanzioni contro quello che chiama «un tribunale farsa».
Sanzioni soltanto come inizio
Le sanzioni come arma di delegittimazione della Cpi e di indebolimento dei suoi uffici, con la Casa bianca che sta facendo pressioni sempre più feroci su vari Stati perché si ritirino dallo Statuto di Roma. E a spiegare chi o perché, i primi a disconoscere la Corte sono stati Ciad e Venezuela. Dall’altra parte, condanne a parole, promesse di proteggere il diritto internazionale, ma poco di più. Uno strumento concreto l’Europa ce l’avrebbe: l’attivazione del blocco delle sanzioni. «Ma la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si limita allo sdegno di rito. Il timore di infastidire l’«alleato» e magari di subirne le ire sotto forma di dazi prevale, ancora una volta, sulla tutela del diritto internazionale».
Laboratorio dell’occultamento
- «Crollo della Corte penale internazionale sulla solita vittima sacrificale, la Palestina e la sua società civile, in prima linea per portare di fronte alla giustizia i responsabili di crimini contro l’umanità. L’offensiva di Usa e Israele serve anche a questo: il fascicolo palestinese deve essere il laboratorio dell’occultamento.
Autocrati e liberali, il piano inclinato della guerra giusta
In Israele con Luca Baccelli, docente di Filosofia politica che sul Manifesto ragiona di Ben-Gvir e su cosa quel ministro per l’intero Stato ebraico. Il ministro che per Gaza invoca «di eliminare da 30 a 40 persone ogni notte. Lì ci sono persone che non meritano di vivere. Non sono nemmeno persone». «Sui giornali liberaldemocratici Itamar Ben-Gvir è visto come una sorta di anomala escrescenza nell’«unica democrazia del Medio oriente» e nello stesso governo Netanyahu. Purtroppo le sue politiche genocidarie, le guerre di aggressione, lo spregio del diritto e il linguaggio di disumanizzazione dei palestinesi sono largamente condivisi in Israele. Ci sarebbe da chiedersi se qualcosa del genere non sia intrinsecamente connesso al progetto sionista, e la pulizia etnica della Palestina che dura da quasi un secolo porterebbe argomenti in questo senso».
Trump-Rubio e il diritto umanitario moderno
Il principio del diritto internazionale umanitario moderno: puoi combattere legittimamente, ad esempio in risposta a un’aggressione o su mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, ma ciò che ti è vietato è esattamente lo stesso che se tu fossi l’aggressore. Ma lette nella versione Usa, significano invece che per il titolare della giusta causa di guerra sono lecite azioni belliche vietate al nemico ingiusto. «Il combattente giusto è tenuto a un po’ meno di discriminazione fra combattenti e non combattenti, a esercitare un po’ meno di precauzione, a considerare un po’ meno la proporzionalità fra fini e mezzi». Ed ecco che la nuova «grammatica della guerra giusta opera come solvente dei tradizionali freni alla guerra» sia nella scelta di intraprenderla sia durante il combattimento, come è stato evidente negli anni della guerra al terrorismo».
‘Guerra giusta’ lunga storia di ingiustizie
- Ben-Gvir e Netanyahu citano continuamente l’Antico testamento sul destino dei popoli «votati allo sterminio da Jahvé perché occupavano la Terra promessa o rischiavano di corrompere il popolo eletto». Anche la teologia cristiana ha dato il suo contributo. Attraverso il medioevo e le crociate, la teoria della guerra giusta è arrivata alla legittimazione della conquista dell’America e oltre. La sua grammatica ha contaminato le prime elaborazioni del diritto internazionale, ma embrava superata con il perentorio articolo 2 della Carta delle Nazioni unite, che vieta agli Stati non solo l’uso ma anche la minaccia della forza. Eppure si è tornati a parlare di guerra giusta nella Guerra del Golfo del 1991, e ‘umanitaria’ in Jugoslavia 1999. Oggi Trump sembra non avere bisogno di giustificazioni per le sue minacce di aggressione, più o meno attuate, dalla Groenlandia all’Oman, dal Venezuela all’Iran. Al degrado, con Israele, dell’America stessa

