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Gaza ad offuscare l’Olocausto, riapre l’era dei genocidi

Gaza ad offuscare l’Olocausto, riapre l’era dei genocidi

Politica estera

23/07/2026

da Remocontro

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Il 15 luglio, il New York Times ha pubblicato un saggio dello storico israeliano Omer Bartov, tra i più autorevoli studiosi dell’Olocausto e dei genocidi, dal titolo “I’m a Genocide Scholar”. (Sono uno studioso di genocidi). «Quanto accaduto a Gaza sembra preannunciare un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni o leader potrebbero essere incentivati a perseguire politiche genocidarie sapendo che non solo la faranno franca, ma che potrebbero persino trarne vantaggio»

I genocidi riconosciti della storia moderna

Diversi i genocidi della storia moderna, da quello armeno a quello consumato dalla Germania contro le popolazioni africane degli Herero e dei Nama, preludio a quello nazista contro gli ebrei. Secondo Omer Bartov, il più autorevole esperto di questo crimine, i primi genocidi citati riuscirono «grazie all’impunità di cui godevano all’epoca o all’assenza di successive punizioni, lo Stato responsabile continuò a trarre profitto dalle proprie azioni criminali. L’invenzione e la codificazione del concetto di genocidio dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano appunto lo scopo di impedire il persistere di questa dinamica di impunità e profitto».

Crimini nazisti e Israele a Gaza

Dopo aver studiato per decenni la complicità della Wehrmacht nei crimini nazisti, Bartov applica il metodo storico comparativo al conflitto israelo-palestinese. Analizza dichiarazioni ufficiali, strategie militari e la sistematica distruzione della Striscia, concludendo che le operazioni dell’IDF rivelano un’intenzione genocida. L’uso di retoriche bibliche da parte dei vertici israeliani e le condizioni imposte alla popolazione palestinese – fame, sfollamenti continui, bombardamenti – portano lo storico a dichiarare che “riconosce il genocidio quando lo vede”.

Gaza minaccia la memoria dell’Olocausto

  • Bartov avverte: ignorare questi segnali mina la credibilità del diritto internazionale e svuota di significato la memoria dell’Olocausto. La cultura del “Mai più”, se selettiva, rischia di diventare un alibi. In gioco non c’è solo Gaza, ma l’intera architettura morale su cui si fondano giustizia, memoria e diritti umani.

Corrado Augias dall’Olocausto al genocidio

Sempre sul saggio Omer Bartov. Corrado Augias. «Il primo segnale d’allarme Bartov lo lanciò con un editoriale sul New York Times nel novembre 2023 quando cominciò ad essere chiaro che la risposta d’Israele alla orribile strage di 1.164 pacifici israeliani compiuta da Hamas il 7 ottobre rischiava di diventare un genocidio. L’amministrazione Biden non colse i segnali “per ragioni di politica interna e per ignoranza della realtà politica in Medio Oriente”.

L’abisso che ne è seguito

Omer Bartov invita a considerare un importante fattore psicologico. A ottant’anni dalla fine della guerra la Shoah viene spesso evocata dagli ebrei e dagli israeliani oggi non come un ricordo ma come un monito urgente. Trasformazione di scenario in cui le manifestazioni pro-Palestina diventano facilmente antisemite; uno scenario in cui gli israeliani che criticano le politiche d’occupazionein Cisgiordania vengono considerati “ebrei antisionisti che odiano se stessi o accusati di essere al soldo di Hamas».

Lo slogan dello stato d’Israele (1948) fu ‘mai più’

«Nessuno avrebbe potuto uccidere bambini ebrei, sterminare comunità, violentare, bruciare, annichilire. L’aggressione del 7 ottobre rompeva la garanzia sulla quale lo Stato era nato. -E così conclude Augias-. Questo ha dato ad un premier corrotto come Benjamin Netanyahu la possibilità di dare mano libera ai due ministri fascisti che sostengono il suo governo (Ben Gvir, Smotrich), all’ampliamento delle colonie in Cisgiordania, ad una campagna che in definitiva tende ad espellere tutti i palestinesi. Così Israele ha perso la moralità sulla quale era nato, la sua stessa anima.

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