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Germania, il sistema politico rischia di implodere

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Politica estera 

22/09/2026

da Remocontro

Piero Orteca

È una crisi di sistema: i vecchi partiti non ascoltano più i bisogni della gente. E i nuovi governi, chiusi nei Palazzi, si parlano addosso, vivendo in un mondo staccato dalla realtà. Così poi si stupiscono se un intero popolo gli volta le spalle, dopo essere stato ignorato.  

 

Il Cancelliere sotto shock

A molti cronisti tedeschi, il Cancelliere Merz, durante la conferenza stampa successiva alla batosta elettorale di domenica, a Berlino e in Meclenburgo-Pomerania, è sembrato letteralmente sotto shock. Si aspettava una sconfitta e un’avanzata dei populisti di destra, ma non di quelle dimensioni. Lo schiaffo più sanguinoso, che lo ha fatto letteralmente traballare, è stato quello di sapere che in Meclemburgo il suo partito, la gloriosa CDU, era stato cacciato dal Parlamento regionale, non essendo stato in grado di raggiungere lo sbarramento proporzionale del 5%. Un’umiliazione storica. Che lui ha cercato disperatamente di confondere tra le pieghe di mille motivazioni occasionali. Ha farfugliato alcune giustificazioni (senza molto senso), ma il tono monocorde della sua voce e la sua faccia, più cupa e truce del solito, già dicevano tutto. Anche se, alla fine di quello che è sembrato più un elogio funebre che un’analisi politica, ha ribadito che resterà attaccato con le unghie e con i denti alla poltrona di Cancelliere. Almeno fino a quando, è chiaro, i suoi compagni di partito non si renderanno conto che sta facendo colare a picco tutta la Germania. “Il risultato delle elezioni – ha detto il Cancelliere – è dovuto anche al fatto che si è verificata una forte escalation delle tensioni tra l’AfD e l’SPD nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Le ragioni vanno ben oltre la mia persona. Stiamo vivendo una profonda polarizzazione, a Berlino, oltre il 40% dei voti è andato a forze distruttive, che cercano di conquistare la gente con soluzioni radicali e semplicistiche. Alla luce di ciò, è importante mantenere la stabilità e farne comprendere chiaramente il valore ai cittadini. Quindi i governi federale e statale devono restare uniti e trovare un modo per collaborare”.

“Bisogna richiedere la fiducia”

Tutto il mondo politico tedesco (e non solo quello) è in fibrillazione, dopo lo spoglio per le elezioni a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania, che seguono le consultazioni già tenutesi in Sassonia qualche settimana fa. Dopo la vittoria a valanga in quell’occasione di “AfD”, i partiti di governo puntavano molto su un “contenimento” dei populisti di destra. Invece sembra proprio che la loro marcia sia ormai inarrestabile e anche i sondaggi che arrivano dall’ovest della Germania sollevano inquietudini. Forse anche per questo, come riporta la Frankfurter Allgemeine Zeitung (“FAZ”), il leader della CDU di Amburgo, ha posto la questione di un voto di fiducia a Merz. Friedrich Merz dovrebbe chiedere un voto di fiducia dopo i disastrosi risultati elettorali? Almeno questo è ciò che Dennis Thering, presidente della CDU di Amburgo, ha suggerito al Cancelliere. Alla luce della storica disfatta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. ‘La breve dichiarazione del Cancelliere Merz subito dopo le proiezioni è insufficiente’, ha affermato Thering. Il Cancelliere deve agire con il governo di coalizione CDU/SPD. ‘Gli annunci devono essere attuati, le decisioni prese e le riforme portate avanti’, ha chiesto il Presidente regionale. ‘I primi segnali di distanziamento da parte dell’SPD sono un pessimo presagio. Se un voto di fiducia è necessario per proseguire sulla strada delle riforme, allora Merz deve richiederlo’. Il centro democratico continuerà a perdere terreno ‘se anche la CDU e l’SPD non faranno la loro parte nei Länder e non garantiranno il successo delle riforme necessarie’, ha avvertito Thering”.

È una crisi di sistema

In molti, stanno finalmente cominciando a capire che la drammatica crisi politica tedesca è qualcosa di epocale, che non riguarda solo la Germania. Come è già stato annunciato, in tempi non sospetti, dai commentatori più lungimiranti, la rivoluzione dei consensi elettorali in un arco di tempo limitato è la risultante di una “crisi di sistema”. In sostanza e per farla breve, chi comanda (qualunque sia la sua casacca) è chiuso nel Palazzo, e ha perso progressivamente i contatti con la sua popolazione. Si parla semplicemente addosso, scegliendo priorità e facendo vertici su questioni che, per la gente, vengono assolutamente dopo le necessità quotidiane più impellenti: mangiare, vestirsi, mandare i figli a scuola, pagare l’affitto, far quadrare i conti del bilancio domestico e difendersi dall’appetito di uno Stato rapace, sempre pronto a “sguainare” l’ennesima bolletta. Manco fosse un’arma impropria. Certo, tutto il mondo è paese, ma se uno scasso di questo tipo vede protagonista l’ex mitico paradiso dell’efficienza e della produzione (ovvero la Germania) allora, l’allarme comune, anzi “comunitario”, perché riguarda tutta l’Europa, finisce per diventare panico politico. Perché, vedete, quello che è successo domenica a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, era stato anticipato fino a un certo punto: la vittoria schiacciante dei populisti di estrema destra di “Alternative fur Deutschland” (AfD). Il cupo vaticinio, però, non era arrivato a prevedere addirittura l’eclissi della CDU, rimasta in Meclenburgo sotto la soglia dello sbarramento proporzionale del 5%. Pensate, il glorioso partito che fu di Helmuth Kohl e Angela Merkel cacciato fuori dal Parlamento regionale, mentre i “post-nazi” (in effetti dei “qualunquisti”, con una spruzzata di nostalgia da operetta) superavano il 38%. E non è finita qui, perché la situazione politica si è ulteriormente aggrovigliata ed è diventata un ginepraio, dove non si distingue più l’avversario dal possibile alleato.

Effetto “ferro di cavallo”

La situazione, numeri alla mano e prospettive di governo all’orizzonte, è fosca. Con tendenze al terrificante. E vi spieghiamo perché. Non è solo “AfD” a crescere in modo impetuoso. È anche l’altro lato dello spettro politico a chiudere il cerchio, con il classico “effetto ferro di cavallo”. Così, la Sinistra (quella “doc”), che tiene le posizioni. a Berlino si candida per governare la città. Può essere una cosa buona a livello locale, ma su scala nazionale spariglia tutti gli equilibri. La CDU, a questo punto, potrebbe essere tentata di andare più a destra, per coprirsi dal lato di “AfD” e, addirittura, per cercare col partito di Alice Weidel punti di convergenza. L’SPD invece è in fibrillazione. La Grosse Koalition con il Cancelliere Friedrich Merz sta portando solo guai grossi come montagne e sta facendo scivolare il partito in un limbo. Perde voti a sinistra, verso Die Linke, i Verdi e anche a vantaggio di “BSW”, Bundnis Sarah Wagenknecht”, i populisti rossi che non sono riusciti a entrare per un soffio nel Parlamento del Meclenburgo, arrivando a un pelo dallo sbarramento del 5%. Per come si è messa la situazione gli estremisti di “AfD” sono in una posizione invidiabile. A loro basta rimanere all’opposizione in entrambi i Laender, Berlino e Meclemburgo, per ingrassare ancora di più. Infatti, con la situazione economica attuale e con la CDU fuori dai giochi in entrambe le regioni, è improbabile che arrivino risorse aggiuntive dal governo.

  • In Meclemburgo si prospetta un governo regionale di sinistra-sinistra, con SPD, Verdi e Die Linke. Anche nella capitale dovrebbe toccare alla “pasionaria” Elif Eralp, personaggio carismatico di una Sinistra più incline ai fatti che ai convegni. Al primo punto del suo programma berlinese, c’è l’espropriazione di case “per pubblica utilità”, vista la drammatica situazione del mercato degli affitti.
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