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Brasile: tra Lula e Bolsonaro un duello rusticano

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Politica estera

21/10/2026

da Remocontro

Piero Orteca

I due candidati al ballottaggio per le Presidenziali sono testa a testa. Nel primo dibattito televisivo se ne sono dette di tutti i colori, attaccandosi sul personale ed evitando i grandi temi di fondo. Il clima è molto teso e, chiunque vinca, il Paese resterà spaccato a metà.

Sondaggi risicati

La “forbice” tra i due candidati, che domenica vanno al ballottaggio per decidere chi sarà il prossimo Presidente del Brasile, si sta chiudendo. L’uscente Luiz Inacio Lula da Silva, secondo gli ultimi sondaggi, ha quasi completamente annullato lo svantaggio che aveva al primo turno nei confronti dello sfidato, il senatore Flavio Bolsonaro. Figlio dell’ex capo dello Stato Jair, finito in carcere. Si trattava di due punti percentuali, prevedibilmente “allargabili”, visto che diversi piccoli candidati rimasti fuori dal ballottaggio fanno idealmente parte del blocco delle destre. Ma in politica non si sa mai, specialmente in Brasile, dove le ideologie vengono spesso sotterrate da atavici odi di parte e da interessi non proprio “nazionali”. Insomma, per capirci, è tutto aperto e la stessa britannica BBC, nota per spaccare il capello in quattro quando si tratta di avanzare previsioni sui flussi elettorali, questa volta molto prudentemente, non azzarda granché. E si trincera, assegnando a Bolsonaro una media ponderata che lo vede in vantaggio tra lo 0,6 e l’1%. Cioè, niente, considerando che il margine di errore contemplato arriva al 2%. Quindi? Si navigata a vista e, mai come in questi ultimi giorni, i toni della campagna elettorale si sono infiammati. Non sono elezioni “normali”, infatti. Il Paese è praticamente spaccato in due e lo è da anni. Lula, a torto o a ragione, ha usato il pugno di ferro con Bolsonaro e ora, dall’altra parte, non vedono l’ora di fargliela pagare. Comunque vada a finire, c’è il rischio che, a fronte di una vittoria non chiarissima, le cose possano precipitare. Con i Bolsonaro che questa volta sono spalleggiati da Trump.

Un dibattito feroce

Il termometro di questo clima avvelenato, che non promette proprio nulla di buono, è stato l’altra sera il tono del dibattito tra i due sfidanti tenutosi in televisione. “Il Presidente brasiliano uscente, Lula da Silva, e il suo rivale di destra, il senatore Flávio Bolsonaro – racconta la BBC –  si sono scontrati in un dibattito salutato come un’opportunità per entrambi di convincere gli elettori indecisi. Ma lo scontro è stato caratterizzato da attacchi personali e gli analisti hanno avvertito che il suo tono aggressivo potrebbe aumentare ulteriormente il tasso di astensione. Nel primo turno di votazione, svoltosi il 4 ottobre, Bolsonaro ha smentito i sondaggi d’opinione ottenendo un leggero vantaggio su Lula. Il dibattito di domenica è stato il primo di due previsti prima del voto. Il secondo è in programma per venerdì, appena due giorni prima dell’apertura dei seggi. Flávio Bolsonaro si candida con il Partito Liberale dopo che suo padre, Jair Bolsonaro, che ha governato dal 2018 al 2022, è stato condannato a oltre 20 anni di carcere per aver complottato per rovesciare Lula, sconfitto da quest’ultimo alle elezioni del 2022. Il giovane Bolsonaro ha ottenuto il 47% dei voti al primo turno, contro il 45,2% di Lula, ed entrambi non hanno raggiunto il 50% dei voti validi necessari per evitare il ballottaggio decisivo. Dal ritorno alla democrazia nel 1988 – aggiunge la BBC – non si è mai verificato un caso in cui il candidato sconfitto al primo turno abbia poi vinto al secondo, ma Lula ha detto ai suoi sostenitori che ‘vincerà ai tempi supplementari’. Gli analisti consultati da BBC News Brasil sono rimasti colpiti da quanto il dibattito sia stato dominato non dai temi in discussione, ma dagli attacchi personali. Yuri Sanches, dell’istituto di sondaggi AtlasIntel, ha affermato che si è trattato di un dibattito in cui non sono state discusse politiche concrete e non sono emersi argomenti razionali. ‘L’elettore indipendente, che a volte è contro Bolsonaro e a volte contro il Partito dei Lavoratori [di Lula], ne è uscito con un’impressione molto negativa”.

Le ultime mosse

Lula si rende conto di dover giocare il tutto per tutto. Per questo, ha aspettato le ultime settimane per portare avanti un’iniziativa che potrebbe essere molto remunerativa in termini di consenso elettorale. Chiamatelo “voto di scambio” o come vi pare, ma il Presidente uscente ha raschiando il fondo del barile facendo approvare, a sorpresa, una legge che garantisce la settimana corta lavorativa. Dunque, il Congresso ha approvato un emendamento costituzionale che ridurrà la settimana lavorativa da 44 a 40 ore e garantirà ai dipendenti due giorni di riposo settimanali senza alcuna riduzione dello stipendio. “I sostenitori di Lula – dice la BBC – sperano che la sua approvazione, che si stima andrà a beneficio di oltre 30 milioni di lavoratori, aumenti le sue possibilità di recuperare terreno sul rivale di destra, Flávio Bolsonaro, al ballottaggio del 25 ottobre. Flávio Bolsonaro, attualmente senatore, ha abbandonato la sua precedente opposizione al provvedimento e ha votato a favore”.

Lula contro il disboscamento

Sempre in tema di governance “virtuosa”, legata alla campagna elettorale, va segnalato il rapporto del governo che analizza i tassi di deforestazione nelle regioni amazzoniche e della savana del Brasile. Ebbene, come “medaglia al valore” per Lula si tratta, senza dubbio, di un merito che gli va universalmente riconosciuto. Secondo Brasilia, “i tassi di deforestazione nelle regioni amazzoniche e della savana del Paese sono scesi a livelli minimi storici, in vista del ballottaggio delle elezioni presidenziali in cui il futuro della foresta pluviale è una questione chiave. “Il Presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva – ricorda la BBC – al suo insediamento tre anni fa, si impegnò a porre fine alla deforestazione in Amazzonia entro il 2030. Il fenomeno era aumentato vertiginosamente sotto il suo predecessore di destra, Jair Bolsonaro.

  • I dati satellitari mostrano che nell’anno terminato a luglio 2026, il tasso di deforestazione in Amazzonia è diminuito del 41,8%, il calo più consistente da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1988. Nella regione del Cerrado, la savana brasiliana, la diminuzione è stata del 23,8%”. “Jair Bolsonaro – conclude la BBC –  ha promosso l’attività mineraria nelle terre indigene dell’Amazzonia e, contemporaneamente, il disboscamento è aumentato vertiginosamente, mentre venivano tagliate le risorse destinate alla protezione della foresta”.
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