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Accordo di pace n. 39. Trump promette e nega: «Inaccettabile»

Accordo di pace n. 39. Trump promette e nega: «Inaccettabile»

Politica estera

13/06/2026

da il Manifesto

Luca Celada

Partita persia Nel giorno della marmotta delle trattative si intravede uno spiraglio, ma un possibile patto non sarà mai paragonabile a quello di Obama

L’annuncio della vittoria è stato il trentanovesimo secondo la Cnn che ha deciso di conteggiare i proclami che si susseguono nel giorno globale della marmotta in cui l’aggressione israelo-americana all’Iran sembra avere precipitato il mondo.

La fantascienza ucronica sembra oramai il paradigma più calzante per un conflitto in cui guerra e pace, diplomazia e politica sembrano essere stati definitivamente sostituiti da un incessante rullo di propaganda interessata.

COME IL SOLDATO serialmente reincarnato in Mickey 17 o Tom Cruise perpetuamente rinato sul campo di battaglia in Edge of Tomorrow – Senza domani l’«accordo di pace» è stato dunque riesumato ieri da Donald Trump. La notizia è stata quasi subito messa in dubbio da indiscrezioni iraniane su un presunto elenco di rivendicazioni inaccettabili (fra cui 300 miliardi di risarcimenti). Puntuale la contro-sfuriata presidenziale: fake news «deboli e patetiche»,

«INACCETTABILE, sarà meglio che mettano la testa a posto!». Stavolta, però, a differenza di precedenti tentativi di piegare univocamente la realtà alla propria volontà, la veridicità di un imminente possibile memorandum di intesa è sembrato essere confermata da fonti attendibili della controparte.

PRIMA ABBAS Araghchi, il ministro degli esteri iraniano ha definito «vicino» un accordo e invitato la stampa a «non speculare sui contenuti prima dell’annuncio ufficiale». Poi il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che era stata sottoscritta «una versione finale e concordata dell’accordo di pace». La nota di Sharif aggiungeva che «i prossimi passi» sarebbero stati «finalizzati». Nella postilla naturalmente sta il nocciolo invariato della questione. «L’accordo di pace» sarebbe in realtà un prolungamento del «cessate il fuoco» per portare le parti al negoziato vero e proprio.

E al di là dei termini specifici su navigabilità dello stretto di Hormuz, risarcimenti di guerra e nucleare, è difficile visualizzare un accordo che si avvicini alle garanzie già contenute nel Jcpoa, l’accordo firmato da Obama nel 2015 che Trump ha incessantemente vituperato e promesso di superare.

IL TRATTATO OBAMA/KERRY richiese anni di negoziati multilaterali per ottenere quelle che sono plausibilmente le migliori possibili condizioni, per definizione oggi inaccettabili da Trump.
Da parte iraniana rimane il dato incontrovertibile del vantaggio regalatogli da Trump: una parità negoziale con la superpotenza ed il ricatto permanente della chiusura dello Stretto, oggi più efficace perfino di una potenziale arma nucleare. Esiste una versione che gli iraniani considererebbero sufficientemente vantaggiosa da sottoscrivere, pur dopo la comprovata inaffidabilità dell’attuale controparte americana? Più credibile e vantaggiosa sembrerebbe una sorta di permanente opacità strategica in cui perseguire la comprovata capacità di influire sugli impulsi e le mitomanie presidenziali. Strumenti che sembrerebbero abbondantemente sufficienti a far dilungare in negoziati fino alla fine del mandato Trump.

TUTTO PUNTA, dunque, a un sostanziale permanere dello status quo in cui trattative e rotture, guerra e pace coesistono in narrazioni ufficiali rimosse da effettive condizioni sul campo. E in cui il mondo è costretto a tentare di decifrare gli equilibri nell’esegesi di tweet e post propagandistici delle due parti.

Il controllo ermetico dell’informazione è infatti un’altra caratteristica del conflitto al cui confronto anche il giornalismo embedded della scorsa generazione di guerre del Golfo sembra ormai paragone di trasparenza. Nell’attuale paradigma social occorre prendere atto che l’informazione è stata sostituita dalla manipolazione di opinioni e consensi coadiuvata da strumenti social e all’occasione di intelligenza artificiale, Una realtà parallela opaca in cui la guerra mondiale a pezzi viene gestita da un lato per assecondare mitomanie personali e dall’altro con beneficio degli interessi di famiglia (l’ultimo dietrofront di Trump sui bombardamenti annunciati poi annullati ha prodotto la consueta manipolazione dei mercati).

UN ECOSISTEMA narrativo, infine, in cui le realtà della guerra – le vittime umane ad esempio, dall’Iran, al Libano a Gaza o in Cisgiordania – recedono dietro alle versioni ufficiali e il feed presidenziale, che il mondo è ridotto a decifrare e interpretare, si è sostituito in toto alle fonti giornalistiche di cui questo conflitto ha certificato l’inutilità.

L’infosfera asfittica e sigillata è uno dei catastrofici danni strutturali che lascerà l’era Trump/Netanyahu. Assieme al bombardamento del diritto internazionale e della legalità, un’eredità la cui riforma richiederà una ricostruzione radicale se la democrazia vorrà recedere dall’orlo dell’abisso.

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