ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

ATTUARE LA COSTITUZIONE PER CAMBIARE L'ITALIA

Accise, il decreto effimero

Accise, il decreto effimero

Economia

23/05/2026

da Il Manifesto

Roberto Ciccarelli

A secco Caro-carburanti: il taglio sulle tasse è stato prorogato fino al 6 giugno: 20 centesimi in meno su un litro di gasolio, 5 su uno di benzina

Passerà la nottata del caro-carburanti e pioveranno i miliardi da Bruxelles. Con questo spirito il consiglio dei ministri ieri ha varato il quarto decreto che taglia le accise sul gasolio e sulla benzina per le prossime due settimane, fino al 6 giugno. Rispetto all’ultima proroga del 2 maggio il taglio sulle tasse del gasolio rimaneresta a 20 centesimi, sulla benzina a 5. Il costo della nuova misura è stato quantificato in 400 milioni di euro.

Saranno trovati dall’extragettito dell’Iva incassato dall’aumento dei carburanti nelle ultime settimane, dalle multe dell’Antitrust e da altri tagli. Il grosso della spesa (200 milioni) sarà aggiunta ad altri fondi previsti nei precedenti decreti (100 milioni) e andrà ai camionisti che hanno sospeso lo sciopero già annunciato (vedi articolo in pagina).

PER CAPIRE LA LOGICA seguita dal governo nel varo del decreto dobbiamo riprendere in mano il rapporto sulle stime economiche presentato dalla Commissione Ue a Bruxelles l’altro ieri. Si legge che, fino al 4 maggio scorso, i governi europei avevano speso 14,5 miliardi di euro. lo 0,07% del Pil dell’Unione, per rallentare l’aumento dei prezzi dell’energia, aiutare famiglie e imprese, e mettere una toppa ai guai provocati dalla guerra di Trump e del complice Netanyahu contro l’Iran. Se la crisi si prolungasse, e le misure fossero prorogate fino a fine anno, si arriverebbe a spendere 38,6 miliardi di euro (lo 0,2% del pil). Tre quarti dei sostegni sono stati già spesi in modo non mirato, ad esempio attraverso tagli alle accise o ad altre imposte indirette sui carburanti. Il restante quarto sembra essere stato mirato verso gli aiuti alle famiglie a basso reddito o ai sussidi per il settore dei trasporti. La cosiddetta regola delle tre T recitata dalla Commissione Europa – misure «Temporary, Targeted, Tailored» – è sistematicamente violata. Questo accade in tutta Europa, non solo con il governo Meloni. Ma è solo l’Italia che, vista la condizione dei conti pubblici, ha chiesto con forza una deroga al patto di stabilità per continuare a dare sussidi a pioggia che di per sé producono sempre magri risultati. Ma servono a tenere sotto controllo l’allarme sociale.

CON I QUATTRO DECRETI che hanno tagliato le accise il governo dovrebbe avere speso almeno un miliardo e mezzo di euro in poco più di due mesi. Rispetto alla classificazione fatta dalla Commissione Ue ha privilegiato i sussidi a pioggia e solo in parte aiuti mirati com’è accaduto con i camionisti. Ritornano in questi comportamenti due elementi che guidano da sempre l’economia italiana: la crisi e l’emergenza. Di solito rafforzano il corporativismo: chi ha la forza di alzare la voce, ottiene di più per la propria categoria. In un certo modo lo ha detto Meloni. In una fase di estrema incertezza come questo il governo interviene «tramite misure adattabili, per natura, durata e intensità, all’evolversi della situazione internazionale». Vero, ma il problema è come sono concepite queste misure e dove vanno.

IL QUADRO potrebbe essere turbato ancora dalle parole dette ieri dalla presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde. Se i governi, a cominciare da quello italiano, continueranno ad affrontare la crisi soprattutto buttando i soldi dalla finestra le conseguenze potrebbero essere peggiori. Aumenterà la dipendenza dal mercato delle energie fossili e potrebbe dare un’altra spinta all’inflazione già data al 3,2% in Europa. Ciò costringerebbe la Bce a aumentare i tassi di interesse.

L’ITALIA, ALLORA, dovrebbe aumentare la spesa per gli interessi sul debito pubblico che arriverà al 138,5% del Pil. A cascata, ciò indurrebbe il governo Meloni a stringere ancora di più i cordoni della borsa. All’austerità si aggiunge il costo della crisi energetica. Un girone infernale iniziato nel 2023 quando il governo ha firmato il nuovo patto di stabilità che blocca le residue capacità di reagire nell’economia della policrisi in cui viviamo almeno dal tempo del Covid.

L’AVVERTIMENTO DI LAGARDE non è nuovo. Quando è stato dato la prima volta, tempo fa, il ministro dell’economia Giorgetti non ha fatto buon viso davanti al cattivo gioco di una politica monetaria che ha già prodotto danni considerevoli nella crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Rispetto a quattro anni fa la situazione è peggiore sia per quanto riguarda i fondamentali economici (allora il patto di stabilità era sospeso) che le prospettive: il Pnrr partito allora scade a giugno e in vista non ci sono più investimenti da fare. Non basta una deroga per risolvere un problema di sistema.

share