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Crosetto: «Se l’Ue vuole protezione paghi»

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Politica estera 

19/09/2026

da Il Manifesto

Andrea Colombo

Salpo subito Dopo l’attacco subito in Arabia Saudita Crosetto scrive a Kallas: «L’Italia ha le capacità per difendere il passaggio delle proprie navi»

                                   

La polveriera mediorientale diventa ancora più esplosiva, non solo in senso figurato, nella notte tra giovedì e venerdì. A dare notizia del fattaccio nella base di Tàif, Arabia Saudita, è lo stesso ministro Guido Crosetto, reduce da ore molto più tese di quanto le sue parole non attestino: «Ho seguito personalmente, in contatto con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Portolano, l’evoluzione della situazione alla base aerea di Tàif, oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano. Non ci sono altri danni». Nella base sono schierati poco meno di 300 militari italiani. Provengono dalla base di Ali Al Salem, in Kuwait, ridislocati dopo lo scoppio della guerra con l’Iran nel febbraio scorso.

L’INCIDENTE, che desta parecchia preoccupazione per l’eventualità di una escalation, arriva in contemporanea con la decisione italiana di far scortare dalla fregata “Bergamini” le navi mercantili italiane nello stretto di Bab el-Mandeb, a partire ieri dal “Jolly Oro”. «Abbiamo le capacità per proteggere il passaggio delle navi italiane. Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini», ha confermato ieri Crosetto. Poi ha scritto all’Alta commissaria europea Kaja Kallas, chiedendo di rafforzare la missione Aspides con «un deciso e urgentissimo intervento della Ue oggi stesso». L’Italia, aggiunge il ministro, è pronta a farsi carico della difesa dei mercantili europei con l’invio di almeno di una seconda fregata. Ma a farsi carico dei costi devono essere tutti i 27 Paesi europei.

LA COMMISSIONE ha annunciato l’arrivo della lettera, alla quale non ha ancora risposto. «Gli attacchi sono inaccettabili. Aspides ha innalzato il livello di allerta», aveva annunciato poco prima di ricevere la missiva l’Alta commissaria. Parole che Roma trova ben poco rassicuranti. «Sono mesi che chiediamo il rafforzamento di Aspides», sbotta Antonio Tajani. La realtà è che Aspides al momento è una missione quasi «in sonno», ridotta in sostanza a una nave militare italiana e una, in condizioni non eccellentissime, greca. Una forza del tutto insufficiente per garantire la libera navigazione nello stretto oggi controllato dagli Houti, che per l’economia italiana e dell’intera Europa meridionale è ancora più nevralgico di Hormuz. L’Arabia Saudita ha annunciato ieri che in ottobre non arriverà greggio in Europa, ma per Bab el-Mandeb passa anche il grosso delle merci per e dall’Asia. La paralisi avrebbe conseguenze devastanti sia sull’economia che sui porti come Genova e Marsiglia.

L’OPPOSIZIONE CHIEDE al ministro di presentarsi in aula. «Il governo deve spiegare natura e rischi della missione in Arabia», affermano i capigruppo del Pd nelle commissioni Difesa di Camera e Senato senza alzare troppo i toni. Non calca la mano neppure il M5S: «Ben venga un’iniziativa a protezione del libero passaggio dei mercantili ma un informativa non basta. Chiediamo il voto in aula». La posizione più dura è quella di Avs. «Questa missione militare non doveva esistere. Meloni la ha decisa senza passare dal Parlamento», affonda Fratoianni. Il capogruppo al Senato De Cristofaro è anche più drastico: «Non esiste soluzione militare di questa crisi. Siamo contrari a spedizioni della nostra Marina».

IL MINISTRO DELLA DIFESA si presenterà in Parlamento ma al momento mira a evitare un nuovo voto. Sostiene che la scorta sia inquadrata nella missione Aspides già approvata dal Parlamento, e anche per rimarcarlo ha scritto a Kallas. Ma se anche dovesse sottoporsi al voto, il governo è tranquillo. Crosetto è in contatto permanente con il Quirinale e il presidente non sarebbe ostile alla decisione del governo, soprattutto se avallata dalla Ue. Bruxelles si trincera dietro il no comment ma sottolinea «l’importanza del contributo italiano» alla missione e l’«importanza cruciale» dello stretto. La stessa opposizione, Avs a parte, procede con una certa prudenza, proprio perché consapevole di quanto essenziale sia per l’Italia Bab el-Mandeb.

QUANTO ALLA PRESENZA dei miliari italiani, la Difesa sostiene di aver già comunicato al Parlamento la decisione di ridislocare i soldati a Tàif, ottenendo il via libera. È vero ma il passaggio era effettivamente stilato in stretto stile “militarese”, insomma di non immediata comprensione. In quel momento Tàis sembrava una postazione più sicura rispetto al Kuwait bombardato dall’Iran. Ora il quadro si è quasi capovolto. Probabilmente quello di ieri notte non è stato un attacco mirato. Ma nessuno può prevedere con certezza come decideranno di muoversi gli Houthi e, dietro di loro, l’Iran.

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