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G8 GENOVA, INTERVISTA A FRANCO GABRIELLI , NICOTRA. "APPARENTE AUTOCRITICA CHE PERO' NON PORTA A FONDO. VOGLIAMO I NOMI DEI RESPONSABILI".

Pubblicato il 19.07.2017
di Alfio Nicotra

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Nella sua intervista di oggi su “La Repubblica” il capo della polizia Franco Gabrielli rievoca i fatti del G8 di Genova del luglio 2001.
Lo fa con una apparente autocritica che però sceglie di non portare a fondo come invece sarebbe stato opportuno. In particolare quando Gabrielli afferma che la “catastrofe” di Genova fu dovuta a vari fattori e tra questi inserisce il fatto “perché si scommise sulla capacità dei “Disobbedienti” di Casarini e Agnoletto di poter in qualche modo governare e garantire per l’intera piazza: Capacità che dimostrarono purtroppo di non avere”.
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A parte l’errore di ridurre ai soli Disobbedienti l’intero arco di forze che diede vita al Genoa Social Forum, io, che del GSF ero uno dei portavoce (rappresentavo Rifondazione Comunista) di questa “scommessa” non vidi in quei giorni nessuna traccia.
Infatti “per governare una piazza” occorre non essere aggrediti in modo sistematico e reiterato da parte delle forze dell’ordine che invece si accanirono con rabbia inusitata contro la stragrande maggioranza dei manifestanti.
Non ci fu presidio del GSF del cosiddetto “assedio” alla zona rossa che non sia stato aggredito dalle forze di polizia. Né quello della rete Lilliput, né quello dei genovesi della Rete contro il G8, né quello di Attac, né quello dei sindacati di base: i manifestanti vennero tutti presi a manganellate e i fermati portati nel tristemente famoso carcere di Bolzaneto.
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Basterebbe leggersi le cronache che gli stessi giornalisti della“ Repubblica” fecero dai vari luoghi di concentramento del GSF , oltre che all'innumerevole materiale fotografico e televisivo e alle centinaia di testimonianze, tutti concordi nell'evidenziare una regia ostile ai manifestanti da parte delle forze dell’ordine.
Dobbiamo ricordare che si trattava di concentramenti tutti autorizzati compresa la manifestazione dei Disobbedienti che dallo stadio Carlini arrivò in via Tolemaide in modo assolutamente pacifico e senza incidenti (che invece erano stati fatti, in precedenza, dai cosiddetti “black block”, contro i quali non venne usato lo stesso trattamento riservato ai manifestanti del GSF).
In via Tolemaide il corteo era fermo – in testa c’era la famosa “testuggine”- e ricordo che dissi al deputato Ramon Mantovani di accompagnarmi per parlare con il comandante che guidava il plotone dei carabinieri che ostruivano l’accesso del corteo a piazzale Brignole.
Avevo conosciuto il comandante dei carabinieri che gestiva la piazza alcuni giorni prima, quando, con una delegazione del GSF mi recai all'ospedale per portare solidarietà ad un carabiniere di Arezzo rimasto ferito, in una caserma di Genova, da un pacco bomba inviato da anonimi.
Facemmo solo qualche passo nella loro direzione ma ci spararono addosso una selva di lacrimogeni. Li schivammo per pura fortuna (meno fortunato fu il segretario di un circolo del Prc - non ricordo se di Pietrasanta o Massarosa- che venne invece colpito in pieno volto).
Un corteo autorizzato veniva così aggredito a sangue freddo e ai lacrimogeni seguirono le cariche con i blindati Come sarebbe stato possibile “gestire la piazza” come dice Gabrielli di fronte a questo atto d’inusitata violenza?
Chi doveva garantire il diritto costituzionale a manifestare lo stava negando con prepotenza e senza giustificazioni. Un fatto eversivo, pianificato, deliberatamente voluto.
Fu in seguito a quell'attacco e a quella gestione dell’ordine pubblico che alle 17 e 27 , in piazza Alimonda , veniva ucciso Carlo Giuliani. Non possiamo credere alla genuinità dell’autocritica di Gabrielli se si continua a negare la palese aggressione ad un diritto costituzionale da parte delle forze di polizia.
Chi dette quell'ordine? Da quale catena di comando discendeva la disposizione di stroncare un poderoso e trasversale movimento di contestazione alla globalizzazione neoliberista?
No, caro Gabrielli. Non ci fu solo mala gestione della piazza da parte dello Stato . Vi fu una operazione di repressione pianificata, decisa nei piani alti del potere (e non solo nazionale).
Il fatto che questo “potere” sia stato riconoscente nei confronti dei responsabili della piazza di Genova ne è solo una dimostrazione. Dalla folgorante carriera del suo predecessore De Gennaro al reintegro i quei pochi poliziotti condannati per abusi. Non basta scusarsi sui giornali. Vogliamo i nomi dei responsabili e chi decise che in quei giorni a Genova si doveva sospendere lo stato di diritto.