22/09/2026
da Il Manifesto
L'inchiesta Più crolli e infortuni: rischi idraulici, idrogeologici, climatici. Cittadinanzattiva: «Servono tre miliardi in tre anni per affrontare l’emergenza»
L’operazione è classica: spruzzare ideologia per coprire la vita reale a scuola. Invece di garantire la sicurezza sociale e il benessere in classe, il governo tornerà a legiferare sul tetto del 30% di alunni stranieri per classe stabilito da un’inconsistente circolare Gelmini che risale al 2010. Senza contare che il divieto di burqa e niqab tra i banchi riguarderà, a essere generosi, 500 persone in Italia, una ogni 660 scuole è stato calcolato sul giornale online La tecnica della scuola. Ciò che in realtà si sta cercando di fare da settimane è creare, per via burocratica, due fronti: italiani da una parte e stranieri dall’altra. In questo modo una bandiera elettorale può alimentare posizionamenti razzisti.
«CHIACCHIERE» ha detto il sindaco di Bologna Matteo Lepore commentando l’ultima trovata elettorale governativa. «Dopo quattro anni di legislatura servirebbe un piano per l’edilizia scolastica». Il riferimento non è casuale. Sempre ammesso che sia realizzabile, e non lo è, l’intento discriminatorio di assoggettare il diritto allo studio a una percentuale non contempla la mancanza di risorse utili per evitare le «classi pollaio» e necessarie per assumere nuovi docenti, a cominciare dalla stabilizzazione di 250 mila precari. Senza strutture, e personale, dove dovrebbero finire gli studenti senza cittadinanza italiana giudicati in «eccesso»? Dovrebbero essere «deportati» in strutture che non esistono, o riadattate in maniera approssimativa, in altri comuni vicini. Oppure saranno gli alunni italiani a essere usati come «quote di compensazione»?
«A RAGUSA e in provincia – racconta il segretario della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza – applicare un tetto del 30% significherebbe dover redistribuire centinaia di studenti in altre scuole. Ma dove? In molti comuni del ragusano non esistono plessi alternativi raggiungibili, le sezioni sono già al completo e le distanze territoriali rendono impraticabile qualsiasi ipotesi di ‘spostamento’. Si tratterebbe di un’operazione che, oltre a violare i diritti degli studenti, paralizzerebbe l’organizzazione scolastica e costringerebbe famiglie e ragazzi a spostamenti impossibili, con gravi ricadute sul diritto allo studio».
A PRATO, il sindaco Matteo Biffoni parla di numeri veri: una dispersione scolastica all’11% (oltre 500 ragazzi l’anno), 300 minorenni mai arrivati in classe (al 75% cinesi) e quasi un alunno su due alle medie senza competenze alfabetiche adeguate. La ricetta non sono i muri numerici, ma gli investimenti: servono docenti L2 per l’italiano, mediatori culturali ed «educatori di corridoio».
«IL TETTO DEL 30% è semplicemente inapplicabile – ha scritto Biffoni in una lettera aperta a Meloni – Rispettare un limite rigido imporrebbe due alternative parimenti insostenibili: negare il diritto allo studio a bambini residenti nel nostro comune o costringere famiglie ed educatori a complessi trasferimenti verso plessi distanti chilometri dalle proprie abitazioni, minando il principio fondamentale della scuola di prossimità».
«LA SOLUZIONE sta nel creare i presupposti affinché classi con un numero contenuto di studenti possano accompagnare e superare gli ostacoli legati alla conoscenza della lingua» hanno sostenuto i parlamentari dei Cinque Stelle nelle commissioni Cultura della Camera e del Senato.
LA STRADA È LUNGA per arrivare a creare simili condizioni. Lo si può capire leggendo il XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva (Il Manifesto 10 settembre). La situazione è drammatica. Il 49% degli istituti è stato costruito prima del 1976, ossia prima della normativa antisismica. Oltre la metà è fuorilegge: il 59% non ha l’agibilità, il 58,3% manca della prevenzione incendi e l’Inail stima in 14 mila le strutture potenzialmente a rischio amianto.
INVECE DI CURARE l’integrazione, i ragazzi rischiano la pelle. Nel periodo settembre 2025 – agosto 2026 si sono verificati 68 crolli (soffitti, solai, intonaci) con 12 feriti. Nel 2025 le denunce di infortunio tra gli studenti hanno superato quota 80 mila (+3,8%). Nei primi cinque mesi del 2026 sono già salite a 47.748 con 10 casi mortali. Per non parlare dei rischi territoriali: il 44% degli istituti sorge in zone ad alta sismicità (solo il 4% ha subito adeguamenti) e il 19,2% sorge in aree a pericolosità idraulica, esponendo oltre 1,3 milioni di studenti.
LA SCUOLA è inospitale. Per l’inclusione delle disabilità sensoriali le cifre sono impressionanti: ausili per l’ipoacusia presenti nel 16,5% dei plessi, percorsi tattili e mappe a rilievo per non vedenti relegati all’1,2%. Di fronte al cambiamento climatico, il 92,5% delle scuole è sprovvisto di condizionamento, trasformandosi in vere e proprie trappole di calore. Sulle mense – indispensabili per il tempo pieno – solo il 36% degli edifici ne è dotato, con la Sicilia che sprofonda al 14,4%. Intanto i fondi del Pnrr arrancano, con gravissimi ritardi nei cantieri del Sud per asili nido e infrastrutture. Il problema non è chi varca la porta d’ingresso con o senza velo. Il problema è la mancanza di fondi. Occorrebbero tre miliardi in tre anni, sostiene Cittadinanzattiva.

