ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Corruzione ucraina: Zelensky è l’unico risparmiato, per ora…

Corruzione ucraina: Zelensky è l’unico risparmiato, per ora…

Politica estera

11/05/2026

da Remocontro

Fulvio Scaglione

Operazione Midas, che ha spazzato via il cerchio magico di Zelensky, continua ad allargarsi e sfiora il presidente. «Seguito con grande attenzione dai media ucraini (ma non da quelli italiani, che devono trovarlo poco interessante, ironizza Fulvio Scaglione su InsideOver) va in onda il secondo tempo dello scandalo Midas, che verso la fine del 2025 portò all’arresto di diversi ‘pezzi grossi’ della nomenklatura ucraina».

Riassunto delle puntate precedenti

Dopo un’indagine durata più di un anno, l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) e la Procura specializzata anticorruzione (Sap) rivelarono l’esistenza di un gruppo d’influenza che estorceva tangenti del 10-15% sul valore dei contratti agli appaltatori di Energoatom, l’azienda energetica di Stato. «Di fatto, la gestione di un’impresa strategica con un fatturato annuo di oltre 4 miliardi di euro non è stata condotta da funzionari, ma da estranei che non avevano alcuna autorità formale», scrisse il Nabu in un comunicato. In sostanza, quei gentiluomini si facevano dare corposo bustarelle (il giro valeva sui 100 milioni di dollari) dagli appaltatori che costruivano protezioni per le infrastrutture energetiche, mentre milioni di ucraini in tutto il Paese stavano al gelo e al buio a causa degli attacchi russi.

Il già detto

I personaggi coinvolti nello scandalo sono tutti di alto livello e molto prossimi, almeno per quanto riguarda gli incarichi, al presidente Zelensky: il ministro dell’Energia (ormai ex, ovviamente) Herman Halušenko, Ihor Myroniuk (consigliere di Halušenko e già vice-presidente del Fondo per le proprietà statali), Dmytro Basov (ex capo della sicurezza di Energoatom), Oleksandr Tsukerman (uomo d’affari, il riciclatore del denaro sporco), l’ex vice-premier Oleksiy Chernyshov e, per non farsi mancar nulla, Timur Mindich, il regista dell’operazione, vecchio amico di Zelensky nonché suo socio nello studio di produzione televisiva Kvartal 95. Di questi, alcuni sono in galera e altri sotto processo, mentre Mindich e Tsukerman, sono riusciti a scappare in Israele appena prima che Nabu e Sap partissero con gli arresti.

Dopo il riassunto, l’appendice

Fine del riassunto, con una breve appendice. Arresta qui, intercetta là, le indagini hanno portato alle dimissioni e alla messa sotto indagine anche di Andrij Jermak, potentissimo capo dell’amministrazione presidenziale di Zelensky, a lungo considerato il ‘presidente ombra dell’Ucraina.’ E se si tiene conto che qualche mese prima, senza spiegazioni ufficiali, era stato rimosso anche Serhiy Shefir, altro vecchio amico e socio di Zelensky che dal 2019 aveva lavorato come primo assistente del presidente, si capisce bene che terremoto sia stata per Kiev l’Operazione Midas.

Ostinati inquirenti

Na gli investigatori non si sono accontentati di fare strage della cerchia zelenskiana. Hanno continuato a indagare. Un po’ perché continuavano a saltar fuori nuovi elementi. Un po’ perché nell’indagine si agita uno spettro inconfessato e inconfessabile ma assai preciso: il sospetto che nel gran giro dei corrotti possa essere coinvolto anche Zelensky.  Ma anche qui occorre andare con ordine. Primo aspetto: le nuove rivelazioni. Il quotidiano Ukrainska Pravda è venuto in possesso di una serie di nastri di intercettazioni telefoniche relative all’Operazione Midas.

I segreti utili da svelare

I più interessanti riguardano i rapporti tra il solito Mindich e i dirigenti di Fire Point, azienda produttrice di droni e missili, subito esaltata dai media occidentali e dotata di un consigliere d’amministrazione assai noto alle cronache politiche: Mike Pompeo, già direttore della Cia e segretario di Stato Usa durante la prima presidenza Trump. Nei nastri si sente Mindich parlare di Fire Point come se l’azienda fosse sua (“Non faremo profitti se…”, “Possiamo produrre”, “Siamo un’azienda vera”) al punto da discutere dei dettagli di un investimento degli Emirati Arabi Uniti. Se non uno cointeressato ai destini dell’azienda, almeno un lobbista pienamente autorizzato a rappresentarla.

E l’allora ministro della Difesa

Altro l’interlocutore di quelle conversazioni l’allora ministro della Difesa (e ora segretario del Consiglio di sicurezza) Rustem Umerov. Mindich lamenta la scarsità di fondi che affligge Fire Point, che vorrebbe investire 150 milioni di dollari nello sviluppo di nuovi missili, e chiede a Umerov nuovi finanziamenti, prestiti o almeno il pagamento anticipato di ordini ancora da completare. Umerov non dice né sì né no e invita Mindich ad attendere “il 17 luglio”, la data in cui il Parlamento dominato dal partito di Zelensky) avrebbe, votato un cospicuo un aumento della spesa per la difesa. Una tacita promessa.

Nazionalizzare la ditta corrotta

Il Consiglio pubblico anticorruzione del Ministero della Difesa a questo punto parla di nazionalizzare Fire Point che non potrà più rubare a se stesso. Oltre ai dubbi anche sull’efficacia dei prodotti Fire Point. Durante le audizioni parlamentari, uno dei comandanti dei reparti di droni delle delle Forze Armate Ucraine, Yuri Kasyanov, ha dichiarato che dei 3.000 droni ucraini lanciati su Mosca nell’arco di un anno, solo uno è riuscito a colpire la città. E quell’unico drone, peraltro, è precipitato su un condominio sulla Via Mosfilmovskaya.

L’inconfessabile sospetto

Nelle conversazioni tra i protagonisti dello scandalo Midas ricorrono spesso riferimenti a un certo Vova. È il diminutivo di Volodymyr (in russo di Vladimir, e infatti viene usato anche per Putin) e a chiunque viene naturale pensare che vecchi amici e uomini che incontravano Zelensky tutti i giorni ed erano in confidenza con lui difficilmente avessero in mente altri, soprattutto dovendo discutere di questioni delicate all’incrocio tra l’interesse personale occulto e l’interesse di Stato. Ma tra sospettare e sapere la differenza è grande e al momento prove provate a carico del presidente non ce ne sono.

‘Vova’ diminutivo di Volodimir

  • Non ce ne sono o non sono ancora state rese pubbliche. Perché il realismo impone di considerare anche un’altra ipotesi. E cioè che Zelensky, che ancora gode da parte degli ucraini di un alto tasso di fiducia e che è tuttora considerato il miglior leader per condurre la guerra e negoziare la pace, venga in questa fase ‘graziato’ da NABU e SAP da rivelazioni troppo imbarazzanti, in nome di una ragion di Stato che si accontenta di avergli fatto il deserto intorno. Se la guerra continua, Zelensky è di fatto intoccabile. Poi si vedrà.

 

share