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TAGLI ALLA SANITÀ ITALIANA

11.05.2017

Anche in Italia come in altri paesi dell'Europa, i costi della Sanità sono nel mirino dei provvedimenti governativi come responsabili dell'eccessiva spesa pubblica e del debito. Un incessante propaganda mediatica afferma che il sistema non è più sostenibile e che "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre risorse.
Sempre di più è invece chiaro che il peggioramento delle condizioni di lavoro, la cancellazione dei diritti e delle tutele, l'aumento dei costi scaricati sui cittadini non son casuali, ne dipendono semplicemente dalla crisi economica. La ragione vera è l'intenzione di determinare le condizioni per per una modifica sostanziale del sistema sanitario, che consenta di fare della salute, della malattia e della sofferenza appetibili occasioni di mercato, di profitto e di speculazione.
Dal 2010 al 2014 sono stati tagliati ventiquattro miliardi di euro, con il taglio di oltre 7 mila posti letto (che si aggiungono ai 45 mila posti tagliati dal 2000 al 2009), nuovi ticket, ulteriore blocco del turn-over, revisione sino al 10% delle convenzioni e dei contratti con le ditte e le cooperative cui sono appaltati i vari servizi di supporto sanitari e sociosanitari, che già si stanno riversando con tagli di posti di lavoro e di ore ai lavoratori del settore.
Si sta ora parlando di portare la spesa sanitaria dal 7% del PIL al 6% entro il 2017. Il tutto accompagnato dal quasi totale azzeramento dei fondi per il sociale, che nel 2013 sono diventati un decimo del 2008.
Tali provvedimenti sono comunque ingiustificati dal punto di vista economico dato che non è la spesa sanitaria la fonte del debito, che in Italia è pari a circa il 7% del PIL, il 46% più bassa di quella tedesca e molto più bassa rispetto agli USA dove supera il 14%.
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Da venti anni riduzioni ristrutturazioni bersagliano il settore della Sanità, a cominciare dall'introduzione di logiche aziendalistiche che colpiscono le conquiste ottenute negli anni '70 che andavano verso un sistema uguale per tutti e finanziato dalla fiscalità generale. senza "compartecipazioni", come realizzazione del diritto universale ed inderogabile previsto dall'Art. 2 della nostra Costituzione.
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Queste politiche, prima il drenaggio di risorse e poi di vera e propria demolizione del Servizio Sanitario Pubblico, stanno determinando condizioni difficilissime sia per i lavoratori sia per i cittadini che si trovano nel sistema in una posizione di di reciproca interdipendenza.
Infatti, i lavoratori subiscono un grave peggioramento delle condizioni nelle quali svolgano le attività, attraverso dei carichi di lavoro, l'aumento subdolo dell'orario, le riorganizzazioni in forma industriale delle attività ospedaliere, la cancellazione e/o l'erosione dei diritti e delle tutele, la carenza cronica di personale, l'umiliazione delle professionalità, il blocco dei contratti da 2010 al 2014 con la conseguente incisiva decurtazione degli stipendi reali.
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Provvedimenti che determinano una minore possibilità di offrire servizi adeguati- in quantità e qualità - al bisogno di salute.
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I cittadini si trovano anch'essi a subire le conseguenze dei tagli alla sanità pubblica.
Inaccettabili liste d'attesa, servizi che continuano ad esistere solo sulla carta e non più nella realtà, prestazioni garantite in condizioni ed in luoghi che ne limitano l'accessibilità e la fruibilità, dimissioni precoci, affidamento "al mercato", a privati convenzionati, di servizi basilari, riorganizzazioni di attività ospedaliere che impediscono una umanizzazione dell'assistenza, erosione continua di posti letto, di attività ambulatoriali, chiusura di interi distretti sanitari e di ospedali delle zone periferiche, attacco subdolo alla Legge 194, ticket sempre assurdi ed esosi, e così via,stanno spingendo verso il potenziamento della Sanità Privata e di quanti fanno profitto sulla salute, poiché le strutture private offrono a prezzi concorrenziali ( a carico comunque del servizio pubblico) prestazioni e "pacchetti di prestazioni", che inducono fra l'altro un consumismo di prestazioni sanitarie spesso dannosa anche per chi se lo può permettere.
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É la logica della mercificazione della salute che si afferma, rompe l'impostazione solidaristica ed impone una individualizzazione del rapporto e dei costi scaricati alla fine sui malati e sulle loro famiglie: siamo al punto che oramai 11 milioni di italiani rinunciano a curarsi per mancanza di risorse economiche.
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