02/08/2026
da il Manifesto
M'arrocco Ceuta offriva l’occasione per piazzare il dossier migranti al centro della scena europea. Meloni l’ha colta stravolgendo la realtà. Oggi figura come punta di una sorta di internazionale nera
L’emergenza c’è stata, certamente pilotata da chi usa disperati e migranti come carne da cannone. È durata poche ore, senza rappresentare mai un problema per l’Italia, e si è dissolta.
Giorgia Meloni non se ne è accorta o, più precisamente, finge di non essersene accorta. Quando ha preso l’inaudita decisione di chiudere senza motivo i confini per chi arriva dalla Spagna, ma solo se ha la pelle scura, era già evidente l’assenza di pressione sui confini della patria. Quando ieri ha vergato, con la sodale socialdemocratica danese Fredriksen, una missiva rivolta ai vertici Ue per reclamare «risposta europea immediata e coordinata» ai fatti di Ceuta, era palese che di quella tempestiva risposta non c’era più alcun bisogno. Tuttavia 20 governi europei hanno apposto la loro firma in calce alla richiesta, che è stata naturalmente accolta.
Della sceneggiata isterica ed emergenziale seguita alla “invasione” di Ceuta Meloni è stata la principale regista. Ha aperto le danze e poi dato il la, pur non avendo assolutamente nulla da temere. In parte ha agito in conto terzi. Ha dato una mano allo stretto compagno d’arme Santiago Abascal, leader di Vox, ma anche ai Popolari spagnoli che si preparano a tentare la spallata contro Sánchez a braccetto con i franchisti. Facendo il gradito favore alla destra spagnola, la leader di quella italiana lo ha fatto anche a se stessa e ai leader cugini all’offensiva in tutta Europa.
Sánchez è la bestia nera tanto della destra radicale quanto di quella egemone nel Ppe, l’anomalia da eliminare prima che il contagio si diffonda, la ridotta da conquistare per chiudere il conto con la sinistra europea.
Colpire il governo di Madrid significa indebolire i rivali ovunque. La sua testa sarebbe anche un grazioso dono da offrire al capriccioso imperatore di Washington, che lo ha messo in testa alla sua lista nera da un pezzo e che non ha perso tempo nel dare man forte al coro europeo, come sempre con toni ancor più splatter. Probabilmente però la premier italiana si sarebbe mossa allo stesso modo comunque. La virata brusca dell’Europa sulla rotta dei respingimenti e della blindatura dei confini è il solo successo che Meloni possa vantare sul fronte che l’ha vista per quattro anni più impegnata, quello della politica estera.
Ceuta offriva l’occasione per piazzare indebitamente quel dossier, oggi in realtà secondario, al centro della scena europea. Meloni l’ha colta stravolgendo la realtà, inventando di sana pianta un allarme rosso inesistente, cercando e trovando un incidente internazionale assolutamente gratuito. Oggi figura come punta di una sorta di internazionale nera che la riavvicina a Trump ma anche come punto di riferimento delle politiche migratorie della civilissima Europa. Si frega le mani e la si può capire. Molto più difficile è capire la reazione di quei governi e di quell’establishment europeo che, di fronte a un attacco tanto ruvido quanto immotivato e comunque di valenza politica inaudita, hanno di fatto scelto la complicità. Se la decisione italiana di sospendere per un mese il trattato di Schengen non appare ridicola e pretestuosa qual è, se non viene bollata come colpo basso che mina deliberatamente i vincoli di solidarietà e lealtà tra i Paesi dell’Unione, è perché nessuno osa dirlo apertamente. Nessuno si smarca. Nessuno critica. Nessuno punta l’indice. Molti, anzi, si accodano.
Su tutti i leader europei grava il ricatto dell’estrema destra. Ciascuno si sente nei rispettivi Paesi assediato. Ognuno cammina sulle uova nel terrore di facilitare il lavoro agli assedianti scontentando gli umori dell’elettorato sul tema che più di ogni altro gonfia le vele di una destra sempre più radicale. Senza rendersi conto che, in questo modo, la destra radicale ha già vinto comunque. Così persino una messa in scena ai limiti del buffonesco come la sospensione di Schengen finisce per pagare chi l’ha allestita.

