21/010/2026
da Valigia blu
Sei attacchi ibridi in dieci giorni in Europa lasciano aperto un quesito: quando possiamo considerarli parte di una guerra alla NATO?
Nelle ultime settimane, il Mar Nero è diventato “il cimitero dei marinai” dopo che diverse navi mercantili sono state colpite dai droni a largo delle coste bulgare e rumene.
Come riportato dal Guardian, ci sono stati almeno sei attacchi nel giro di dieci giorni, con almeno 23 marinai dispersi o morti.
Lunedì scorso il primo ministro della Bulgaria Rumen Radev ha convocato l’ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova subito dopo l’ultimo attacco da parte di droni a due navi mercantili che ha lasciato 11 membri dell’equipaggio dispersi in acque bulgare.
Secondo la BBC, Mitrofanova avrebbe dichiarato ai media bulgari che non disponeva di informazioni da parte del ministero della Difesa russo in merito agli ultimi attacchi e che questi potrebbero essere stati una provocazione da parte di terzi.
Giovedì scorso, in una dinamica molto simile, sette dei dodici membri dell'equipaggio di una nave con bandiera di San Marino – la Wine Trader – risultano dispersi dopo un attacco di droni a un miglio poco fuori dalle acque territoriali della Romania. Lo stesso attacco aveva provocato, il giorno prima, l'incendio anche di un’altra nave cisterna per il trasporto di sostanze chimiche – la Yara J – in acque rumene. In questo caso, tutto l’equipaggio è stato messo in salvo.
Le due navi erano ancorate nei pressi della foce del canale di Sulina, in Romania, che sfocia nel Danubio – un’importante via di esportazione utilizzata dall’Ucraina, dato che la Russia ha ripetutamente attaccato i porti ucraini sul Mar Nero. Secondo una fonte NATO citata da Reuters, i droni che hanno sferrato l’attacco alle due navi Wine Trader e Yara J erano di origine russa.
La BBC riporta che Mosca ha sì reclamato un attacco a due navi da carico con a bordo materiale militare dirette al porto ucraino di Odessa ma non ha specificato i nomi delle imbarcazioni.
Secondo l’analista Tomas Alexa, intervistato dal Guardian, l’intento russo è quello di compromettere l'esportazione di cereali e prodotti agricoli, un settore chiave per l’economia ucraina. L’escalation di attacchi ibridi – attribuibili alla Russia all’80% – sarebbe inoltre una forma di rappresaglia alla serie di attacchi lanciati dall’Ucraina verso la rete di “flotte ombra” russe di petroliere.
Come già discusso su Valigia Blu, l’ombra della guerra ibrida è pervasa già da tempo sullo spazio europeo, non solo marittimo ma anche aereo.
Il lato soprattutto orientale, quello vicino al fronte ucraino, è il più colpito: sabato scorso le autorità rumene hanno dichiarato che i caccia F-16 rumeni hanno abbattuto due droni sul Mar Nero. Domenica alcuni caccia della NATO sono stati fatti decollare d'urgenza dopo che, quello che si sospetta fosse un drone è entrato nello spazio aereo lituano, secondo quanto riferito dalle autorità lituane e dalle forze armate lettoni.
Dall’invasione su larga scala dell’Ucraina fino a fine settembre 2026, Voxeurop conta circa 144 attacchi con droni nei pressi del confine rumeno, 95 interventi di decollo d’urgenza in risposta a ingressi non autorizzati e 47 violazioni dello spazio aereo rumeno. Di questi, 77 attacchi, 60 interventi di decollo d’urgenza e 28 violazioni si sono verificati solo quest’anno. L’incidente più grave si è verificato il 29 maggio, quando un drone russo ha colpito un condominio a Galați, ferendo una donna e suo figlio.
E quindi fino a che punto questi attacchi ibridi diventano guerra alla NATO? Si chiede EUobserver nel suo podcast “Briefed”. La domanda è lecita dato che sia Bulgaria che Romania sono membri NATO ma al momento nessuno dei paesi coinvolti ha richiesto formalmente le consultazioni previste dall’articolo 4 del Trattato Nord Atlantico in caso di integrità territoriale minacciata, come fase precedente all’articolo 5 ben più impegnativo.
Le vittime degli attacchi degli ultimi giorni sono da considerare obiettivi militari o civili? Gli attacchi a navi mercantili nel Mar Nero violano il diritto umanitario internazionale e del mare? L’ambiguità sull’origine dei droni offusca risposte chiare da parte degli Alleati.
Per ora il presidente rumeno Nicușor Dan e il primo ministro bulgaro Rumen Radev hanno avuto colloqui con il segretario generale Mark Rutte, che ha dichiarato: “La NATO continuerà a collaborare strettamente con i nostri alleati nel Mar Nero, adeguando la nostra posizione in materia di deterrenza e difesa secondo necessità”. Tutti gli alleati si sono inoltre incontrati proprio a Bucarest il 15 e 16 Ottobre per l’annuale NATO Hybrid Symposium e la risposta non sembra molto diversa. Secondo quanto riporta il Guardian, la NATO invierà ulteriori risorse nella regione, compreso il supporto per la sorveglianza, la ricognizione e le indagini forensi.
Mentre i costi di assicurazione per gli operatori marittimi arrivano alle stelle e con un numero di marinai dispersi in una settimana e mezzo superiore a quello dei militari statunitensi caduti nell’intera guerra contro l’Iran, le misure di deterrenza di cui parla Rutte non risultano molto tangibili. Una crisi del Mar Nero, simile a quella dello Stretto di Hormuz, significherebbe un rischio per l’intera catena alimentare globale se si considera che Ucraina e Russia, così come Romania sono i principali esportatori di cereali.

