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L’AGRICOLTURA E IL TURISMO POSSONO CONVIVERE CON LE CENTRALI GEOTERMICHE?

08.10.2017


La questione della GEOTERMIA sta diventando molto urgente, perché le prospettive che si aprono dopo le ripetute affermazioni sui suoi presunti benefici da parte delle Istituzioni e delle Società geotermiche, sono preoccupanti per il nostro immediato futuro.

Se fossero realizzati gli obiettivi che i nostri governanti nazionali e regionali caldeggiano, si avrebbe un’invasione di pozzi geotermici, di centrali sia del tipo flash che del tipo binario e cioè di quelle che immettono nell'aria tutto quello che estraggono e di quelle che dovrebbero reimmettere tutto ciò che estraggono nel bacino geotermico, anche se a una discreta distanza dal punto di estrazione.

Questo tipo soprattutto, definito con imprecisione, “a emissioni zero” che poi dopo un po’ è diventato “a emissioni quasi zero”, viene propagandato come la soluzione tecnologica che risolve tutti i problemi che fino ad ora ha posto la geotermia.

I motivi per cui ci sembra giusto continuare ad opporsi a questo tipo di sfruttamento delle risorse geotermiche sono stati evidenziati in molte occasioni con il contributo di scienziati esperti dell’argomento attraverso i loro studi e le ricerche sul campo.
E ci sono anche motivi che, prescindendo dalla scienza e dalla ricerca, possono essere compresi e affermati da chiunque, solo confrontando alcuni dati.

Infatti, prima di individuare i motivi dei forti rischi per l’ambiente e per la salute umana, ce n’è uno di tipo economico.
In una Toscana che ci viene invidiata per le bellezze storiche, paesaggistiche e per le produzioni agricole di qualità che qui si svolgono, si può verificare che, proprio nelle aree dove storicamente si sfrutta la geotermia, si registra l’età media più alta della regione e il reddito medio più basso, per l’esodo e la mancanza di occupazione tra i giovani.

Dove la geotermia ha caratterizzato il territorio con i suoi impianti industriali oggi abbiamo più alto il livello di povertà e di crisi, tanto che recentemente la stessa Regione Toscana ha individuato l’area nord, Larderello/Travale, come “area di crisi”, mentre il valore immobiliare è - con l’area sud/Amiata - il più basso della Toscana (vedi “borsino immobiliare”, Il Tirreno del 10/6/17).

Nel territorio della provincia di Grosseto, come del resto in quelli dell’alto Lazio e dell’Umbria che sono pure coinvolti da richieste di decine di permessi di ricerca, si svolge un tipo di agricoltura tradizionale fatta essenzialmente di piccole e medie aziende che da anni hanno investito denari propri e contributi europei per sviluppare le loro attività legate alle produzioni agricole e al turismo.

Tutto questo corre grossi rischi di essere demolito dalla conversione da area agricola ad area industriale per il massimo sfruttamento della geotermia.

Dopo il primo tentativo effettuato dalla Società TOSCOGEO s.r.l. di realizzare un impianto di tipo binario all’interno della Concessione di ricerca “Bagnolo”, al quale ha poi rinunciato lo scorso anno, ora è la volta della Società SORGENIA GEOTHERMAL s.r.l. a proporre un altro progetto all’interno della Concessione confinante, denominata “Poggio Montone”, che comunque prevede la realizzazione degli impianti nella zona a valle degli abitati di Saragiolo, Bagnolo, Marroneto e Santa Fiora.

Per opporsi a questa nuova aggressione al nostro territorio ed alle sue risorse, il Partito della Rifondazione Comunista di Santa Fiora organizza per

SABATO 14 OTTOBRE, alle ore 16, presso la Sala del Popolo del Palazzo Comunale,
un’ASSEMBLEA PUBBLICA alla quale

sono invitati i cittadini, gli operatori economici e gli Amministratori, per illustrare il progetto e definire le iniziative di protesta da mettere in atto.