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7 ottobre: Bibi ignorò l’allerta

7 ottobre: Bibi ignorò l’allerta

Politica estera

09/09/2026

da Il manifesto

Michele Giorgio

L'ultima bugia l presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed, avvertì che il capo di Hamas Sinwar preparava una vasta operazione contro Israele

Se Benyamin Netanyahu perderà le elezioni tra un mese e mezzo, dovrà fare i conti con quella commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre che per tre anni si è rifiutato di istituire. I leader dei partiti di opposizione hanno annunciato che, se si ritroveranno a guidare il nuovo governo, agiranno per la sua immediata formazione. Un libro e un’inchiesta del giornale Haaretz rivelano come Netanyahu abbia scelto di non riferire ai servizi di sicurezza e ai comandi militari un esplicito avvertimento proveniente dal leader degli Emirati, Mohammed bin Zayed, e altre informazioni giunte pochi giorni prima dell’attacco del 2023, con cui Hamas ha colto totalmente di sorpresa Israele in quello che non pochi considerano il più grave disastro militare, di intelligence e di sicurezza dello Stato ebraico dopo quello dello Yom Kippur del 1973.

La ricostruzione di Haaretz si basa sul libro «Kidnapped: 843 Days of Abandonment», scritto dai giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, e su colloqui con decine di fonti israeliane e internazionali. Dieci giorni prima dell’attacco di Hamas, Mohammed bin Zayed, uno dei più importanti interlocutori arabi di Netanyahu, avrebbe avvertito, durante una telefonata durata 45 minuti, che l’ala militare del movimento islamico stava preparando una grande operazione contro Israele, allo scopo, tra le altre cose, di far vacillare gli Accordi di Abramo, ossia il processo di normalizzazione dei rapporti dello Stato ebraico con i paesi arabi.

Il presidente degli Emirati avrebbe riferito in particolare delle intenzioni del capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, che, attraverso un ex esponente di Fatah che svolgeva il ruolo di intermediario, fece sapere di essere esasperato dallo stallo delle trattative con Israele per lo scambio di prigionieri minacciando una risposta devastante. «Dite agli israeliani che sto preparando una grande sorpresa», avrebbe detto Sinwar. E ancora: «Dite loro di aspettarsi un terremoto». In un altro messaggio avrebbe parlato della «madre di tutte le sorprese» e di una «operazione terrificante». Quelle parole arrivarono a un consigliere di Mohammed bin Zayed, palestinese originario di Gaza, e successivamente allo Shin Bet israeliano, che discusse l’avvertimento intorno alla metà di settembre. Due giorni dopo, il capo dello Shin Bet, Ronen Bar, a sua volta avrebbe messo in guardia sulla possibilità di uno scontro ampio. La svolta, secondo Haaretz, arrivò quando Mohammed bin Zayed decise di parlare personalmente con Netanyahu.

La risposta di Netanyahu, però, scrive Haaretz, fu sorprendentemente tranquilla. Il premier avrebbe assicurato che Israele era preparato a ogni eventualità e sostenuto che Hamas sembrava intenzionato a concentrare la propria attività soprattutto in Cisgiordania. Nello stesso periodo sarebbe arrivato a Netanyahu anche un altro avvertimento. Il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, lo avrebbe contattato per segnalare che Hamas stava preparando «qualcosa di insolito», una «operazione terrificante». Il 1° ottobre, a soli sei giorni dall’attacco, Ronen Bar avrebbe proposto di attaccare Hamas e i suoi principali dirigenti. Netanyahu non prese una decisione immediata. Chiese allo Shin Bet di presentare le proprie proposte, riservandosi di valutarle. E non avrebbe fatto riferimento, secondo Haaretz, alla conversazione avuta con Mohammed bin Zayed.

Non significa che, se Netanyahu si fosse comportato diversamente, Israele avrebbe impedito l’attacco. Ma il suo presunto silenzio ha impedito l’adozione di misure e provvedimenti immediati. A quasi tre anni dal 7 ottobre, la nuova inchiesta aggiunge un elemento potenzialmente esplosivo a una vicenda già segnata da omissioni, errori di valutazione e fallimenti dell’intelligence. E mette Netanyahu davanti a una domanda dalla quale, in piena campagna elettorale, sarà sempre più difficile sottrarsi: se l’allarme arrivò davvero, perché il primo ministro non fece nulla? «Non c’è più spazio per scuse, negazioni o occultamenti», affermano i leader dei partiti Democratici, Insieme, Yashar e Yisrael Beitenu, accusando Netanyahu di «arroganza» e di aver tradito la fiducia degli israeliani. La vicenda, giudicata verosimile dall’ex premier di destra Naftali Bennett, non potrà non avere ripercussioni politiche.

L’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, leader di Yashar e principale avversario di Netanyahu il 27 ottobre, afferma che il premier ha «condotto Israele ciecamente al disastro» e ancora oggi continua ad accusare i capi dei servizi di sicurezza di non averlo svegliato durante l’attacco di Hamas, nelle prime ore del 7 ottobre. Parole che molti israeliani condividono.

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