07/04/2026
da II Manifesto
I riservisti Comincia una settimana difficile per il governo: oggi il ministro Crosetto alla Camera, giovedì riferirà la presidente del Consiglio
«Aprile è il più crudele dei mesi», scriveva un secolo fa T.H. Elliot. Di certo per il governo si è aperta la fase più difficile da quando si è insediato. Quelle che seguono saranno, quantomeno, settimane molto lunghe, tese a parare le insidie interne e gli effetti della situazione internazionale, con un calendario senza tregua.
OGGI IL MINISTRO della difesa Guido Crosetto sarà a Montecitorio per informare il parlamento sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi. Le opposizioni hanno chiesto al ministro di riferire dopo il caso Sigonella, esploso la scorsa settimana. Il 27 marzo l’esecutivo ha negato l’autorizzazione all’atterraggio presso la base siciliana a due caccia statunitensi diretti nel Golfo Persico. Notizia trapelata solo grazie a organi di stampa e sulla quale rimangono aperti diversi interrogativi. Le opposizioni sospettano che si sia trattata di un’operazione strumentale per lasciare intendere una presa di distanza dal governo rispetto a Trump. In realtà la motivazione alla base del diniego è stata di natura tecnica e non politica. Non un clamoroso cambio di rotta nella politica atlantista dell’Italia o un gesto alla Pedro Sánchez, il premier spagnolo che ha vietato l’uso delle sue basi, ma una mossa per non scivolare nel conflitto. I trattati internazionali consentono la concessione delle basi solo per motivi logistici o di addestramento e non per azioni operative, per le quali occorre l’autorizzazione del governo.
GLI STATI UNITI avrebbero comunicato il piano con gli aerei già in volo e quindi Palazzo Chigi ha potuto rifiutare «senza frizioni con il governo americano», com’è stato comunicato in una nota. L’informativa è prevista solo alla Camera perché non c’è stata un’analoga richiesta da parte dei senatori. Tuttavia il titolare della difesa è atteso a palazzo Madama giovedì alle 15 per il question time, assieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Nella mattinata ci sarà l’attesa informativa della presidente del consiglio a Montecitorio.
L’ULTIMA VOLTA c’era stata l’11 marzo, alla vigilia del Consiglio d’Europa, come da prassi. In meno di 30 giorni, però, per la premier è cambiato tutto, sia il contesto interno che quello internazionale. C’è stato un referendum perso di mezzo, un terremoto al ministero della Giustizia con le dimissioni della capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusy Bartolozzi e del sottosegretario Andrea Delmastro, travolto dallo scandalo della società con i prestanome della camorra capitolina. C’è stato l’avvicendamento al ministero del Turismo tra Daniela Santanchè, che ha lasciato dopo un braccio di ferro con Meloni, e il fedele Gianmarco Mazzi. E in bilico sono anche i settori più importanti, industria e interni, guidati da Adolfo Urso e Matteo Piantedosi, entrambi in estrema difficoltà. Il primo per manifesta incapacità, tanto che ne chiede la testa anche Confindustria, il secondo screditato da una vicenda personale simile a quella che aveva portato alle dimissioni del primo ministro del governo, Gennaro Sangiuliano, ex titolare della Cultura.
INOLTRE L’INASPRIRSI del conflitto in Iran ha portato conseguenze economiche importanti davanti alle quali è emersa con chiarezza la debolezza del paese e del governo negli ultimi tre anni. L’Italia è in stagnazione, gli standard di crescita del Pil sono stati rivisti al ribasso. Il razionamento energetico sembra inevitabile, a meno di una tregua duratura nel canale di Hormuz, il viaggio lampo di Meloni nelle autocrazie del Golfo Persico (Qatar, Emirati arabi Uniti e Arabia Saudita) è sembrato alla opposizioni un’operazione d’immagine disperata, pressoché inutile a «difendere gli interessi italiani», come invece aveva detto la premier sui social. Con questo quadro, non può neanche fare affidamento sulla compattezza della maggioranza. I suoi vice sono messi in discussione dai rispettivi partiti. Matteo Salvini ha subito la scissione a destra di Roberto Vannacci e le contestazioni ricevute al funerali del fondatore della Lega, Umberto Bossi, hanno dimostrato quanto la sua leadership sia in bilico al Nord. Antonio Tajani è stato commissariato dai fratelli Berlusconi, principali “azionisti” di Forza Italia, che hanno spinto la sfiducia al capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, sostituito da Stefania Craxi. Ciliegina sulla torta: è arrivato l’anticipo di conto sul pasticcio Almasri. L’Italia è stata deferita dalla Corte penale Internazionale per mancata collaborazione nell’arresto del torturate libico.
ANCHE LA VIGILIA dell’appuntamento alle Camere sarà un banco di prova per la maggioranza. Mercoledì comincia in Aula il voto sul decreto Pnrr che scade a giugno. Settori come sanità e trasporti rischiano contraccolpi seri per la fine del finanziamento Ue. L’ingorgo in Parlamento porterà anche allo slittamento di due provvedimenti bandiera delle destre: la legge elettorale, per la quale i tempi si prospettano ancora lunghi, e il secondo decreto sicurezza, impantanato dall’ostruzionismo dell’opposizione, che deve essere necessariamente convertito in legge entro il 25 aprile.
Ma a preoccupare è il clima mutato nel Paese: secondo la supermedia elaborata da Youtrend per SkyTg24 (basata sui risultati di sette istituti di rilevazione) Fdi ha perso quasi un punto, lo 0.9%, in un mese.

