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Anche la Bce chiude alla richiesta dell’Italia: niente deroghe per il caro-energia

Anche la Bce chiude alla richiesta dell’Italia: niente deroghe per il caro-energia

Economia

23/05/2026

da La Notizia

Raffaella Malito

L'Italia continua a chiedere flessibilità all'Europa contro il caro-energia. Ma ora a frenare non c'è solo la Commission Ue ma anche la Bce

Le posizioni, al momento, restano ferme, anzi fermissime. E per il governo italiano l’aggravante è il muro della Banca centrale europea. La questione è sempre la stessa: Roma, a corto di risorse per far fronte alla crisi energetica ed economica, insiste con l’Europa per avere una sponda. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, entro la prossima settimana replicherà per iscritto alla richiesta di Giorgia Meloni di allargare all’energia la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa. Ma le premesse sono tutte per una risposta negativa. Bruxelles è contraria alle deroghe e anche Francoforte chiude la porta.

Anche la Bce chiude alla richiesta dell’Italia: niente deroghe per il caro-energia

Ieri Giancarlo Giorgetti, in sede di Eurogruppo-Ecofin, ha reiterato la richiesta di maggiore flessibilità. Il ministro dell’Economia ha spiegato che la proposta italiana è interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale, definendola “razionale e di buon senso”. Il ragionamento è che la sicurezza economica sia sicurezza nazionale e che quanto accade in Medio Oriente sia paragonabile, per effetti economici, all’aggressione russa all’Ucraina. Una tesi utile a Roma per provare ad aprire una breccia. Ma, almeno per ora, la breccia non si vede. Giorgetti ha indicato altre strade, richiamando i “fattori rilevanti” previsti dal quadro fiscale e la revisione del Pnrr. L’Italia chiede “spazio fiscale” allineato ai documenti approvati dalla Commissione sugli aiuti di Stato. Poi l’affondo: sarebbe singolare concedere la possibilità di fare aiuti di Stato impedendo però di usare risorse per finanziarli. Un argomento politico forte, ma non sufficiente a smuovere il muro europeo.

Dombrovskis ribadisce la sua contrarietà a cui si accoda la Bce di Lagarde

Dall’altra parte non sembrano esserci grandi aperture. L’Italia è il Paese Ue che ha sollevato in maniera più “costante” la questione della flessibilità fiscale per rispondere al caro energia, ha riconosciuto Valdis Dombrovskis. Ma la linea resta gelida: risposta mirata, niente stimoli generalizzati, spazio fiscale limitato. Tradotto: Roma chiede margini, Bruxelles risponde con il manuale della prudenza. E il governo si ritrova con il cerino in mano. Lo stesso schema arriva dalla Bce. Christine Lagarde, nella riunione dell’Eurogruppo, ha ricordato che le misure di bilancio devono rispettare le “tre T”: temporanee, mirate e calibrate su misura. Qualsiasi deviazione da questi principi, ha avvertito, finirebbe per essere dannosa e potrebbe produrre conseguenze anche sulla politica monetaria. Il messaggio è chiarissimo: niente spesa facile, niente deroghe larghe, niente assegni in bianco per coprire l’emergenza italiana.

Le possibili aperture di Bruxelles sui fondi già esistenti

L’orientamento è dunque che le prime mosse dell’esecutivo europeo non andranno nella direzione richiesta dal governo. Si concentreranno invece sul tesoretto da 95 miliardi, composto da risorse di Coesione e fondi ancora non elargiti del Next Generation Ue. Ogni strappo alle regole fiscali è visto da Bruxelles come uno strappo alla prudenza richiesta dalle stime di primavera. Per un Paese con crescita debole, debito altissimo e margini ridotti, la risposta suona come una doccia fredda. Già al summit di Cipro, von der Leyen aveva indicato l’exit strategy degli “strumenti esistenti”.

Il 31 maggio scade inoltre il termine indicato dall’Ue per un’ulteriore modifica dei piani del Pnrr. Anche Raffaele Fitto ha ricordato che gli strumenti sul tavolo sono due: rivedere le risorse della Coesione e rivedere i Pnrr. In entrambi i campi l’Ue è aperta a fornire flessibilità. Ma è una flessibilità dentro le regole, non la deroga politica invocata da Roma.

L’Italia non ha sponde in Europa

Per allargare davvero le maglie servirebbero sponde nel Consiglio europeo. Soprattutto quella della Germania. Senza anche la minima apertura di Berlino e, di conseguenza, dei Paesi frugali, la deroga richiesta dall’Italia resterà un tabù. E al momento quelle sponde non ci sono. La richiesta italiana, inoltre, non sembra accompagnata da target e misure nella direzione auspicata da Bruxelles: transizione, indipendenza energetica, investimenti strutturali. È quasi impossibile che l’Ue dia luce verde a deroghe per fondi a pioggia o per misure che aumentino la domanda e quindi anche l’inflazione.

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