26/05/2026
da Il Manifesto
Elezioni comunali Sta all’attuale opposizione evitare di cadere nelle trappole della "sicurezza" disseminate dalla destra e saper ribaltare questa narrazione. Avanzando al tempo stesso proposte non campate in aria sulle priorità reali
Ogni elezione è una storia a sé e sono storie molto diverse quelle di un referendum e di una tornata amministrativa. Ma la clamorosa sconfitta della destra appena due mesi fa e, sul versante opposto, la quasi certezza del centrosinistra di poter assestare, su quell’onda, un altro colpo al governo Meloni con le comunali di maggio avviando la marcia trionfale verso le politiche, rendono inevitabile provare a tirare un filo sul piano nazionale. E quel filo al momento tesse ancora la stessa trama.
Al netto del trionfo tutto personale di Vincenzo De Luca che sarà sindaco di Salerno per la quinta volta, a Reggio Calabria il centrosinistra diviso partiva sconfitto in partenza e i 5 Stelle nemmeno erano in campo: un quadro parziale, certo (alle elezioni locali si smontano e rimontano alleanze di tutti i tipi), ma comunque indicativo dei ritardi di una coalizione tuttora solo virtuale nonostante i passi avanti. Oltretutto il tonfo è stato ancora più clamoroso del previsto.
Ma è in particolare il ribaltamento dei pronostici a Venezia, con la sconfitta del dem Andrea Martella al primo turno, a dare il polso di una coalizione di destra ancora viva e vegeta dopo la batosta del referendum costituzionale di marzo, seppure apparentemente in preda a una crisi non solo di nervi.
E di un campo progressista, giallorosso, di centrosinistra, largo o come lo si voglia chiamare che anche per questa vaghezza nella sua definizione e incertezza sulla sua estensione risulta ancora impalpabile: va bene essere testardamente unitari, ma cercando di unire i puntini all’infinito poi ci si perde.
Pd e alleati scontano poi un limite comune alla sinistra non solo italiana, quello di non riuscire a presidiare e a interpretare i bisogni delle periferie in senso ampio. Se a Venezia Andrea Martella è stato un candidato competitivo nella città lagunare, nell’area della terraferma che copre i due terzi del comune non è stato proprio in partita mentre in quel territorio sembra aver avuto presa, più della disputa al teatro La Fenice e lo scontro a destra alla Biennale, la propaganda anti-immigrati. C’è da immaginarsi quale sarà la musica che di qui alle elezioni politiche suoneranno Giorgia Meloni e i suoi alleati, vista anche la spietata (letteralmente) concorrenza di Vannacci.
Sta all’attuale opposizione evitare di cadere nelle trappole della “sicurezza” disseminate dalla destra e saper ribaltare questa narrazione. Avanzando al tempo stesso proposte non campate in aria sulle priorità reali perché aspettare immobili sulla riva del fiume mentre alla deriva sta andando il paese, magari perdendosi nel frattempo in contese sulla leadership, è il miglior modo di avvantaggiare una destra che forse non avrà più il vento in poppa, ma ancora non sembra averlo contro.

