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Come i miliardari si stanno comprando la democrazia americana

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Politica estera 

27/03/2026

da Valigia blu

L’inaugurazione del secondo mandato di Donald Trump si è tenuta, a causa delle temperature polari, all’interno del Campidoglio. I cittadini comuni non hanno potuto assistervi, a differenza di quando la cerimonia si svolge all’esterno: tra gli invitati, invece, figuravano undici miliardari, con una ricchezza complessiva di 1,35 trilioni di dollari. Come ha scritto Heather Cox Richardson nella sua newsletter, gli ultraricchi hanno messo nel mirino tutte le campagne elettorali del paese, e a tutti i livelli, cercando di portare avanti le proprie preferenze politiche: tagli drastici delle tasse, deregolamentazione, soprattutto per quanto riguarda il nascente settore dell’intelligenza artificiale e tagli alla spesa sociale.

Nel ciclo elettorale del 2024, i donatori miliardari sono stati 300, hanno speso la cifra complessiva di tre miliardi di dollari e contano per il 19 per cento delle donazioni politiche. Nel 2008, l’anno in cui Barack Obama vinse le elezioni sconfiggendo il repubblicano John McCain, le donazioni politiche dei miliardari rappresentavano solo lo 0,3 per cento del totale. A determinare un incremento del 6.000 per cento in poco meno di vent’anni è stata una sentenza della Corte Suprema del 2010, Citizens United. Si tratta di un caso nato da un’organizzazione non profit che ha portato all’attenzione della Corte il fatto che era stato loro vietato di promuovere e mandare in onda un film critico sull’allora candidata alle primarie per il Partito democratico Hillary Clinton. Con un margine risicato di cinque voti a quattro, la Corte ha affermato che era diritto dell’organizzazione spendere i soldi come meglio credesse, e quindi promuovere il film. Ma la decisione non si è fermata al caso specifico: la Corte ha anche equiparato la limitazione di spesa delle corporation nelle campagne elettorali a una limitazione del loro diritto di parola, configurando una violazione del primo emendamento. Nasceva, così, la politica delle grandi donazioni che ha espanso sempre più velocemente l’influenza dei super ricchi sulle elezioni statunitensi.

Il noto economista Paul Krugman ha affermato che il risultato della sentenza è stato l’esplosione della spesa politica dei miliardari. È vero che, tra 2010 e 2023, i miliardari stessi sono cresciuti dell’85 per cento, da 404 a 748, ma i loro contributi alle campagne politiche sono cresciuti del 1.700 per cento. Oggi i miliardari supportano elezioni a tutti i livelli, dalla presidenza fino alle corse per le camere statali. I cittadini non sono d’accordo con questo cambiamento, che ha reso molto più costose le campagne elettorali: il 53 per cento dei cittadini intervistati da Forbes afferma che i miliardari danneggiano la democrazia statunitense, mentre sette su dieci concordano che dovrebbero avere un peso inferiore.

Nei primi anni post-Citizens United, entrambi i partiti hanno giovato del flusso di cassa garantito dai miliardari, ma nel 2024 il vantaggio è stato considerevole per il partito repubblicano, che ha ottenuto fondi cinque volte maggiori dai miliardari rispetto ai principali competitor. A cambiare il panorama sono state principalmente le industrie tecnologiche, che si sono schierate con la linea di deregulation nel settore dell’Intelligenza Artificiale e delle criptovalute promossa da Trump. Il Pac MAGA Inc, che raccoglie donazioni per il presidente, ha reso pubblici finanziamenti per 30 milioni dall’azienda di criptovalute Crypto.com e di 25 milioni dal presidente di OpenAI, Greg Brockman. Per non parlare della presenza all’inaugurazione del presidente dei principali amministratori delegati delle aziende tecnologiche, dal Ceo di Meta Mark Zuckerberg, a quello di Google Sundar Pichai, a quello di Amazon Jeff Bezos. Inoltre, le ultime elezioni hanno visto anche il pesante contributo di Elon Musk, che ha donato ai repubblicani nella speranza di veder implementato il suo programma di ingenti tagli alla spesa pubblica, che è stato centrale nei primi mesi della nuova amministrazione e successivamente accantonato.

Ma il ruolo dei miliardari è ancora più rilevante nelle elezioni locali, dove pochi milioni di dollari ben spesi possono cambiare radicalmente i risultati, influenzando le politiche degli Stati in questione. Il miliardario Sergey Brin sta entrando pesantemente nella competizione elettorale in California, sostenendo due candidati che si sono opposti apertamente alla proposta dello Stato di aumentare le tasse sui miliardari. Allo stesso modo, anche il co-fondatore di PayPal e Palantir Peter Thiel ha donato tre milioni di dollari a un gruppo che sta cercando di bloccare l’implementazione della nuova tassa. Jeff Yass, managing director dell’azienda di global trading Susquehanna International Group, ha donato 100 milioni di dollari ai repubblicani a vari livelli durante le elezioni del 2024, e ha contribuito alla campagna repubblicana per il posto di procuratore generale della Pennsylvania per il 90 per cento dei fondi totali. I repubblicani hanno vinto la sfida.

Steven Greenhouse sul Guardian ha scritto che ribaltare Citizens United è difficile. Più semplice sarebbe far passare una legge al Congresso che non permetta la segretezza delle donazioni. Comunque difficile, nel congresso odierno governato dai repubblicani. Quello che è certo, però, come ha scritto Paul Krugman, è che “ogni progetto per salvare la democrazia americana deve includere una spinta per ridurre l’estrema concentrazione di ricchezza alla cima”. Frenare la capacità di spesa dei miliardari diventerebbe quindi fondamentale per avere un processo elettorale più equo e alla portata di tutti.

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