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‘Board of Peace’ a Gaza e annessione in Cisgiordania

‘Board of Peace’ a Gaza e annessione in Cisgiordania

Politica estera 

19/02/2026

da Remocontro

Piero Orteca

Si parla tanto di Board of Peace a Gaza, ma intanto la Cisgiordania rischia di diventare quasi tutta israeliana, fino all’annessione. Non solo per la violenza dei coloni, spalleggiati dall’esercito, ma anche grazie al governo Netanyahu, che con una nuova legge faciliterà una massiccia immigrazione. Costringendo così i palestinesi ad abbandonare case e terreni. Il ministro estremista Bezalel Smotrich ha un progetto.

Espulsioni agevolate

Parlando a una conferenza «Sul rafforzamento della presa ebraica in Giudea e Samaria», il leader di Sionismo Religioso, il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ha annunciato che il prossimo governo israeliano «incoraggerà la migrazione dei palestinesi dalla Cisgiordania». Che tradotto in maniera più spiccia, significa che imporrà una ‘pulizia etnica’ fatta di ordini di sgombro e di terreni ceduti al migliore offerente (israeliano). Utilizzando però leggi e codicilli, prima del manganello, per salvare le forme. «Il Ministro – scrive il quotidiano di Tel Aviv Haaretz – ha fatto queste osservazioni durante un discorso di presentazione del ‘Piano di insediamento per il 2030’ a una conferenza del Partito del Sionismo Religioso. L’invito la descriveva come ‘un evento che segna la rivoluzione degli insediamenti, con la fondazione di decine di nuove comunità, la promozione delle fattorie e il rafforzamento della presenza ebraica in Giudea e Samaria’. Dall’attacco del 7 ottobre a Israele, decine di comunità palestinesi sono state espulse dalle loro case a seguito di molestie da parte dei coloni. Spesso lo schema delle espulsioni è simile: i coloni, alcuni dei quali in uniforme, si spostano tra piccole comunità di pastori e minacciano i residenti. L’IDF e la polizia – rivela Haaretz – erano a conoscenza di decine di casi di espulsione palestinese, ma hanno permesso che continuassero».

La svolta di Netanyahu

Domenica scorsa il governo israeliano ha improvvisamente cambiato una politica che durava dalla guerra dei Sei giorni e dalla successiva occupazione della Cisgiordania. Divisa amministrativamente in tre aree, la Zona C (di pertinenza israeliana) torna ora a essere facilmente ‘colonizzabile’. Le registrazioni per i cittadini ebrei saranno più facili e la documentazione diventerà una formalità. Mentre invece sarà una vera giungla burocratica per i palestinesi, costretti a esibire certificati di proprietà inesistenti (perché risalenti a epoche medievali) e come tali passibili di essere espropriati. E cacciati. Il giro di vite segue le disposizioni già prese in questo senso per le aree A e B dei Territori occupati (che gli israeliani chiamano Giudea e Samaria). La Zona A è (o, meglio, dovrebbe essere) sotto esclusiva amministrazione palestinese; mentre quella B è a gestione mista. Il blitz che dimostra l’assoluto disprezzo dei diritti secolari delle popolazioni dei Territori, è stato annunciato da una ‘triade’ composta dai Ministri Yariv Levin (Giustizia), Israel Katz (Difesa) e Bezalel Smotrich (Finanze). Il Jerusalem Post riporta le motivazioni date proprio da Smotrich, per una scelta che appare come una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti di chi si batte per una soluzione ‘a due Stati’ della crisi. «Vi presento ora – ha detto – uno degli obiettivi per il nostro prossimo mandato: la distruzione dell’idea di uno Stato terrorista arabo, la cancellazione dei maledetti accordi di Oslo e l’avvio della strada della sovranità».

Le reazioni internazionali

Intanto, ieri sera il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito su richiesta britannica per esaminare con urgenza «Le decisioni del governo israeliano di promuovere un ulteriore rafforzamento del suo controllo in Cisgiordania». Alla discussione hanno partecipato, tra gli altri, i Ministri degli Esteri di Regno Unito, Pakistan, Indonesia, Egitto, Bahrein e Giordania. Da parte sua, il portavoce degli Affari esteri dell’Unione Europea, Anouar El Anouni, ha chiesto a Israele di revocare la sua decisione, di registrare i terreni nella Cisgiordania, definendola ‘illegale’ e ha aggiunto che «si tratta di una nuova escalation dopo le recenti misure già volte ad estendere il controllo israeliano nei Territori occupati». Dure proteste sono state espresse anche in molti Paesi islamici, come Egitto, Turchia, Qatar e Giordania. Voci sempre più confermate parlano anche di imbarazzo, se non di vero e proprio aperto dissenso, da parte dell’Amministrazione Trump».

Smotrich come Custer

Israele, si sa, è in campagna elettorale pressoché permanente. Tuttavia, quelle di quest’anno, saranno consultazioni decisive, capaci di dare una svolta storica al futuro dello Stato ebraico. Per questo, sia le scelte di politica estera che quelle riguardanti la governance interna, tengono sempre d’occhio l’impatto sul consenso popolare. Preambolo necessario, per comprendere come mai giusto in questa fase, il Likud, il partito del Premier, abbia sentito il bisogno di forzare ancora la mano in Cisgiordania. Evidentemente, ‘Bibi’ pensa che la sua crociata sulla costruzione del ‘Grande Israele’ possa dare dei buoni dividendi elettorali. Un colpo al cerchio e uno alla botte, per superare un percorso a ostacoli, fatto di guerre, processi per corruzione, crisi internazionali, boicottaggi e pessime ricadute sull’economia del Paese, Netanyahu si sforza di continuare a far passare il suo messaggio messianico-nazionalista. E ancora una volta si affida ai suoi pretoriani più intransigenti, come il Ministro delle Finanze Smotrich. Un uomo che ha per i palestinesi gli stessi sentimenti che il generale Custer nutriva per gli indiani.

  • Il Jerusalem Post sintetizza così ciò che aspetta i palestinesi (e il mondo) se Smotrich dovesse essere riconfermato in un nuovo governo (con Netanyahu, è ovvio): promuovere l’immigrazione ebraica a Gaza e in Cisgiordania, oltre a reintrodurre il regime militare nella Striscia. Altro che Board of peace!
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