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RIMINI , UNA SETTIMANA DOPO

Pubblicato il
04.09.2017


Scrivo a una settimana di distanza dallo stupro avvenuto a Rimini nei confronti di una ragazza polacca e di una transessuale peruviana. Ho faticato a scrivere prima, troppo incazzata per farlo. Incazzata perché questa settimana anziché sedersi e riflettere tutti, in primis voi uomini, di quanto patriarcato c’è ancora e di quanta violenza siete capaci, si è semplicemente preso a pretesto lo stupro commesso per fare l’ennesima campagna razzista.

Ci sono in media undici stupri al giorno nel nostro Paese. Undici al giorno. Senza contare gli episodi di violenza domestica e i casi di femminicidio.

Non ho mai visto tanta veemenza nel condannare uno stupro, neanche quando l’anno scorso Anna Maria Scarfò fu stuprata ripetutamente da un branco di italici uomini. Anzi in quel caso il paese si strinse attorno ai carnefici dando della puttana alla ragazza. Non vi ho sentito chiedere giustizia con fiaccolate e lancio di insulti per tutti gli altri stupri commessi quotidianamente. Non ho mai visto condannare con tanta cattiveria il fautore di un femminicidio, che spesso esce dopo pochi anni di carcere per buona condotta. Non vi ho mai visto lottare a fianco delle donne per l’autodeterminazione dei loro corpi. Né tanto meno vi ho sentito chiedere a gran voce la pena di morte (a cui sono comunque contraria) contro stupratori italiani per mettere fine alla violenza.

Parlate di sicurezza per le “vostre” donne chiedendo più militari e forze dell’ordine. Ebbene queste non servirebbero se foste in grado di tenere a bada i vostri istinti sessuali più beceri e il vostro bisogno di dominio e prepotenza, se foste capaci di fermarvi davanti ad un NO o se foste in grado di evitare battute “e poi si lamentano perché le violentano” davanti ad una donna in minigonna. Eh già l’ho sentita pronunciare proprio da voi uomini una frase così, e non è l’unica che ho sentito. E quante volte chi indossa una divisa ha a suo modo “violentato” una donna con i suoi modi sessisti.

Vi accingete ora a difensori delle donne, da chi poi? Da altri uomini, per altro. Non vogliamo il vostro aiuto. Ma se proprio volete aiutarci, vi prego evitate di parlare di noi come oggetto sessuale, di fare continuamente battute sessiste e di relegarci al focolare domestico perché in fondo quello è il nostro ruolo: accudirvi e coccolarvi.

Vi ritenete superiori ad altre nazionalità perché qui la donna non si vela? E poi ci chiedete di non mettere quella minigonna che ci rende osservate da tutti! Non mi interessa il colore della pelle o il credo religioso, in una violenza c’è solo un uomo che abusa di una donna (e ricordatevi che anche le transessuali lo sono).

Franca Rame, giusto per citarne una, venne violentata da un branco di fascisti, quelli che oggi attaccano i migranti come bestie violentatrici. Per non parlare poi di quelle pagine Facebook in cui postate donne fotografate di nascosto e commentate in branco su come la prendereste o come ve la sbattereste. Con violenza. E anche questo è uno stupro, indiretto, ma pur sempre uno stupro. E che dire dei tantissimi maschietti italiani che cercano nelle prostitute straniere, tutte vittime di tratta e portate a battere i nostri marciapiedi grazie alla criminalità organizzata (anche italiana), il sesso violento e primitivo che non riescono a strappare alle mogli o solo per il semplice divertimento di una sera. Non è violenza anche questa? Salvo poi fare i perbenisti e chiedere di multare le prostitute, spesso pagate 20 euro all’ora. Abusare di una prostituta o di una transessuale è meno grave che abusare della propria vicina di casa o di una donna incontrata per la strada? Della vostra classifica del peggiore o migliore stupro non ce ne frega niente. Uno stupro è uno stupro commesso verso qualunque genere e in qualsiasi forma. Uno stupro si ha ogni qualvolta non vi sia consensualità tra le parti, quindi anche quando costringete la vostra moglie/compagna/fidanzata a darvela controvoglia è in di per sé uno stupro.

È uno stupro anche quello fatto ad una persona ubriaca o sotto effetto di stupefacenti (magari fatti prendere a sua insaputa)…ma questi poi nel pensiero comune si dimenticano, perché non veri e propri stupri…chissà magari lei lo voleva oppure l’ha istigato salvo poi denunciarlo, colpevolizzando così la vittima stessa che ritrae nella vergogna e nel dolore.

C’è violenza di genere anche quando sminuite una collega o una dipendente o le fate continue battute a sfondo sessuale o l’assumete perché ha un bel culo o quando la scartate perché incinta.

Per non parlare dei media e del loro modo di trasmettere una notizia. Non ve ne frega niente della violenza di genere, vi interessa lo scoop, la chiacchiera da bar, il rimestare nel torbido, anche se questo ferisce in prima persona chi è vittima dello stupro e tutti coloro che da innocenti coinvolgete nel vostro gioco schifoso.

Non abbiamo bisogno del vostro aiuto, no non così. Avremmo bisogno di una vostra radicale trasformazione del pensiero e di un cambio culturale generale per fermare questa violenza brutale.
E fa male sapere che spesso il branco di violentatori sono sempre di più minorenni o giovani.
Questo dovrebbe farvi riflettere su quali messaggi trasmette la nostra società alle giovani generazioni.
In fondo noi siamo il Paese in cui un Presidente del Consiglio aveva avviato un giro di prostituzione e mercanteggio di poltrone in cambio di favori sessuali e dove la maggior parte dei maschietti guardava con invidia il sig. Berlusconi, con battute simpatiche rivolte nei suoi confronti.

Vorrei che non ci fossero più stupri o femminicidi. Non mi interessa sapere chi stupra di più in percentuale. Vorrei che quella percentuale fosse ZERO per tutti! Ma vorrei anche pene congrue per chi stupra o violenta e non che se a farlo è un migrante si chiede la pena di morte, ma se a farlo è un connazionale in cinque anni è fuori con la pena ridotta.
Quanto letto e sentito in questi giorni mi ha fatto rivoltare lo stomaco oltre che preoccupare come donna. Si perché non mi sento per niente tutelata da chi minaccia qualcuno dicendo “ti violentassero a te brutta troia”.