09/02/2026
da Remocontro
Con una travolgente vittoria i conservatori liberal-democratici giapponesi hanno vinto le elezioni parlamentari anticipate che potrebbero rivoluzionare la geopolitica della regione. E mentre Trump festeggia, già i cinesi lanciano avvertimenti.

Un vero tsunami elettorale
Questa volta, il Giappone lo tsunami se lo è visto arrivare alla Camera Bassa del Parlamento, quella che conta di più. Perché ha i maggiori poteri, in tema di leggi di bilancio e, inoltre, può scavalcare, respingendoli, eventuali veti legislativi posti dalla Camera Alta. Era questa la vera scommessa (un po’ azzardata) fatta dalla signora Sanae Takaichi, chiamata l’anno scorso al capezzale dello storico Partito conservatore liberal-democratico (PLD) uscito con le ossa rotte dalle elezioni del 2024, quando era guidato da Shigeru Ishiba. Subentrata come leader di un gruppo politico allo sbando e diventata, automaticamente, Premier di un Paese in profonda crisi di identità, la signora Takaichi, una donna dall’aspetto delicato e dai modi raffinati, ha sfoderato gli artigli di una tigre. E ha subito puntato alto: indicendo in pieno inverno elezioni anticipate. Facendo così ha rischiato molto, ma con l’intento però di guadagnare ‘tutto’. Cioè, di acchiappare una maggioranza tale da riuscire perfino a cambiare la Costituzione. A cominciare dagli articoli che si riferiscono all’organizzazione militare e alla facoltà di dichiarare guerra. E persino, dice qualcuno, anche alla possibile ‘nuclearizzazione’ delle forze armate, come nuova strategia di deterrenza nazionale. Insomma, Sanae Takaichi ha presentato un programma elettorale buono per accontentare tutti, squisitamente ‘giapponese’. Costruito, per esempio, su un allentamento della pressione fiscale che favorisse le classi popolari. E, al contempo, proponendo un disegno strategico che rilanciasse il millenario ruolo della «Prima catena di isole» in funzione anticinese.
Una supermaggioranza di due terzi
Dunque, quella ottenuta dal Primo ministro nipponico, con la sua ‘mossa del cavallo’, è stata una vera e propria supermaggioranza, che equivale a circa i due terzi della Camera Bassa. Si tratta di una vittoria record nel dopoguerra, ottenuta dopo una campagna elettorale costruita su due capisaldi: l’esigenza di controllare la spirale dei prezzi (specie quelli alimentari) e il dibattito sulla sicurezza nazionale (e i tormentati rapporti con la Cina). Il PLD ha letteralmente straripato, ottenendo 316 seggi rispetto ai precedenti 198. E il suo alleato di coalizione, il Japan Innovation Party, è arrivato a 36 seggi. Tanto per dare un’idea di quanto stupefacente sia stata la vittoria della signora Takaichi, basti solo notare che il principale partito di opposizione, la Centrist Reform Alliance, è passato da 167 a soli 49 seggi. Secondo Nikkei Asia, «una vittoria così schiacciante rappresenta una svolta radicale, dopo due sconfitte consecutive alle elezioni nazionali del 2024-25, che hanno lasciato il PLD in difficoltà persino nella formazione di un governo. Le elezioni anticipate hanno rappresentato una scommessa importante per la 64enne primo ministro eletta a ottobre, incaricata di risollevare un partito allo sbando. Il PLD ha governato il Giappone per gran parte del dopoguerra – aggiunge Nikkei – ma prima di Takaichi, il tasso di approvazione per la coalizione da lei guidata era rimasto fermo intorno al 30-40%. A luglio scorso, il partito era diventato minoranza in entrambe le Camere del Parlamento».
Grazie Trump, dal ‘MJGA’
Nel suo primo ringraziamento a un leader straniero, la vittoriosa premier si è rivolta al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con un messaggio che ne ricorda le ‘calde parole di sostegno’. E che ribadisce il potenziale di un’alleanza con gli Usa, definita come ‘illimitata’. Naturalmente, la spiegazione è semplice: l’area politica dalla quale arriva Sanae Takaichi è quella che potremmo definire del ‘MJGA’ (Make Japan Great Again), anche il Giappone come l’America di nuovo grande, sia pure con le dovute correzioni e i giusti adattamenti, per adeguarla alla cultura e alla storia nipponiche. Ecco cosa scrive Nikkei: «L’elezione di Takaichi a leader del partito, un politico schietto che è anche una batterista heavy metal e una appassionata motociclista, aveva catturato l’attenzione del pubblico, soprattutto delle elettrici. L’ampio sostegno pubblico a una politica precedentemente associata all’estrema destra del PLD indicava che si era dimostrata una leader pragmatica, in grado di stringere stretti legami con altre nazioni asiatiche e di affrontare questioni difficili come l’immigrazione e il deficit fiscale. Ha quindi puntato a capitalizzare la sua popolarità, finché era ancora alle stelle, indicendo elezioni anticipate a sorpresa nel bel mezzo dell’inverno. È stata una decisione controversa, che ha bloccato le deliberazioni annuali sul bilancio e ha rappresentato una sfida organizzativa nelle regioni innevate». Ma che è risultata vincente.
E in Cina sale la tensione
Inutile dirlo, ma la straripante vittoria della leader ‘dura e pura’, che a Tokyo vuole resuscitare le glorie e le ambizioni del Sol Levante, a Pechino ha finito per sollevare sospetti, preoccupazioni e scatenare una ‘guerra di nervi asimmetrica’. «I rapporti spesso difficili tra i due Paesi – sostiene Nikkei – hanno subito un brusco peggioramento a novembre, quando Takaichi ha ipotizzato che un tentativo della Cina di conquistare Taiwan con la forza avrebbe creato una situazione di ‘minaccia alla sopravvivenza’ del Giappone, richiedendo una risposta militare a supporto delle forze statunitensi. Un governo cinese infuriato ha risposto scoraggiando i viaggi in Giappone, tra le altre forme di ritorsione. Ma la pressione economica e militare ha solo rafforzato la popolarità interna di Takaichi e probabilmente ha giocato un ruolo almeno parziale nel suo trionfo elettorale».
- I cinesi adesso sono sul chi vive, Sanno che il Giappone ha una leader che vuole (e può) persino cambiare la Costituzione e riscriverla, per permettere un riarmo e, di più, una postura strategica, che richiami la sua storia. Grande, controversa e tragica. Che dall’era del «Vento divino» che impedi l’invasione mongola, fino alle battaglie aeronavali dell’ammiraglio Yamamoto, è stata prima di tutto una storia anti-cinese.

