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Fracassi (Flc-Cgil): «Meloni è ostile alla scuola pubblica: 14mila insegnanti tagliati in tre anni»

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Scuola

03/11/2026

da Il Manifesto

Alex Giuzio

Sforo italico Intervista a Gianna Fracassi, segretaria generale Flc-Cgil: «Il calo demografico non è un alibi: si può mantenere lo stesso organico per migliorare la qualità dell’istruzione, che è stata già troppo depotenziata e impoverita»

La Flc-Cgil ha criticato i nuovi tagli al personale scolastico previsti dalla legge di bilancio per il 2027, che porterà a cancellare in tre anni 14mila posti di lavoro tra docenti, impiegati amministrativi, tecnici e ausiliari (Ata). Il sindacato dei lavoratori della conoscenza si è schierato al fianco della mobilitazione studentesca che sta chiedendo più risorse a scuole e università.

Gianna Fracassi, segretaria Flc-Cgil, cosa comportano gli ulteriori tagli all’istruzione?

Per il terzo anno consecutivo si riducono i docenti e il personale Ata. In questa legge di bilancio l’intervento è ancora più cospicuo: ai 5.660 insegnanti e 2.174 Ata già tagliati nel 2025-26 si aggiungono altri 4.925 docenti e 2.049 Ata dal 2027-28. Si è infierito soprattutto sui collaboratori scolastici che garantiscono i servizi essenziali come l’apertura, la vigilanza e la pulizia. Senza di loro la scuola non sta in piedi. Altri posti andranno persi col piano di dimensionamento che ha eliminato 800 autonomie scolastiche, sempre per volontà dell’esecutivo.

Sembra un accanimento contro la scuola pubblica.

Il governo Meloni ha manifestato un’evidente ostilità contro l’istruzione pubblica, mentre ha prorogato il buono fino a 1.500 euro alle famiglie che iscrivono i figli agli istituti paritari. Lo trovo indecente e inaccettabile.

La premier ha annunciato risorse per climatizzare le scuole, è l’unico segnale di attenzione?

Sulla carta è una misura positiva, dal momento che 7 scuole su 10 non sono attrezzate per le temperature estive. Peccato che l’intervento inizierà nel 2028. La prossima estate gli studenti possono crepare di caldo.

Flc-Cgil ha contestato i dati del ministro Valditara sul personale scolastico precario. La questione non è ancora risolta?

A sentire il ministro dell’istruzione sembrerebbe di sì. In realtà il numero dei precari è aumentato da quando c’è questo governo. Solo nell’ultimo anno ci sono stati 302mila incarichi a tempo determinato senza alcun piano di stabilizzazione per consentire l’assorbimento di questa abnorme quantità di lavoratori. Circa la metà è rappresentato dagli insegnanti di sostegno per gli alunni con disabilità. Non solo: la manovra per il 2027 manterrà il blocco del turnover, quindi si potrà assumere solo per sostituire i pensionamenti.

Il governo ha motivato il taglio col calo demografico.

In realtà sta approfittando di questo alibi. Il calo demografico non deve comportare per forza dei tagli: si potrebbe anche mantenere lo stesso numero di organico e aumentare la qualità dell’istruzione che, è bene ricordarlo, negli ultimi anni è stata depotenziata e impoverita. L’Italia è il quartultimo paese europeo per la spesa in istruzione.

Alle vostre istanze si aggiungono quelle degli studenti che sono in mobilitazione da giorni per chiedere migliori condizioni nelle scuole e università.

È una protesta comune per il futuro dell’istruzione. Il governo aveva fatto promesse sul diritto allo studio che non ha mantenuto. L’unica certezza è il taglio delle risorse anche per l’università, che peggiorerà le condizioni di studenti e studentesse. Le dichiarazioni del governo si stanno scontrando con la realtà: da Palazzo Chigi dicono che va tutto bene ma la situazione è ben diversa. Fare propaganda sulle istituzioni pubbliche della conoscenza non funziona, perché sono abitate da milioni di studenti e lavoratori che si rendono conto di come stanno andando realmente le cose.

Da dove partire per migliorare la qualità dell’istruzione pubblica?

Dalla stabilizzazione dei precari e dal miglioramento salariale del personale scolastico, che è il comparto meno retribuito nella pubblica amministrazione. Le risorse non bastano nemmeno per coprire l’aumento dell’inflazione: l’ultimo rinnovo del contratto, che la Cgil non ha firmato, era inferiore di 14 punti percentuali. Se poi facciamo un paragone con gli stipendi nel resto d’Europa, il gap è molto importante.

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