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CONTRO LA POLITICA DELL'IMPOVERIMENTO, COSTRUIRE UNA FORZA POPOLARE PER ATTUARE LA COSTITUZIONE

15.10.2017
Maurizio Acerbo


In tutta Italia la Rete dei Numeri Pari ha organizzato iniziative mettendo al centro "casa, lavoro, conoscenza, costituzione, reddito, dignità, terra, welfare". Diritti che dovrebbero essere garantiti per tutte e tutti secondo la nostra Costituzione e sempre più non lo sono. Se secondo i dati ISTAT ci sono quasi 4.800.000 persone in Italia in condizioni di povertà assoluta e se circa una persona su 4 è a "rischio povertà", non lo si deve al caso o a responsabilità di chi non sopravvive neanche avendo uno stipendio.

Lo si deve a due decenni di politiche economiche che hanno aumentato il divario fra poveri e ricchi. Lo si deve alle politiche neoliberiste condivise da centrodestra e centrosinistra e a chi le ha applicate con scientifico cinismo, dall’Unione Europea fino ai governi che si sono succeduti. Le manifestazioni di oggi ci ricordano dati e fatti che rendono evidente la necessità di un cambiamento radicale nel nostro paese e in Europa. Se non si mettono al centro del dibattito e dello scontro politico questi temi i ceti popolari saranno inevitabilmente arruolati sempre più largamente nella guerra fra poveri, con migranti e richiedenti asilo come capro espiatorio.

Il Def e la manovra da questo punto di vista rappresentano una presa in giro rispetto a questa situazione di palese ingiustizia e sofferenza sociale.
Neanche lontanamente sono previste misure e risorse per affrontare le reali emergenze di questo paese: si continua a negare l'istituzione di un "reddito di dignità" per milioni di poveri, intermittenti e senza lavoro, nessuna risposta alla crescita degli sfratti per morosità incolpevole e nessun programma per garantire il diritto alla casa, nessun adeguato stanziamento per il Fondo Nazionale Sociale in grado di garantire un livello di assistenza omogeneo su tutto il territorio nazionale, invece della garanzia del diritto allo studio abbiamo una ridicola alternanza scuola-lavoro. Alla richiesta di mettere la “spesa sociale fuori dal patto di stabilità” si risponde con l’impegno all’ultimo vertice di Taormina del G7 a raddoppiare spesa militare per la quale l’UE concorda che si possano sforare gli altrimenti sacri parametri di Maastricht.

Le classi dirigenti italiane e europee non solo con le politiche neoliberiste producono un crescente impoverimento, altissimi tassi di disoccupazione e un aumento esponenziale dei lavori sottopagati e dei working poors ma non sentono nemmeno il dovere di far corrispondere a questi fenomeni un welfare più forte.

Siamo da troppi anni di fronte all’aperta delegittimazione del programma di lotta alle disuguaglianze contenuto nell’articolo 3 della Costituzione e alla negazione di fatto dei diritti sanciti dalla Carta.
La storia insegna che la povertà si riduce e la sfera dei diritti si allarga soltanto quando chi sta in basso e vive sulla propria pelle le conseguenze delle ingiustizie e delle disuguaglianze prende la parola sulla scena pubblica e impone la propria agenda attraverso l’azione collettiva.

Le associazioni giustamente pongono questioni ineludibili e indicano provvedimenti indispensabili.
Difficilmente però questi obiettivi potranno concretizzarsi senza una forza materiale che si raccolga intorno a un programma di attuazione della Costituzione.

Da troppi anni in questo paese le classi subalterne sono prive nel sistema politico di una voce e di una forza per difendere i propri diritti subendo gli effetti di pseudo-riforme che si susseguono peggiorando le condizioni di vita della stragrande maggioranza del paese. E’ ora di costruirla e ci pare l'unico progetto di sinistra di cui ci sia bisogno e per il quale un appuntamento elettorale possa essere occasione che non debba andare sprecata.