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Gaza, anche con la tregua Israele sposta sempre più in là la Linea gialla: ora occupa il 59% del territorio di

Gaza, anche con la tregua Israele sposta sempre più in là la Linea gialla: ora occupa il 59% del territorio di

Politica Estera

04/05/2026

da Il Fatto Quotidiano

Redazione

Lo ha reso noto Galei Zahal, la radio ufficiale dell'esercito: a ottobre 2025, quando è iniziato il cessate il fuoco, ne controllava il 53%. E "alti funzionari dello Stato Maggiore spingono per tornare a combattere

Israele continua a occupare territori nella Striscia di Gaza. “Le Idf hanno ampliato l’area sotto il loro controllo – ha riferito domenica Galei Zahal, la radio ufficiale delle Israel Defense Forces – e hanno spostato in avanti la Linea Gialla (la linea di demarcazione stabilita durante i negoziati per il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 che separa le aree sotto il controllo dell’esercito di Tel Aviv dalle zone in cui è permessa la presenza della popolazione palestinese, ndr), tanto da controllare già il 59% dell’area (e non il 53% come quando è iniziato il cessate il fuoco)”.”Alti funzionari dello Stato Maggiore stanno spingendo per tornare a combattere a Gaza – ha aggiunto l’emittente -, affermando: ‘Il momento migliore per combattere Hamas è adesso'”.

Giovedì Haaretz ha riferito che l’esercito israeliano sta trasformando Linea gialla, chiamata così perché costituita da blocchi di cemento dipinti di giallo e inizialmente presentata come temporanea in vista di un ritiro delle forze israeliane dal territorio, in una realtà permanente. Secondo il quotidiano israeliano di opposizione, la frontiera è di fatto diventata una zona di separazione fissa sul terreno, poiché l’esercito ha costruito lungo il suo perimetro 32 postazioni militari e ha innalzato una barriera di terra lunga circa 17 chilometri. Sempre secondo Haaretz, negli ultimi mesi oltre 200 palestinesi sono stati uccisi nelle sue vicinanze.

La tregua avrebbe dovuto porre fine a due anni di un’offensiva che ha causato oltre 72.000 morti e 172.000 feriti, e distrutto il 90% delle infrastrutture civili. Con meno dell’1% dei detriti rimosso dopo due anni di guerra, riferisce ancora il quotidiano, sotto le macerie si troverebbero i corpi di circa 8 mila palestinesi. Un funzionario anonimo del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha rferito che, considerata la lentezza delle operazioni di rimozione dei detriti, il processo potrebbe richiedere fino a sette anni.

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