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Antisemitismo: una legge illiberale, pericolosa e utile solo alla destra

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08/09/2026

da Il Manifesto

Roberto Della Seta

Riforme Secondo il testo che una minoranza del Pd si avvia a votare, anche Albert Einstein e Hannah Arendt che definirono fascisti i progenitori del Likud sarebbero antisemiti

Una legge che promette di combattere l’antisemitismo, tra le forme più antiche e resistenti di razzismo, ed è promossa e sostenuta dalla Lega di Salvini – ormai l’Afd italiana – che su xenofobia e razzismo basa buona parte del suo discorso pubblico, e dal partito degli eredi di Giorgio Almirante che dal 1938 al 1943 coordinò la redazione del giornale fascista e antisemita La difesa della razza.

È il disegno di legge intitolato «Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo» già approvato dal senato e che sta per ottenere il sì definitivo alla camera, votato dal centrodestra e da una piccola minoranza di parlamentari “riformisti” del centrosinistra. Una scatola vuota, ma una scatola maleodorante. Non ci sono più le sanzioni – previste nelle proposte originarie e inequivocabilmente incostituzionali – per chi si esprime pubblicamente contro la deriva razzista e nazionalista dello Stato israeliano. Ciò che resta è una dichiarazione d’intenti illiberale che mira a stigmatizzare ogni espressione di radicale contestazione antisraeliana.

Secondo il testo, ebrei autorevoli come Anna Foa, Gad Lerner, Stefano Levi Della Torre sono da considerarsi antisemiti. Secondo la definizione di antisemitismo proposta a suo tempo dalla Ihra (International holocaust remembrance alliance) con relativi esempi richiamata nel testo, erano antisemiti anche Albert Einstein e Hannah Arendt, che nel 1948 all’indomani della fondazione dello Stato di Israele in una dichiarazione pubblica definivano fasciste le scorrerie della destra ebraico-israeliana, quella di Begin e Shamir diretta progenitrice del Likud di Netanyahu, per cacciare i palestinesi dalle loro case.

Non condivido alcune opinioni estreme tra quelle che per l’Ihra sono sinonimi di antisemitismo: avvicinare i comportamenti dello Stato di Israele a quelli dei nazisti, qualificarne come illegittima l’esistenza. Chi la pensa così – la pensano così anche diversi ebrei – può avere torto o ragione secondo i punti di vista, ma questi giudizi nulla c’entrano con l’antisemitismo.

Ecco, l’antisemitismo. L’aspetto più deteriore di questa legge è che banalizza un problema serio e urgente: la recrudescenza in Europa di pregiudizi e sentimenti antiebraici, compreso il riaffiorare nella sinistra e negli stessi movimenti di solidarietà filopalestinese di linguaggi, allusioni tratte di peso dalla ricca tradizione dell’antisemitismo sociale, che vedeva e vede gli ebrei come quintessenza e avanguardia del peggiore capitalismo e del più turpe colonialismo.

È l’antisemitismo eterno che con diverse maschere accompagna da duemila anni la storia europea individuando negli ebrei di volta in volta i deicidi, gli infedeli alla nazione, gli affamatori del popolo, gli ispiratori della sovversione bolscevica, i burattinai di ogni maleficio possibile da Epstein al dramma di questi giorni a Ceuta. Rimasto oscurato sotto il nero infinito della Shoah, ora torna a mostrarsi vivo e vegeto: innegabilmente favorito dall’agire criminale di uno Stato che si qualifica come «ebraico», costruito sugli stereotipi di sempre.

Questa legge in via di approvazione non solo non aiuta ma complica la lotta all’odio antiebraico. Diluisce il vero antisemitismo mescolandolo abusivamente con qualunque posizione contro Israele; e poi lo separa, lo isola dalle altre forme di razzismo, rendendo più fragili le basi etiche per contrastarlo.

Si capisce che la destra italiana scelga di incamminarsi su questo doppio binario: le serve per giustificare la propria vicinanza all’odierno Israele, le consente di accarezzare l’idea razzista della «remigrazione» innalzando contemporaneamente la bandiera filoebraica anche per nascondere la sua abbondante genetica antisemita. È invece incomprensibile che lo percorrano alcuni, fortunatamente pochi, esponenti politici del centrosinistra. Nell’opinione pubblica, anche in una parte dell’opinione di sinistra, rinascono non da oggi miasmi di antisemitismo che addebitano a una sorta di «spectre» ebreo-sionista i crimini di Israele. Vanno combattuti con forza e la sinistra, italiana ed europea, ha pieno titolo per farlo. Da tutto il Novecento riconosce nell’antisemitismo uno dei volti più disgustosi delle sopraffazioni «dell’uomo sull’uomo», della negazione delle libertà civili e personali: quella stessa sopraffazione, quella stessa negazione messe in opera sistematicamente da Israele a Gaza e in Cisgiordania.

Votare a favore di questa legge significa sconfessare cento e più anni di pensieri umanitari e libertari.

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