27/04/2026
da Remocontro
Il bilancio di palestinesi uccisi dal 10 ottobre scorso, dall’entrata in vigore della «tregua», sale a 780. O forse siamo già oltre? Quello totale ufficiale dell’offensiva israeliana iniziata il 7 ottobre 2023 ha superato i 72.500 uccisi, un numero che non tiene conto dei morti per cause considerate indirette (fame, freddo e malattie) e delle migliaia di corpi sotto le macerie o sepolti nelle fosse comuni, al momento impossibili da recuperare a causa dell’assenza di macchinari per il blocco israeliano.
Caduta d’attenzione o distrazione politica?
In Italia quasi tre quarti della popolazione si informa attraverso canali digitali. Secondo le stime più recenti, oltre 43 milioni di persone — circa il 73% degli italiani — accedono quotidianamente a notizie online, che si tratti di articoli sui siti di informazione, contenuti nei feed di Facebook, video su YouTube e TikTok o, sempre più spesso, post e reel su Instagram. Se negli anni passati Facebook ha rappresentato il principale snodo della distribuzione delle notizie, oggi è Instagram a concentrare la quota più dinamica dell’informazione social, diventando di fatto il primo strumento con cui gli italiani oggi si informano.
‘Citizen journalism’
Negli ultimi anni numerose pagine editoriali italiane hanno consolidato una presenza significativa su queste piattaforme, accumulando centinaia di migliaia — in alcuni casi milioni — di follower, con una crescita particolarmente marcata durante il periodo pandemico. Parallelamente, con l’intensificarsi del genocidio a Gaza, a livello nazionale e internazionale si è assistito alla proliferazione di account di citizen journalism nati con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla crisi umanitaria nella Striscia anche quando il tema tendeva a uscire dal ciclo delle breaking news.
‘Watchdog’, guardiani dell’informazione assenti
InsideOver si interroga sulla copertura del genocidio a Gaza dopo la firma della tregua tra Hamas e Israele del 10 ottobre 2025, riscontrato che la tregua è esistita solo sulla carta. Mai rispettata, ha prodotto oltre 600 morti in 3 mesi con decine di donne e bambini massacrati. Ogni giorno, dal 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso almeno una persona a Gaza. Alla fine di ottobre si è avuto uno dei bilanci più tragici, oltre 70 morti in 24 ore nonostante una tregua dichiarata. In meno di un mese, tra il 10 ottobre e il 10 novembre 2025, e mentre sulle colonne di stampa italiane le notizie su Gaza sono totalmente scomparse, Israele ha violato la tregua quasi 700 volte.
L’analisi sui ‘distratti’
Ma per il lettore italiano ormai prevale il web. Cinque profili per una platea complessiva di circa 6,3 milioni di follower. L’analisi ha preso in esame tre finestre temporali: il mese precedente alla tregua (settembre 2025), il mese della firma (ottobre 2025) e il mese successivo (novembre 2025). I dati mostrano che la copertura suocial relativa al genocidio a Gaza ha registrato una riduzione media dell’84% rispetto al periodo precedente alla firma della tregua tra Israele e Hamas. Uno dei cinque media analizzati ha pubblicato 240 post consecutivi senza alcun riferimento a Gaza, alla Cisgiordania o ai Territori Palestinesi. Circa 22 giorni di pubblicazioni prive di copertura sul genocidio. Nello stesso arco di tempo, dati del Ministero della salute di Gaza, oltre 60 morti attribuite a bombardamenti o esecuzioni da parte dei militari IDF sui civili.
HelpAge e Amnesty International
Nella Striscia di Gaza, a causa della scarsità di cibo, le persone anziane sono costrette a saltare i pasti, anche per assicurare che altri familiari possano mangiare. A causa della mancanza d’accesso ai medicinali, le cure cui sono sottoposte vengono razionate. «Illegali, crudeli e inumane restrizioni imposte da Israele all’ingresso di aiuti salvavita sulla possibilità delle persone anziane di ricevere cure e medicazioni, di alimentarsi con sostanze nutrienti e di vivere in rifugi adeguati. Nei mesi invernali i palestinesi della Striscia, la maggior parte delle quali vive in tende fatiscenti o in rifugi improvvisati, devono anche subire le conseguenze dello straripamento dei rifiuti, delle inondazioni e dell’esposizione a venti forti.
Libano nuova Gaza
Natizia ANSA di poche ore fa. Libano, ‘oltre 2.500 morti nei raid d’Israele dal 2 marzo’. «Il ministero della Salute del Libano riferisce che, dal 2 marzo, data in cui è ripresa la guerra aperta tra Israele e Hezbollah, almeno 2.509 persone sono state uccise e 7.755 ferite dagli attacchi israeliani».
Iran, guerra per conto Israele’
‘Siamo in guerra per conto di Israele’: l’ammissione nero su bianco del Dipartimento di Stato Usa. Il Dipartimento di Stato americano ha messo nero su bianco che gli Stati Uniti sono entrati in guerra contro l’Iran su richiesta di Israele. L’ammissione, in un memorandum ufficiale pubblicato il 24 aprile, smentisce la narrativa ufficiale della Casa Bianca sulle reali ragioni dell’operazione Epic Fury. A distanza di quasi due mesi dall’inizio dei bombardamenti (28 febbraio), il Dipartimento di Stato ha firmato un documento in cui si legge: «Gli Stati Uniti sono impegnati nel conflitto su richiesta e per la legittima difesa collettiva del nostro alleato israeliano, nonché nell’esercizio del diritto naturale degli Stati Uniti all’autodifesa».

