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Accordo fantasma per il compleanno di ottantenne malato

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Politica estera 

15/06/2026

da Remocontro

Ennio Remondino

Il mondo può accettare di far dipendere il suo futuro tra pace e guerra, benessere o crisi per molti popoli sino alla fame, dietro alle paranoie caratteriali di un megalomane instabile e inattendibile, ma che è il più armato del pianeta? E come s’è ridotto il giornalismo che insiste a proporre aperture sulla penultima ‘vittoriosa pace’ ottenuta contro l’Iran, da un ormai noto contaballe? E se oltre che matto forse anche ladro? Anche lui, come Netanyahu, a fine mandato, a rischio galera.

L’eterna penultima pace di Trump

Forse ve lo abbiamo già detto, ma qualcuno ha diligentemente contato i proclami di vittoria che si susseguano dalla Casa Bianca nei confronti dei cattivissimi civili iraniani. Eravamo a 39 attacchi e successivi ripensamenti, l’altro ieri. Con la coincidenza del fausto ottantesimo compleanno del Sommo fantasista di propaganda al potere, la felice coincidenza della sua quarantesima vittoria. Poi quel guastafeste di Andrea Fabozzi che arriva a sostenere che «Nella guerra fine a se stessa, la vittoria non esiste». Il direttore del Manifesto che difende Trump? Il guaio è la versatilità del potente contaballe. Vittime dei suoi annunci trionfali (non è che questa volta c’è l’accordo vero), e sei costretto a insegiure il Teheran Tribune al posto del Washington Post per avvicinarti alla verità. Ed ha ragione Fabozzi a ribattezzare il personaggio, ‘il Caligola di Washington’, mago nel rilanciare ottimismi dopo aver  favorito crolli borsistici per chi sapeva di dover comprare. Ma di questo parleremo dopo.

Non è il primo megalomane, e non il solo

Come dimenticare George W. Bush che annunciò di aver concluso la missione circa otto anni prima che la guerra in Iraq terminasse davvero. Ma lì fu soprattutto malizia. Qui gli annunci sono continui e soprattutto smentiti un minuto dopo dallo stesso autore, e siamo alla sospetta demenzialità. Rituale ormai solido: il presidente dichiara che è stato raggiunto l’accordo con l’Iran, poi (ma non troppo) attribuisce l’annuncio dell’accordo all’Iran e lo definisce ‘debole e patetico’. Detti e contraddetti, impossibile ogni analisi seria, visto che anche la differenza tra tregua e guerra, anche quella, è saltata. «A Gaza, in Libano, in Iran si muore ammazzati nell’una come nell’altra. Non è detto che la confusione sia casuale, quando la guerra va male la prima cosa è confondere le acque. L’incontinenza verbale di Trump e la sua voglia di farsi un regalo di compleanno – accanto ai riti gladiatori organizzati alla Casa bianca – aggiungono solo l’enfasi della follia a una confusione che è anche politica».

Ma torniamo alla ‘vittoria impossibile’

Questa guerra, quando terminerà realmente (e non ci avvertirà Trump), avrà bruciato tantissime vite umane, rovinato la vita di centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini, impoverito milioni di persone, devastato un altro po’ il pianeta. E non illudiamoci di tornare di colpo al punto di partenza, ma molto molto indietro –ancora Fabocchi-, tra prepotenza e diritto. «E qualsiasi accordo Trump potrà negoziare sarà sicuramente peggiore anche dal punto di vista esclusivo degli Stati uniti rispetto alle condizioni che c’erano prima». Ma allora, perché questa guerra comunque a perdere? I due criminali che l’hanno voluta contano di guadagnarci.  Netanyahu che ne ha approfittato per occupare un pezzo importante del Libano contando sull’impunità di cui gode Israele in tempo di guerre incrociate. Salvo un suo errore politico elettorale in un Israele corrotto dalla illusione della sola potenza militare. E Trump alla ricerca di un diversivo dai disastri economici provocati dalla sua stessa politica dei dazi.

  • Ancora una volta la guerra è l’approdo inevitabile anche se irragionevole dei nazionalismi e dei fascismi. Poi è inutile cercare dov’è la vittoria. Semplicemente non c’è, anche quando ci sono i suoi annunci.

Pessimo compleanno pessimo presidente

Per il 79esimo compleanno aveva optato per lo stile nordcoreano organizzando una parata militare, il compleanno 80 è soprattutto spettacolo. Come la sua politica. Ultimate Fighting Championship – l’organizzazione di arti marziali miste. In piena guerra con la Repubblica islamica, l’unico memorandum sinora siglato è quello del dipartimento di Stato con la stessa Ufc, su cui c’è la firma di Marco Rubio in persona, che lo ha definito «le Nazioni unite del combattimento». Un’altra folla di spettatori, più piccola e gioiosa -segnala Giovanna Branca-, si era riunita davanti al Kennedy Center for the Arts per assistere ai lavori per smantellare il nome di Donald Trump apposto davanti a quello di Kennedy, un oltraggio alla memoria del presidente democratico deliberata, a breve distanza dal suo insediamento, dallo stesso Trump. E oggetto di decine di ricorsi. Nella sua appropriazione progressiva delle icone della città di Washington e della democrazia statunitense, il presidente aveva licenziato tutto il consiglio di amministrazione del Kennedy Center, ne aveva nominato uno di fedelissimi e se ne era fatto proclamare presidente.

E se non fosse soltanto fascismo politico?

Che Donald Trump fosse ossessionato dal denaro che amava esibire era noto, così come era noto che fosse fallito più volte con le sue operazioni immobiliari al di là di ogni vanteria di successo. Logico immaginare che, una volta alla Casa Bianca, fosse tentato di avvantaggiarsi di informazioni privilegiate per compiere operazioni sui mercati ‘a colpo sicuro’, manipolando il mercato. E qui compare la parola magica: «Insider trading». La compravendita di ‘strumenti finanziari’, azioni, da parte di un ‘insider’, cioè di una persona che, in virtù della posizione che ricopre, è a conoscenza di informazioni privilegiate che vengono appunto utilizzate per ottenere un profitto. Manipolazione del mercato alterando artificiosamente il prezzo di merci o di azioni.

Donald presidente compra e vende a raffica

Ne ha parlato per primo il Wall Street Journal. Nel primo trimestre del 2026 Donald Trump ha compiuto oltre 3.700 operazioni di Borsa (trades su titoli azionari, Big Tech, petrolio), conoscendo gli effetti delle sue dichiarazioni sull’inizio e sulla fine della guerra all’Iran, che ha bloccato lo stretto di Hormuz e infiammato il prezzo del petrolio, andato ben sopra i 100 dollari.

  • 3.711 operazioni in 3 mesi (informazione resa disponibile, “disclosed”, da Trump l’8 maggio) – 66 giorni lavorativi – significa ben 56 operazioni al giorno (un’enormità), realizzate dai gestori per suo conto. In trasparenza Trump ha dichiarato l’acquisto di Oracle (controllata dal suo amico miliardario Larry Ellison) il 12 gennaio, pochi giorni prima che Oracle finalizzasse l’acquisto delle attività Usa del social media TikTok. Alcuni mesi dopo Trump spinge affinchè la Paramount Skydance (controllata dalla famiglia Ellison) conquisti la Warner Bros. Discovery (che controlla anche la Cnn).
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