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Clima, l’allarme dell’Onu: il mondo corre verso +2,8 °C, l’obiettivo degli accordi di Parigi è a un passo dal fallimento

Clima, l’allarme dell’Onu: il mondo corre verso +2,8 °C, l’obiettivo degli accordi di Parigi è a un passo dal fallimento

Ambiente

21/10/2026

da La Notizia

Il rapporto Onu sul clima avverte: con le politiche attuali il riscaldamento globale potrebbe raggiungere 2,8 °C entro il 2100. Ecco cosa rischia il pianeta.

L’Accordo di Parigi sul clima, siglato nel 2015 per spingere i governi a limitare le emissioni di gas serra e contenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, è sempre più lontano dai suoi obiettivi. Secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), pubblicato il 21 ottobre 2026, le emissioni globali di gas serra restano su livelli record e il mondo è sulla traiettoria di un riscaldamento compreso tra 2,6 °C e 2,8 °C entro il 2100, a seconda degli scenari considerati.

La cosa peggiore è che, sempre secondo il rapporto annuale dell’UNEP sul divario tra emissioni e obiettivi climatici, il superamento della soglia di 1,5 °C è ormai considerato inevitabile, anche se resta possibile limitare il riscaldamento e tornare al di sotto di quel livello entro la fine del secolo. Come spiega il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, le emissioni continuano a crescere o a mantenersi su livelli troppo elevati, mentre i piani climatici nazionali e le politiche attuali sono pericolosamente insufficienti, prospettando un riscaldamento ben superiore agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Con amarezza, il segretario generale dell’ONU spiega che il mondo è “pericolosamente lontano dall’obiettivo” e “non può più evitare di superare il limite di 1,5 °C”, ossia il traguardo più ambizioso fissato dall’Accordo di Parigi. Secondo il rapporto, se i governi attueranno integralmente gli impegni climatici nazionali attualmente previsti, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere circa 2,6 °C entro la fine del secolo. Se invece proseguiranno le politiche attuali, l’aumento potrebbe arrivare a 2,8 °C.

Qualcuno potrebbe pensare che un aumento delle temperature di un paio di gradi non sia poi così significativo, ma sbaglierebbe. Anche frazioni di grado in più comportano rischi maggiori per gli ecosistemi e le società umane. Per giunta, le nuove stime mostrano quanto sia difficile mantenere il riscaldamento entro i limiti concordati. Il confronto con i rapporti precedenti richiede tuttavia cautela, perché le proiezioni dipendono anche dagli scenari considerati e dagli aggiornamenti metodologici.

A pesare sulle prospettive climatiche è anche la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Accordo di Parigi. Gli Stati Uniti sono tra i maggiori responsabili delle emissioni globali e il loro disimpegno rischia di rendere ancora più difficile il raggiungimento degli obiettivi internazionali. Basandosi esclusivamente sulle politiche attuali, e senza considerare ulteriori impegni futuri, il riscaldamento globale potrebbe raggiungere i 2,8 °C entro il 2100.

Tra i sei maggiori emettitori, le stime preliminari per il 2025 indicano un aumento delle emissioni negli Stati Uniti, in Indonesia e in Cina, mentre si registra una diminuzione in India, Russia e Unione europea. La possibilità di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C senza o con un superamento limitato e temporaneo non è più considerata realistica. Il rapporto richiama tuttavia l’attenzione sulla possibilità di contenere il picco di riscaldamento tra 1,7 °C e 1,8 °C intorno alla metà del secolo, per poi tornare a 1,5 °C o al di sotto entro il 2100, con una probabilità stimata intorno al 50% nello scenario più ambizioso.

Per riuscirci, le emissioni globali dovrebbero ridursi del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Per fare un confronto, secondo l’ONU, gli impegni climatici nazionali attualmente previsti comporterebbero riduzioni molto più contenute: appena il 5-8% entro il 2030 e l’11-15% entro il 2035. La strada è quindi ancora lunga, ma il rapporto sottolinea che riduzioni rapide e consistenti delle emissioni possono limitare i danni e rendere possibile un ritorno sotto la soglia di 1,5 °C entro la fine del secolo.

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