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Francia: le primarie a gauche e la vittoria del nuovo

Francia: le primarie a gauche e la vittoria del nuovo

Politica estera

14/10/2026

da Remocontro

Massimo Nava

Alla fine Raphaël Glucksmann – lo «stagista» (definizione sprezzante di Ségoléne Royal, umiliata ed eliminata) – ha stravinto le primarie del Partito socialista e può legittimamente candidarsi alle elezioni presidenziali della primavera prossima. Massimo Nava senza sconti che tira in ballo la sinistra italiana, col Corriere che precisa come il plebiscito interno non trasforma Glucksmann in condottiero di tutta la sinistra fino alla vittoria.

Una ‘gauche’ ecologista, europeista, socialdemocratica

Glucksmann propone una sinistra ecologista, europeista, socialdemocratica, che ritrovi l’entusiasmo innovatore della prima presidenza di Emmanuel Macron e la forza della tradizione mitterandiana con lo sperato appoggio dell’ex presidente François Hollande. Ma è una «gauche» che deve fare i conti con la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, avanti nei sondaggi, paladino delle piazze in rivolta, osannato dai giovani e da tante categorie di francesi scontenti e arrabbiati. Inoltre Glucksmann ha origini ebraiche, è ardentemente anti russo come il grande filosofo Andrè, suo padre, sostiene l’Ucraina senza riserve, vanta amicizie con il movimento che scatenò la «rivoluzione delle rose» anti russa in Georgia. Insomma, una carta d’identità politica che può piacere alla sinistra riformista e borghese, ma dispiace alla sinistra più radicale, pacifista, filo palestinese, più vicina al popolo delle periferie e ai giovani immigrati, per lo più musulmani.

La Francia politica nelle guerre in corso

Con due guerre in corso, anche in Francia la politica estera entra drammaticamente nel dibattito politico ed è lacerante, soprattutto a sinistra, tanto più che Mélenchon si è più volte duramente espresso contro il sostegno militare all’Ucraina (guadagnandosi l’accusa di filo russo) e contro Israele per il genocidio a Gaza (guadagnandosi l’accusa di antisemitismo).

Le primarie per quanto valgono

Tenere insieme queste due anime è un po’ la quadratura del cerchio, peraltro ulteriormente complicata dal meccanismo delle primarie che determinano il vincitore attraverso il voto degli iscritti, ma anche dei simpatizzanti online. C’è stato un flusso inaspettato, un po’ come capitò in Italia a Elly Schlein, che non permette di decifrare al millimetro il reale consenso della base elettorale del partito.
A memoria c’è il precedente di Benôit Hamon, trionfatore alle primarie e poi scalzato da Macron. Ma proprio i sondaggi oggi dicono che Glucksmann può essere l’astro nascente della sinistra riformista. Piace ad una parte della classe dirigente, è un abilissimo comunicatore, avrà dalla sua quel che resta delle truppe di Macron e di conseguenza il sostegno dell’apparato, almeno fino alle elezioni.

Marine Le Pen solo al ballottaggio?

Soprattutto, sembra l’unico in grado di sbarrare la strada al Rassemblement National e a Marine Le Pen, data per sicura (e per la terza volta) al ballottaggio di primavera. In questo senso, il meccanismo elettorale a doppio turno non fa sconti a nessuno. Le posizioni di principio e le simpatie di partenza si attenuano in corsa per portare all’Eliseo un candidato accettabile per la propria famiglia politica. Se il vento di Glucksmann continuasse a soffiare, anche Mélenchon potrebbe/dovrebbe mettere da parte le sue ambizioni.

Sinistra da ricomporre

«Non siamo qui per vincere una disputa all’interno della sinistra. Siamo qui per vincere le elezioni presidenziali: voltare pagina sul macronismo, impedire l’ascesa dell’estrema destra e cambiare la vita», ha subito commentato Glucksmann. Belle parole, che da oggi devono mettere fine a rivalità interne, rancori nel «campo largo» francese, ambizioni non ancora accantonate, come nel caso dell’ex presidente Hollande, il quale si è seduto in panchina e sembra attendere che il popolo della gauche faccia appello al suo ritorno. Ségolène Royal e Olivier Faure, i principali sfidanti, non hanno risparmiato roventi critiche al vincitore. La peggiore, appunto quella di essere considerato il «nuovo Macron» che, nella Francia di oggi, è un insulto politico.

Sondaggi a campo troppo largo

A sei mesi dal primo turno, previsto per il 18 aprile 2027, Glucksmann avrebbe oggi l’11 per cento dei consensi, dietro Mélenchon (16%), Édouard Philippe (21%) e Marine Le Pen (33%). Cifre che dicono tutto e niente. Se Marine Le Pen appare irraggiungibile almeno al primo turno, l’ex premier Philippe è indebolito da una pletora di candidati nel centro destra, mentre Mélenchon continua a crescere nel clima di protesta sociale e rivoluzione studentesca.

Corsa al centro salvo Hollande

L’impressione è che Glucksmann voglia fare corsa al centro, sperando che l’elettorato popolare ed ex gollista preferisca lui a Marine Le Pen e voglia evitare a tutti i costi la deriva radicale della Francia guidata da Mélenchon.
Hollande resta la mina vagante, nel caso in cui i sondaggi non premiassero la campagna di Glucksmann nei prossimi mesi. Del resto, Hollande si considera tutt’altro che un ripiego. Con discrezione, ha già preparato programma, team e quartier generale. L’ex presidente è noto per il suo senso dell’umorismo, ma i suoi fedelissimi dicono che non sta affatto scherzando.

La sinistra, il giovane, e la fine di Macron

In questo genere di sfida, la percezione dell’elettorato di sinistra è ambivalente: c’è la spontanea simpatia verso il volto nuovo e giovane e c’è la preoccupazione per la mancanza di carisma e di esperienza. La lunga stagione di Macron e la sua biografia politica sono un punto di riferimento costante di queste riflessioni.

C’era una volta un brillante giovane promosso dall’establishment, venuto da una costola di un partito alla deriva, che prometteva la grande trasformazione del Paese, una nuova rivoluzione sociale ed ecologica. Nel corso del tempo, pensò di essere Jupiter o Bonaparte. La Francia precipitò nel caos sociale e nel debito fuori controllo e Jupiter/Bonaparte conobbe Waterloo elettorali in serie.

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