13/05/2026
da Remocontro
E c’era un Paese traumatizzato dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, le bombe atomiche americane sganciate sulla popolazione. E c’era una volta un Paese che definiva «di autodifesa» il proprio esercito, oltre al supporto delle basi dell’alleato americano. Storia di ieri sul Corriere. «Nella sbornia mondiale per la corsa agli armamenti (quasi tremila miliardi di spesa mondiale, record assoluto dalla seconda guerra mondiale), il Giappone sta raggiungendo le prime posizioni, preceduto soltanto da Stati Uniti e Cina, addirittura davanti alla Russia», avverte Massimo Nava.
Sussurri d’antico Impero Nipponico
Il governo di Sanae Takaichi ha recentemente lanciato un ambizioso programma di riarmo, con una spesa che raggiungerà il 2 per cento del Pil, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di contrattacco e la difesa costiera. Il bilancio è in aumento del 9,4 per cento rispetto al 2025. «È il minimo necessario perché il Giappone si trova ad affrontare il contesto di sicurezza più severo e complesso del dopoguerra», ha dichiarato il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi, sottolineando la determinazione del Paese a proseguire il potenziamento militare e a proteggere la popolazione.
Difesa anticinese
Il nuovo piano di bilancio prevede l’acquisto per 177 miliardi di yen (960,2 milioni di euro) di missili terra-nave Type-12, sviluppati e aggiornati a livello nazionale, con una gittata di circa mille chilometri. Il primo lotto di missili Type-12 sarà dispiegato nella prefettura sudoccidentale di Kumamoto entro marzo, in quanto il Giappone accelera il suo potenziamento missilistico nella regione. Per difendere le coste, il Giappone spenderà cento miliardi di yen (542,5 milioni di euro) per dispiegare «massicciamente» droni aerei, marini e subacquei senza pilota per la sorveglianza e la difesa, nell’ambito di un sistema chiamato «Shield» previsto per il marzo 2028, hanno dichiarato i funzionari del ministero della Difesa.
La donna guerriera
Takaichi, da quando è entrata in carica a ottobre, ha revocato le restrizioni di lunga data sulle esportazioni delle armi, ha dispiegato missili a lungo raggio nel sud-ovest del Giappone e ha promosso legami di difesa più forti con gli alleati. Per il 2026, il Giappone prevede di spendere oltre 160 miliardi di yen (867 milioni di euro) per sviluppare congiuntamente con la Gran Bretagna e l’Italia un caccia di nuova generazione da impiegare nel 2035. Sono previsti anche la ricerca e lo sviluppo di droni con intelligenza artificiale.
Sfiducia sull’attuale America
Ma i giapponesi non ci stanno ad assecondare questo stravolgimento dell’identità collettiva, pur nella consapevolezza delle minacce geopolitiche attuali: la storica ostilità cinese, una Corea del Nord imprevedibile e una Russia in guerra — mentre l’affidabilità del principale alleato del Giappone, gli Stati Uniti, è sempre più in discussione. Un atteggiamento di larga parte della popolazione in contraddizione con la schiacciante vittoria elettorale di Takaichi. Da settimane, le manifestazioni contro le decisioni del governo si sono intensificate in ogni distretto.
Costituzione e solo autodifesa
Fra l’altro, il Partito Liberal Democratico al governo spinge per la modifica dell’articolo 9 della Costituzione, interpretato come un divieto per il Giappone di mantenere forze armate per scopi diversi dall’autodifesa. Questo nonostante un’importante industria militare in piena attività. Le proteste hanno raggiunto più di 90.000 manifestanti lo scorso fine settimana, in occasione di una festività pubblica che segna l’anniversario della Costituzione. A Tokyo, più di 50.000 persone si sono radunate in un parco per esprimere la loro opposizione alla politica militare del governo.
Potenza economica non minacciosa
Secondo le opposizioni, una revisione della Costituzione rischia di rimilitarizzare il Giappone, danneggiando la reputazione che si è costruito dopo la Seconda guerra mondiale come potenza economica rispettosa delle regole e non minacciosa. Le proteste di massa sono rare in Giappone, con la sua avversione culturale al disturbo dell’ordine pubblico. L’ondata di attivismo — caratterizzata dallo slogan «La Costituzione di pace è il tesoro del Giappone» — è quindi significativa. Come fa notare un reportage del New York Times, è interessante anche l’ampiezza generazionale dei manifestanti. Non si tratta solo della generazione più anziana con i ricordi della Seconda guerra mondiale e dei bombardamenti atomici sul Giappone, ma anche di ventenni e trentenni.
Società giapponese divisa
La premier Takaichi rimane popolare e le proteste non sembrano aver intaccato il suo indice di gradimento, «ma hanno messo in luce le divisioni nella società giapponese. Recenti sondaggi mostrano sia un forte sostegno a un esercito più potente sia una significativa resistenza a tale idea». Da ricordare che una revisione della Costituzione richiederebbe una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere del Parlamento e poi una maggioranza semplice in un referendum nazionale. Il partito della premier Takaichi ha troppo pochi seggi nella camera alta del Parlamento e dovrebbe conquistare alleati per portare una revisione alla fase del referendum.
Dalla Cina: ‘direzione pericolosa’
- A Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha dichiarato che il governo Takaichi ha «notevolmente accelerato il ritmo di accumulo ed espansione militare» da quando è entrato in carica. «Il Giappone sta deviando dal percorso di sviluppo pacifico che da tempo sostiene di sostenere e si sta muovendo sempre più in una direzione pericolosa», ha dichiarato Lin.

