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Attesa per il vertice di pace sull’Ucraina a Ginevra. Ma Putin e Zelensky già litigano e allontanano la fine delle ostilità

Attesa per il vertice di pace sull’Ucraina a Ginevra. Ma Putin e Zelensky già litigano e allontanano la fine delle ostilità

Politica estera 

16/02/2026

da La Notizia

A Ginevra Ucraina, Russia e Usa tornano a negoziare. Ma Mosca accusa Kiev di neonazismo, Zelensky replica: il compromesso è Putin libero.

Ginevra chiama. E il mondo, ancora una volta, si ferma ad ascoltare. Domani e dopodomani, sulle rive del lago più diplomatico d’Europa, Ucraina, Russia e Stati Uniti tornano a sedersi allo stesso tavolo. Non è un vertice qualsiasi. È uno di quelli che scricchiolano già prima di iniziare, come una porta forzata troppe volte.

Ginevra, crocevia di dossier e nervi scoperti

La delegazione ucraina è partita. Direzione Svizzera. Kyrylo Budanov lo ha scritto nero su bianco, con una foto e una frase che pesa: discutere le lezioni della storia, trarne le “giuste conclusioni”. Parole misurate, quasi scolpite. Con lui, volti noti dell’apparato presidenziale e dell’intelligence militare.

Mosca non resta a guardare. Il Cremlino ha già messo sul tavolo il nome del capo delegazione: Vladimir Medinsky. Washington osserva, media, spinge. E nel frattempo intreccia altri fili: gli emissari di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, saranno a Ginevra anche per il dossier Iran. Stessa città, tensioni diverse. Ma lo stesso retrogusto metallico.

Mosca alza il volume: “Kiev è terrorismo neonazista”

E qui il clima cambia.
Di colpo.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, sceglie la linea dura. Durissima. Kiev, dice, non è più solo un avversario politico o militare. È una “cellula terroristica internazionale con tendenze neonaziste”. Un’accusa che non cerca sfumature e non fa prigionieri.

Zakharova parla di attacchi contro civili, soccorritori, medici. Usa parole cariche, immagini crude, domande lanciate come pietre contro la comunità internazionale: dove sono gli esperti di terrorismo? Perché nessuno ne parla? E, soprattutto, chi arma e sostiene questo “conglomerato” sotto l’ombrello Nato?

È una narrazione nota, ma rilanciata con rabbia nuova. O forse con la consapevolezza che a Ginevra ogni frase è un messaggio cifrato.

Zelensky ribalta il tavolo: “Il compromesso esiste già”

Ma Kiev non incassa in silenzio.
Anzi.

Volodymyr Zelensky risponde da Politico, e lo fa con una frase che brucia: il più grande compromesso con la Russia è già stato fatto. Vladimir Putin non è in prigione. Punto. Fine della metafora.

Secondo il presidente ucraino, il mondo ha concesso fin troppo. Trump parla di compromessi, di cessate il fuoco temporanei. L’Ucraina, dice Zelensky, ha accettato un cessate il fuoco incondizionato. Mosca no. E continuerà a dire no, oggi per un motivo, domani per un altro. Finché non arriverà una pressione reale.

Ma cosa significa concretamente?
Significa garanzie di sicurezza. È questo il cuore della posizione ucraina a Ginevra. Senza, ogni trattativa rischia di restare una fotografia ben illuminata e nulla più.

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